La lavatrice

Pensieri sparsi dal passato: una riflessione sul felicemente inaspettato.
Nella vita ci sono momenti in cui ti rendi conto che quello che hai è molto molto più di quello che tu abbia mai osato chiedere.

Un mese e mezzo senza. Montagne di panni da lavare a mano. “Ma siamo appena due!” mi dico. No, non è vero, non siamo due. Ho una squadra di calcio per famiglia e non me ne ero mai accorta! Una ciurma forse invisibile che si occupa esclusivamente di produrre panni sporchi per il mio diletto. Sporcano e poi si nascondono. Sporcano ancora e poi si nascondono di nuovo.

Una sera mi telefona un’amica: “Mica ti serve una lavatrice?”
“Sìììììììììì!!!”

La proprietaria della lavatrice di seconda mano arriva alle due di un mercoledì pomeriggio a vedere lo spazio a disposizione, a trattare e a fornirmi dettagli tecnici.
70 euro, ma la sorella promette che mi fa lo sconto.
Dettagli: “Ha un po’di graffi davanti, sullo sportello c’è un po’di ruggine…”
Dettaglio: “Funziona?”
“Certo che sì!”
“Allora va bene, la prendo!”
Certo, la prendo, ma non me la posso andare a caricare in autobus! Glielo dico, devo trovare qualcuno con la macchina, inshallah.
“Va bene. Fai con comodo”.

Passano settimane.
Una sera ricevo una telefonata. “Salam aleikum, ci sei? Stiamo arrivando con la lavatrice!”
Me la portano, me la montano, se ne vanno e… non la pago.
Nonostante le insistenze.
Incredibile! Non la pago nemmeno.
Mi metto in sujud e piango tutta la sera e non riesco più a smettere.

Dopo essere riuscita ad andarmene, finalmente andarmene dalla collina fortificata e aver potuto smettere di fare lo zombie, un mese in subaffitto nel monolocale in centro e due mesi ospitata (e coccolata) a gratis e altri due mesi nel sottotetto con gli arabeschi alle pareti e, infine, – inaudito! – appartamento con contratto proprio lì, nel mio Bronx. …Col contratto! E la sorella, che deve svuotare la casa della mamma proprio mentre io sto traslocando e mi procuro tavolo, letti e comodini “à très petit prix” che te lo sogni, di arredare una casa così al volo e il marito della sorella, che ogni volta mi trasloca valigie, scatole e mobili, che casa dopo casa diventano sempre di più e alla fine sembra roba per un magazzino e mezzo! E dopo miliardi di altri fatti, dettagli privati che non sto qui ad elencare e restano tra me e Lui, a ricordarmi il mio patto, la fede.
Ma cosa vuoi che sia, dopo tutti questi inaspettatissimi regali, una lavatrice?

E invece no, la lavatrice è l’oggetto che fa scoppiare il magazzino e, dopo lo scoppio, ogni frammento diventa una lacrima e guardi la tua vita e non vedi che segni e misericordia.

E’ tutto così perfetto, ogni evento così precisamente incasellato dentro il suo piccolo spazietto che tu, davvero, anche ad impegnarti tutta la vita non saresti proprio riuscita nemmeno ad immaginarla, una perfezione tale. Che tutto andasse così bene non avresti mai e poi mai potuto immaginarlo, nemmeno nei tuoi sogni migliori!

Eh, alhamdulillah!

Terrorizzata, tremante, ancora fragilissima avevo chiuso dietro di me la porta di casa, con l’orrore di dover tornare. L’avevo chiusa per essere quello che sono, una musulmana, non più un zombie che deve per forza far finta di essere quello che non è, fino a “diventare” quello che non è e rischiare di perdere tutto e di perdersi.

Non ho idea di come abbia fatto, poi, a chiudersi davvero, la porta.
E’ una porta chiusa.
Un passato lontano.
Lo strascico del primo tentativo fallito.
Uno strascico interrotto.
Una prova.
Durissima per me.

Il secondo tentativo è la mia ricompensa. Una ricompensa che non avrei mai avuto, se non avessi ritentato. Alhamdulillah che mi ha permesso di ritentare…

C’è il pezzo di un hadith qudsi che mi ronza in testa e non mi lascia in pace.

…E se lo amo, sono l’ orecchio con il quale egli sente, l’ occhio con il quale egli vede, la mano con cui lavora, il piede con il quale cammina. Se egli mi chiedesse qualcosa io gliela darei, e se egli cercasse la mia protezione io certamente gliela darei.

E un altro:

Io sono colui che il mio servo crede che io sia, e sono con lui quando Mi menziona; e se Mi menziona in cuor suo, lo menziono in cuor Mio. E se Mi menziona in pubblico, lo menziono in un pubblico migliore di quello; e se si avvicina a Me di un palmo, Mi avvicino a lui di un cubito, e se si avvicina a Me di un cubito, Mi avvicino a lui di un braccio, e se viene da Me camminando, vado da lui correndo…

Correndo.

E allora piango. E poi piango di nuovo, credendo di piangere per la lavatrice.

Chiamiamola lavatrice, ok.
E’ proprio meravigliosa, questa lavatrice! Quello che ti arriva, quando meno te lo aspetti. Quella briciola, che in fondo non pensavi nemmeno essenziale. Tutto quello che chiedevi ad ogni du’a e aspettavi, aspettavi e aspettavi fiduciosa che ti fosse concesso.
Una vita islamica.
Una nuova vita.
Il segno del tuo patto!

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