Esperimenti di “comunicazione facilitata”

In questo post si parlerà di “comunicazione facilitata”, una terapia su cui si è molto dibattuto e ancora si dibatte.
Da parte nostra siamo convinti che ogni bambino è un caso a sé, che ogni bambino ha qualcosa di speciale e che non esiste nessuna formula magica valida in tutti i casi e che quindi come educatori abbiamo il dovere di considerare il caso specifico e di sperimentare tutte le vie che possano permetterci di interagire positivamente con i nostri piccoli. Fosse pure soltanto strappar loro un sorriso in più!
Ci sono stati casi in cui i bambini hanno risposto al facilitatore, ma anche nel caso in cui non ce ne fossero stati… chi ci impedisce di tentare? D’altra parte, come sostiene Fabio Fogarolo, formatore specializzato in didattica inclusiva, “Tutta la disabilità è questione di minoranze e ogni realtà va considerata per quello che è”.

Umm Salwa legge la storia della bambina , sola in una classe a guardare il nulla,  di cui abbiamo parlato qualche settimana fa e mi scrive: Io avevo una bimba da seguire nella stessa situazione. Solo con me faceva attività, era eccezionale!”
Così le chiedo se vuole parlarcene e lei condivide con noi la piccola grande storia della sua amicizia con una bambina eccezionale.

 

Ho lavorato come operatore socio sanitario x sette anni, mi occupavo dell’integrazione scolastica dei minori con disabilità, e ho avuto modo di relazionarmi con diversi gradi di disabilità da lieve a grave occupandomi addirittura di un minore entrato nelle casistiche ISTAT, tanto è rara la sua patologia Subhan Allah.

Nel corso della mia ‘carriera’ mi sono occupata della settenne cogli occhi più belli che io abbia mai visto ma sha Allah; lei aveva una paralisi a tutti e quattro gli arti con grave ritardo cognitivo, ritardo nello sviluppo dell’apparato orale e crisi distoniche (l’anticamera dell’epilessia vera e propria).
Le maestre mi presentano l’insegnante di sostegno e mi spiegano che tanto lei non capisce anche se la mamma dice di sì, che addirittura la mamma dice che lei risponde, a modo suo… Ma che son cavolate, vabbe’.
Io guardavo la bimba ed era bellissima, dolce, me la prendevo, la facevo giocare e rideva tantissimo, le davo il pranzo e la merenda ed era felice, a parte quando partiva una crisi…
Indomma il tempo passa, io e la bimba andiamo bene, fatto sta che a me risponde!

Io non sono ‘facilitatore’ ma una collega che aveva fatto il corso una volta mi accennò al fatto che se tenevi un supporto visivo con le risposte davanti gli occhi del ragazzino e tenevi il gomito con la mano da sotto x aiutarlo a controllare il movimento nello spazio, lui poteva toccare la risposta.

Così ho proposto sta cosa e mi hanno lasciata fare poco convinti.
A me rispondeva! Come alla namma! …E alle altre no, ma è normale, perché se davanti a lei dicevano che era un vegetale, che non capiva, che tanto ci sarebbe sempre stato qualcuno a prendersi cura di lei…. Poverina normale che a loro non rispondeva!

Sicché queste maestre tra cui una malata di delirio di onnipotenza (AstaghfiruLlah) insistettero talmente che un giorno a merenda obbligarono me e la piccola a tornare in classe per dimostrare a una maestra di un’altra sezione che mi rispondeva.

Io, di mala voglia, prendo la bambina e faccio del mio meglio per farla uscire dall’ambiente mentale ‘ricreazione’ e portarla a dare le risposte. Entriamo in classe, lei sola con me e l’altra maestra, ci sediamo sentendo gli amici che si divertono (e lei costretta a fare ‘sta cosa), le faccio una domanda poi con una mano tengo il figlio con le risposte eventuali e con l’altro sistemo il gomito sulla mia mano! E la maestra: “beh ma se glielo muovi tu certo che risponde!”. E se ne va scocciatissima.
Guardo la bimba e la rassicuro ‘tranquilla amore a una certa età le maestre impazziscono, tutto normale sei stata bravissima’ lei alza gli occhi in su (è il suo modo di dire sì) e ride.
La settimama successiva mi convocano in neuropsichiatria infantile dove l’operatrice che le fa attività mi vuol vedere.
Vado con la bambina… ‘Salve so che a lei risponde, a me no’.
Penso: ‘tesoro io le faccio fare le capriole, le do il budino al cioccolato e riscaldo la stanza con una stufetta per il cambio pannolino. Tu no. Normale…’.
Sicché di nuovo diamo dimostrazione che con la comunicazione facilitata poteva svolgere compiti vari. Anche qui risponde bene. Guardò l’operatrice: ‘Dobbiamo dimostrare altro?’ Mi risponde ‘no no’ tutta imbarazzata…

Alla fine dell’anno la madre mi consegna un bigliettino dicendo che lei ne aveva scritti diversi poi la bimba aveva scelto. Diceva : ti voglio bene. Oddio quanto ho pianto!!

Vado a dare la mia relazione finale al mio ex capo che poi l’avrebbe passata all’usl… Mi fa ‘magari l’anno prossimo non curare così tanto gli interessi del minore così non abbiamo problemi con le maestre’.

Questa è la scuola italiana quando si relaziona con disabilità grave.

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