In una classe, soli a guardare il nulla…

Martedì decine di bambini disabili sono (inaspettatamente) rimasti senza assistenti e son dovuti tornare a casa. E’ successo nelle scuole di Ostia e Acilia, sul litorale laziale.
La proroga per il bando per assistenti educativi culturali era scaduta senza che nessuno se ne accorgesse, o meglio, senza che chi di dovere si preoccupasse di risolvere il problema a tempo debito.
Tutto bloccato dagli ingranaggi di una burocrazia sotto inchiesta. Si parla di gare di appalto irregolari, bandi viziati e procedure non trasparenti.
Ieri il servizio è stato ripristinato, ma solo per un mese e non si sa cosa succederà dopo.

E il pensiero è andato subito a quella maestra che era anche una madre speciale, una donna che ha avuto il dono di una vita speciale che ha reso speciale il suo sguardo, il suo udito e le sue parole e che l’ha resa capace di vedere ciò che gli altri non vedono, di ascoltare quello che gli altri non sentono, di comunicare con chi, secondo tutti gli altri, non avrebbe mai potuto capire.

E questa è una testimonianza vera.

Sono una mamma e una maestra di scuola primaria quest’anno sono stata nominata sul sostegno di una bimba grave, gravissima e… bellissima. Bene: appena arrivo in classe la maestra prevalente mi avverte “Stai attenta alla madre che cercherà in tutti i modi di tirarti dentro alla sua sofferenza e poi è un po’ fissata con il fatto che la figlia può far tutto, capisce tutto ecc.” ed io …sto zitta.

Mi dice che dobbiamo andare a visitare un posto con la classe e che la mamma si è “fissata” col fatto che debba andarci anche la figlia… sto zitta ancora e intanto incrocio gli occhi della bimba che sono quelli della mia e dentro di me le parlo e le dico “stai tranquilla ti ci porto io”. Lei sorride è bellissima… Nessuna maestra però che ormai è con lei da tre anni mi dice quali siano le sue competenze o no, la diagnosi funzionale è troppo generica. Usciamo e inizia la visita guidata. La bimba con la sedia a rotelle cerca di spingersi avanti per guardare i quadri, le tele, i dipinti ma la maestra di classe mi dice di tirarla indietro perchè leva il posto e la visuale a chi “capisce”.
Resisto e faccio come se non avessi sentito, la porto ovunque e le parlo e le spiego… La maestra mi guarda di sbieco.

Torniamo in classe e mentre tutto il gruppo classe relaziona sull’uscita lei non ha un compito, un libro, niente… E io sono al mio primo giorno e non ho preparato niente.
Poco male mi organizzo, la coinvolgo e chiedo alla sua compagna di banco, una bimba carinissima, di farci sbirciare sul libro, lei ci prova ma poi dice che non ha tempo, deve lavorare con gli altri.
Merenda: da sola e gli altri in gruppo. Cambio pannolino da panico: i bidelli fanno a gara per non venire, ti cambio io amore, è un’ora che sei con la cacca.
Parlo con la maestra dell’anno scorso che mi scarica addosso una serie di cattiverie sulla madre sulla famiglia e sul fatto che non si può lavorare con un handicap così grave. Le chiedo se ha mai usato la CAA o la tecnologia e mi dice che loro del sostegno vengono da una laurea in scienze della formazione e che hanno sostenuto solo quattro esami troppo generici per poter sapere tutto.
Resisto ancora.

Intanto sono completamente innamorata della mia bimba. In lei c’è la mia, la sofferenza della madre è la mia… Le risposte le ho da lei. Uno scricciolo accartocciato su se stesso che indica in modo corretto tutti i colori, le forme, le lettere, i numeri, che risponde esattamente a tutte le mie domande con gridolini che capisco e interpreto bene.
Le ho dato mille baci e lei mi ha fatto mille carezze. Alla fine della giornata saluto e la maestra di classe mi dice: “Comunque sei molto portata ne avevamo bisogno”!
Mi giro e sulla porta dico: “Corro a casa c’è mia figlia completamente disabile che mi aspetta”. GELO TOTALE.

Oggi sono arrivata con il mio Ipad e con l’aria di quella incavolata, loro, le maestre hanno cercato di recuperare ma io ho detto: “Sentite, io non sono la maestra di questa bimba, io sono una maestra di classe a supporto della classe, la bimba è di tutti, di tutta la classe quindi o si programma insieme o sono cavoli amari. Se vedeste quello che vedo io in lei, se vedeste dentro questo corpo che non risponde una bimba come le altre desiderosa di scoprire di sapere di giocare di interagire allora questa classe sarebbe migliore, voi sareste delle persone migliori e il mondo sarebbe una favola.”
La mia bimba si è divertita un mondo con le applicazioni app. Tutti i bimbi erano dietro di lei a cercare di capire cosa stesse usando. Ho fatto un piccolo gruppo ricreativo e fuori dal suo banco ha potuto far merenda con altri bimbi… Le ho portato un libro di favole e le ho detto in un orecchio di leggerlo quando non ci sono così non si sente sola. Ha diciotto ore e quando è senza di me… è sola a guardare il nulla.
Ora sono a casa e guardo mia figlia… e spero e prego che lei possa sopravvivere alle cattiverie e all’ignoranza della gente.

Una maestra e una mamma

Redazione
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3 pensieri riguardo “In una classe, soli a guardare il nulla…

  • 3 marzo 2016 in 13:50
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    assalamu alaikum,

    Bravissima questa mamma!!!!

    Purtroppo si dimentica il fatto che questi sono prima di tutto ‘bambini’ e che anche loro possono imparare! In modo diverso, ad un ritmo diverso ma ogni piccolissima cosa che imparano e’ un traguardo! E’ triste notare l’ignoranza che c’e’ in giro, il non voler ‘imparare’ e ‘informarsi’, il ‘diverso’ (sotto tutti i punti di vista) fa sempre paura e si pensa che sia lui a non ‘potersi’ integrare, quando siamo noi a dover modificare (nemmeno troppo a volte) il nostro comportamento e il modo di offrire supporto per far si che ci si ritrovi tutti nella stessa barca. Proprio come ha fatto la maestra (super mamma) di questo articolo… l’iPad! Ed ecco un’intera classe unita!

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  • 5 marzo 2016 in 16:07
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    Wa aleikum assalem wa rahmatullah mashaAllah!! Davvero!!
    Si parla tanto di integrazione, ma l’integrazione – in qualsiasi caso – non avviene senza condivisione ed empatia reciproca. Tutto il resto è solo retorica, parole vuote.
    Jazekillahu khaira!

    Risposta
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