Caro Diario, farò sentire la mia voce

A quasi un mese di distanza dai fatti di Parigi, pubblichiamo un tema scolastico, redatto nella forma del diario, scritto da una homeschooler musulmana che espone le sue riflessioni su ciò che sta succedendo.

mercoledì, 18 novembre 2015

Caro Diario,
è dallo scorso fine settimana che in casa non si parla che dell’ISIS e di tutte le tragedie che sono successe in Francia ad opera dei soliti terroristi che fanno stragi “in nome dell’Islam”. Ebbene sì, c’è stato un altro attentato. Uno dopo tanti. Ovviamente il mondo si è riempito di condoglianze e sentito dolore nei confronti del centinaio di persone che sono state uccise venerdì sera.
Noi, non avendo la televisione, non abbiamo saputo subito la notizia. Sabato mattina però, un fratello in moschea ha raccontato a mio padre quello che era successo. In realtà, ormai noi ci siamo abituati a sentire queste cose, ma quando le uccisioni toccano l’Occidente sembra quasi che il mondo sia in guerra contro il nemico silenzioso che, per qualche bizzarro motivo, pare non sia l’ISIS, ma l’Islam.

I media non vogliono capirlo? L’Islam non c’entra nulla con l’opera di questi assassini, noi musulmani condannavamo queste persone e le loro idee già da prima che succedesse tutto questo. Leggevo proprio ieri l’ultimo consiglio che lo sheikh Ibn ‘Uthaymin diede poco tempo prima di morire ai musulmani d’Occidente, nel 2000, prima che avvenisse tutto ciò che ha poi segnato la storia. Lo sheikh esortava i musulmani che vivono in Europa e in altri Paesi occidentali a non essere violenti con i non musulmani, a non derubarli né recar loro danni, poiché sono le persone con cui abbiamo stretto un patto e i credenti non devono tradire le promesse. Ma si vede che i musulmani non hanno obbedito. E, forse, se la gente obbedisse ai sapienti, tutte queste cose non succederebbero.

Sembra che nel mondo esista solo la Francia: due giorni dopo l’avvenimento già su Facebook sventolavano le bandiere, nella prima pagina di google c’era il simbolo del lutto e al colore rosso del cuore di skype erano stati aggiunti anche il bianco e il blu. E in ogni luogo si diffondevano come un’epidemia parole d’odio contro i musulmani e di solidarietà con i francesi. Non si accorgono che noi non siamo come loro e anzi siamo le prime vittime di questa strage?

Chissà adesso con quali occhi ci guarderà la gente per strada. Si voleva la pace e la libertà di essere ciò che si è, per noi musulmani significa praticare la nostra religione senza fare torto a nessuno e per gli altri significa rispettarci come sempre. Per opera di questa gente e dei media che non fanno che dirigere l’odio verso la popolazione musulmana in generale (“Bastardi Islamici” era il titolo dell’articolo su un giornale, ma non sanno che venerdì alla strage era presente meno dello 0,00000001% degli “islamici” presenti sulla faccia della terra?), ora la pace non ci sarà. Perché insegnano ad odiare e non a consigliare?

E perché nei cuori ora ci sono solo bandiere francesi? In seguito a ciò che è successo, la Francia ha ripreso a bombardare l’Iraq e la Siria (non che avesse mai smesso) senza pensare che sotto le macerie che loro hanno causato non ci sono solo i responsabili di queste tragedie, ma donne, bambini, uomini e giovani civili ignari e che forse lottano anche contro quello che sta succedendo. Ci saranno neonati in braccio alle madri, piccoli esseri che, senza aver conosciuto la vita, dovranno conoscere la morte. Non che l’ISIS sia meno crudele; ma se ritengono che stia sbagliando perché non si dimostrano migliori di loro e ricadono invece nello stesso errore?

In Italia molte associazioni islamiche si sono sentite in dovere di scrivere una lettera di condoglianze, praticamente di scuse, per tutto quello che è successo. Ma mi chiedo se ogni volta che un bambino muore sotto i bombardamenti la popolazione francofona sia chiamata a redigere un documento di condanna di questo atto.
Ma forse loro non condannano. Forse la televisione ha fatto credere a tutti che si tratta di missioni di pace, ma siamo sicuri che con i bombardamenti si arriverà alla pace?

Se hanno così tanta sete di sangue, uccidano semmai Al Baghdadi e i suoi: farebbero un grande favore a tutta la comunità occidentale così come a quella islamica. Ma loro non lo fanno, non lo faranno fino a quando non risucchieranno la linfa vitale dei Paesi arabi: il petrolio. E’ facile scatenare un conflitto per poi andare a rubare l’oro dei due disputanti, vero?

Noi musulmani dobbiamo reagire!“, penso in questi momenti. E mi viene la voglia di volare in Siria, di parlare con Al Baghdadi e convincerlo a diventare un musulmano decente, di ridare la casa a coloro che l’hanno vista crollare e poi… sì, le vite perse non possono tornare, ma almeno così qualcosa potrebbe cambiare. Ma poi penso che sono una ragazzina, ho quattordici anni, non ho le ali e non posso cambiare il cuore delle persone; in pratica non posso fare nulla se non aiutare la mamma a fare i piatti e studiare le guerre che si stanno svolgendo proprio ora mentre scrivo, in tutto il mondo. Ma forse qualcosa si può fare, si può combattere con le parole contro i pregiudizi e l’ignoranza, quella dei musulmani, come quella di chi non lo è. La mia voce non è abbastanza forte per farsi sentire da sola nel fragore della battaglia, ma forse se siamo in tanti potremo gridare e far arrivare dentro ai cuori il nostro messaggio.

Io sono musulmana e no, non sono una terrorista, né ho mai pensato di poterlo diventare. Ce ne stanno tanti, di ragazzini come me, che muoiono sotto le bombe per una colpa che non hanno. Ma urliamolo più forte: qualcosa si sentirà, se Dio vuole.
InshaAllah.

Umm Sumeyya
www.alghurabaa-magazine.com

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4 pensieri riguardo “Caro Diario, farò sentire la mia voce

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