Donne musulmane, tra realtà e giornalismo

Negli ultimi giorni c’è stato un gran fermento nel Network di AlGhurabaa. I nostri siti sono sempre più visitati, la gente vuole sapere di più sull’islam e sui musulmani e noi siamo qui per rispondere.

E siamo qui per parlare con la nostra voce perché abbiamo una bocca, una penna, una tastiera e tantissime cose da dire, cose che nessuno scrive e che – piaccia o no – sono qui, sotto gli occhi di tutti, anche se in pochi hanno voglia di vederle.

Proprio ieri due testate giornalistiche hanno usato le nostre parole nel tentativo di manipolarle, raccontando la propria visione del mondo chiusa, pesante, razzista e appunto manipolatrice e machiavellica. Il nostro mondo dipinto da loro è un mondo che incute paura, inculca odio e prepara la gente a guerre e catastrofi. Il nostro vero mondo, come potete vedere scorrendo le nostre pagine, è fatto invece di conoscenza reciproca, rispetto nella diversità, solidarietà nel bene, multiculturalità, comunicazione, apertura e progetti comuni nel rispetto delle differenze, tutto ciò senza che nessuno rinunci suo malgrado ai propri principi, magari non condivisi ma inoffensivi.

Ci accusano di scrivere “con il solo obiettivo di segregare la donna”, come se la donna fosse così scema da farsi segregare con un post. O i nostri post sono forse l’ultimo ritrovato dell’ipnosi persuasiva? In verità sono loro che, non accettando i nostri veli indossati liberamente, con consapevolezza e fermezza, vorrebbero negarci una vita normale e  un diritto inalienabile, quello di culto, per esempio con la minaccia di togliere alle donne musulmane niqabate – e solo a loro – quelle cure mediche che invece, in Italia, sono diritto di tutti, senza distinzione di razza, etnia, religione e vestiario.

Pur di vendere ci taggano come #isis, mentre nel nostro Network la condanna del terrorismo è chiara al cieco: hanno preso la briga di leggerci o li ha spaventati il nostro burqa che tanto odiano?

Scrivono che facciamo homeschooling per non permettere ai nostri figli di “essere contaminati dalla cultura italiana”, ma noi siamo donne italiane, proveniamo da famiglie italiane, abbiamo nomi e cognomi italianissimi che ci sono stati trasmessi dai nostri avi italiani e quindi ovviamente la “cultura italiana” possiamo anche pretendere di insegnarla noi a loro visto che, evidentemente, se scrivono quello che scrivono o se la sono scordata oppure hanno deciso di rinnegarla. Ricordiamo o facciamo sapere a chi non lo sa che ultimamente stanno nascendo come funghi scuole parrocchiali con l’obiettivo di preservare i figli dei cristiani da quella che viene definita “ondata gender”. Senza parlare delle scuole steineriane, motessoriane e delle co-op classes (di cui tra l’altro giornalisti delle stesse testate parlano benissimo) e di tutte quelle persone italianissime che, per preservare i propri figli da un’identità gruppale giovanile che non corrisponde affatto all’identità familiare, hanno optato per la scuola a casa. Che anche loro lo stiano facendo perchè non vogliono integrarsi?

E non siamo italiane di serie B, noi, solo perchè abbiamo scelto una religione diversa dal cattolicesimo. Se è per questo alcuni di coloro che questi pseudo-giornalisti sponsorizzano attraverso i loro articoli hanno iniziato praticando addirittura riti celtici durante i loro “festini politici”, lo sapevate? Eppure si vantano delle proprie “radici giudaico-cristiane”: sono sinceri o è un nuovo rito sacrificale nei confronti della Dea Politica?

Questo non è giornalismo. Queste testate sono un’offesa all’Ordine dei Giornalisti e stanno rovinando il mondo dell’informazione, stanno svalutando e ridicolizzando una professione seria che si può svolgere solo se ci si attiene a delle regole fondamentali:

  • La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra.
  • Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza.
  • Il giornalista non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche.
    (Carta dei doveri del giornalista)

Non siamo noi la “comunità separata”, non siamo noi “la società nella società”, non siamo noi, in Italia, il “corpo estraneo”. Noi siamo parte costituente di questa società, siamo perfettamente integrate così come siamo e come vogliamo essere, non dobbiamo snaturarci per essere accettate, siamo invece amate e rispettate dalle persone che ci conoscono. Siamo solo persone normali che hanno fatto una scelta individuale. E’ un nostro diritto. Non vogliamo fare propaganda, noi, né convincere o manipolare. Abbiamo una tastiera e la usiamo per raccontarci e raccontare la nostra religione a chi ha voglia di conoscerla. Il “corpo estraneo” è invece una classe politica che usa l’islamofobia come formaggio per topi, pensando di nascondere in questo modo la mancanza di contenuti politici, la mancanza di un programma e di proposte serie e concrete per risolvere i veri problemi degli italiani: la crisi economica, la disoccupazione, il welfare, la crisi del mercato immobiliare, l’abbassamento del livello culturale medio, la fuga dei cervelli… e il deserto proposto durante le loro campagne politiche.

Vorrebbero far credere alla gente della massa che sono i musulmani i responsabili di tutti i mali del Paese e forse qualcuno a volte ci crede. Ed è la gente semplice a crederci, quelli a cui loro hanno tolto i sussidi, il lavoro, la pensione e la casa, quelli a cui hanno rubato i figli, risucchiando dai loro cuori i valori religiosi, quegli stessi valori che oggi brandiscono contro noi musulmani e che ieri hanno bandito essi stessi non solo dai loro cuori e dalle loro case, ma anche dalla vita di tutti gli italiani, in nome dei soldi, della carriera e del profitto.

E per farlo, questi politici del nulla hanno bisogno di propaganda, tanta propaganda, e argomenti demagogici che imprimano nelle nostre menti le tematiche vuote e martellanti della loro campagna politica del nulla. Una propaganda che vorrebbe chiamarsi “giornalismo”, ma in realtà – nel migliore dei casi – è solo marketing. Marketing persuasivo, per la precisione. Non che abbia qualcosa contro i marketer, anzi, ce ne sono di bravissimi. Ma il marketer è chi scrive per vendere, mentre il giornalista dovrebbe scrivere per informare. E…

  • La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. Il giornalista non può mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell’editore, del governo o di altri organismi dello Stato.
  • I cittadini hanno il diritto di ricevere un’informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli.
    (Carta dei doveri del giornalista).

Eppure il giornalismo etico esiste, l’abbiamo scoperto in questi giorni, lo stiamo scoprendo, anche se forse non vende tanto quanto vendono i bugiardi seriali, perchè racconta una realtà con pregi e difetti che rassicura al posto di spaventare, che genera accordi e non contrasti, che produce comprensione e non ostilità.

Tra un giornalismo bugiardo che sfrutta il malessere per diffondersi come un’epidemia e uno onesto ma timido, che persevera nonostante tutto, noi abbiamo una lingua che nessuno può tagliarci e bocche che nessuno ha il diritto di chiudere e tentiamo ogni giorno di farci ascoltare in maniera diretta e senza filtri, non abbiamo bisogno dei truffatori. E siamo qui per raccontarvi – direttamente dalla nostra voce cristallina, sincera, apolitica e non manipolabile – chi siamo, in cosa crediamo, come viviamo, cosa pensiamo e come stanno veramente le cose. E se siete arrivati a leggerci fin qui, vi ringraziamo di cuore per la vostra pazienza e il vostro ascolto: ora ci conoscete.

La Redazione
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