L’amica nel pozzo

La linea telefonica arriva di venerdì, dopo 35 giorni dalla richiesta e la connessione circa dieci giorni dopo.
Intanto sono passati mesi. Di vita familiare islamica, di tentativi di sistemazione della new house quasi-milanese, di niqab. Sarebbero mesi da raccontare. Ne varrebbe davvero la pena. Non capita tutti i giorni di vivere quello che intensissimamente chiedevi in sujud per anni, ma senza nemmeno crederci che davvero avrebbe potuto realizzarsi…
Poi, è bastato crederci. Allah fa quel che vuole.

Mi guardo attorno e addosso e dentro. Credevo fosse un’utopia, almeno per me. Pensavo che tentare di vivere l’islam al 100% fosse uno sforzo inutile, perchè tanto non ci riesci, come fai? E avevo ragione, un po’. Ma solo un po’.

Ti manca sempre un gradino e poi continua a mancarti ancora un altro gradino. La cosa terribile è invece non riuscire più a vedere i gradini e oziare, con rassegnazione, sul pianerottolo del proprio surrogato di ideale islamico cristallizzato. Oziare e non accorgersene. Pensare di essere arrivati e che gli altri, quelli in difficoltà, fanno ormai parte di un mondo distante e che tu non puoi fare niente per loro.
E quando l’amica-sorella lontana mi dice che non può, che non ce la fa a girare in abbaya e khimar, che durante il giorno non ha abbastanza tempo per fare tutte le preghiere e che è normale incontrare un fratello al bar, visto che può aiutarla nell’islam, – ma dove vivi, tu? – e, tutta fiera, mi manda le sue foto col piccolo  e lei in mini-foularino, vestitino trendy e pantacollant, e quando mi dice che ha bisogno di lavorare e che non troverà nulla col velo, nemmeno le pulizie, e che, comunque, andare a fare le pulizie è deprimente per lei che ha diploma e qualifica EDP, allora mi ricordo di me e di come mi sembrava difficile, l’islam.

Pensavo – con invidia – alle sorelle “privilegiate”, quelle col marito “decente”, che vivono lontano dai propri parenti o che hanno parenti che accettano velo e niqab. Pensavo a quelle che hanno giornate intere per pregare e studiare, a quelle che possono educare i figli nell’islam liberamente, senza che una società intera arrivi a prendere il tuo posto, educando tua figlia per te, abituandola a ciò che il tuo islam rifiuta e che tu, invece, devi accettare per forza, perchè non puoi infilare la testa sotto la sabbia e rifiutare tutto, rifiutare il mondo, visto che ci vivi immersa.

E’ un processo lento. Oggi tralasci un precetto, tra un mese ne cominci a tralasciare un altro. Puoi metterci anni, a smettere di pregare. Puoi anche non smettere mai, di pregare. E questo è già tanto, perchè se non preghi, hai tagliato la corda. Puoi metterti tutti i veli che vuoi, fare tremila dichiarazioni di fede… Stringi forte il nastro a cui sei rimasto aggrappato, ma se tiri viene via, perchè dall’altra parte non c’è nulla a tenerlo.
Se smetti di pregare non hai più niente a cui aggrapparti, non hai più la corda per risalire dal pozzo in cui sei finita, fino a quando non fai tawba e ricominci: ogni preghiera alla sua ora. E, quando ricominci, poi, ad ogni preghiera succede qualcosa, ad ogni preghiera un miracolo. E’ vero.
Ad ogni preghiera.

Vorrei dirglielo, alla sorella.
Vorrei dirglielo che è così, ma non riesco.
Dal mio “piedistallo privilegiato”, ora vorrei dire all’amica lontana che non può buttarsi via così, che non deve tagliare la sua corda, che deve aggrapparsi e tirare forte e che, se riesce a rinforzarla, prima o poi sarà la corda a riportarla su, fuori dal pozzo in cui è finita.
Eppure non ce le ho le parole giuste per lei. A telefono cerco di parlarle, ma non ho fiato, non ho voce. Quel poco che riesco a dirle viene bypassato, frainteso, evitato. Non riesco a comunicarle nulla, lei non mi ascolta.

Non mi resta che starle vicino ed aspettare che abbia bisogno di me. Restare sulla soglia all’erta, per farmi trovare, quando inshallah arriverà il momento. Fare dua’ per lei e per il suo piccolino, affinchè quel momento arrivi e affinchè io sia davvero ancora qui ad aspettarla e non mi stufi e non mi lasci distrarre dalla routine di un islam quotidiano che a volte si cristallizza fino a farti dimenticare che tutto ciò che ci circonda, anche la prova di una sorella, è una prova per noi.

Non è vero che siamo distanti solo perchè a me, ora, alhamdulillah, è stato dato un momento di tranquillità e di “privilegio”. Prima o poi, inshallah, avrò anch’io altre prove, altre difficoltà, altre debolezze e nessuno, tranne Allah, potrà preservarmi.
Siamo vicine, invece. Sulla stessa scala a salire e scendere a turno. Le tendo la mano e non mi stanco, inshallah. Speriamo che le venga prestissimo, la voglia di afferrarla.
Che Allah la guidi.

[Umm Zuhur – Arabeschi – 11 ottobre 2010]
www.alghurabaa-magazine.com

2 pensieri riguardo “L’amica nel pozzo

  • 8 marzo 2016 in 19:01
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    Bismillah al Rahman al Rahim
    Ognuno ha i suoi tempi, e sebbene a volte le situazioni ci appaiono così diverse, tanto da farci sembrare che qualcuno/a è privilegiato/a e qualcuno è più “costretto/a”, in realtà, io credo, subhanallah, che ognuna di noi viva le sue prove, quelle che ALlah ta’ala ci ha dato.
    Quando da “convertita” impazzivo all’idea di non riuscire a mettermi il velo perché non ce la facevo a sopportare il giudizio dei “conoscenti”, “parenti”, “amici”, “colleghi”, etc., pensavo che le donne “nate musulmane” erano privilegiate, perché per loro era sempre stato normale portare il velo, e tutti le avevano sempre viste così, non dovevano “cambiare”.
    Col tempo, invece, subnahallah, ho cominciato a pensare che ad essere “favorite” o faciliate fossimo noi, le “ritornate all’Islam”, perché dovendo lasciare una parte di mondo, era più facile per noi arrivare all’islam autentico, all’islam non “culturale”…
    Subhanallah, oggi comprendo che ognuno ha il suo cammino, con le sue salite, e queste ci sono per tutti, e a tutti i livelli.
    Abbiamo sicuramente bisogno, sempre e spesso, di rinfrescare la nostra shahadah, ovviamente non solo a parole, ma mettendo in pratica ogni giorno un pezzetto di più, insha’a Llah.
    Che ALlah ci aiuti e assista e ci sostenga nel supporto reciproco. AMIN.
    Umm Hamid

    Risposta
  • 13 settembre 2017 in 14:41
    Permalink

    Masha ‘a Llah, rileggo con tanto piacere queste riflessioni, baraka Llahu fiki ukhti!!

    Risposta

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