La formazione femminile alla luce della riforma islamica individuale

La questione del lavoro della donna nell’islam è spesso un argomento vago anche per molti musulmani. Ed è per questo che a volte l’iter formativo femminile risulta poco mirato rispetto a ciò che poi si andrà a “fare da grandi”.
Le ragazze musulmane, anche nei paesi islamici, a volte, si impegnano per anni in corsi di studio molto duri nell’intento di intraprendere carriere lavorative impegnative e totalizzanti per poi sposarsi e scegliere invece, chi più e chi meno felicemente ma comunque senza rimpianti, maternità e casalinghitudine.

Quello che spesso manca in questi percorsi accidentati è la visione d’insieme che risiede nella risposta ad una domanda fondamentale: che tipo di vita voglio?

I media occidentali descrivono spesso le donne musulmane arabe come donne divise tra modernità e tradizione, tra emancipazione e pressione sociale. In queste descrizioni non si tiene mai conto della direzione religiosa dell’individuo che nel mondo arabo è diversa da quella occidentale: ogni musulmana, italiana, araba, pakistana o cinese, in realtà dentro di sé desidera prima di tutto avvicinarsi al Suo Creatore e allontanarsi dai Suoi divieti. E vive nella certezza che non sarà mai felice se non chiedendosi, in ogni momento della propria vita, se quello che sta facendo la avvicina a Dio o la allontana da Lui.

Succede però che stiamo vivendo un tempo di sonno, in cui quello che c’è nel nostro cuore, raramente ce la fa a venir fuori e prendere davvero forma in un progetto di vita coerente. Per questo i nostri paesi sono da una parte risucchiati da una “modernità” che in realtà è solo “colonialismo culturale” e dall’altra schiacciati da una tradizione che spesso non ha nulla a che fare con la religione e che, in alcuni casi, arriva addirittura a sostituirsi ad essa, provocando lesioni interiori, strappi e incredibili malesseri.

Come abbiamo già detto, però, la riforma della società passa per una riforma individuale che parte dalla donna stessa che è il fulcro della società.

E questa riforma, questo risveglio, prevede che la donna si riappropri del proprio ruolo, quello che Allah e il Suo profeta salla Allah alaihi wa sallam hanno stabilito per lei, lo rivendichi e lo faccia suo.

E così, se vogliamo far in modo che le nostre figlie si formino anche per un futuro lavorativo, oltre che educativo e scientifico, dobbiamo prima pensare a come quella determinata carriera formativa possa essere strutturata all’atto pratico.

Le variabili che possono sopraggiungere sono infinite, ovvio. Quindi non è detto, che pur scegliendo un iter formativo specifico, la ragazza andrà a svolgere davvero quel lavoro. Però avere le idee chiare su ciò che è benefico per la donna e ciò che non lo è (e quindi indentificare in base a questo uno stile di vita ideale e porsi questo stile come obiettivo) aiuterà l’adolescente a darsi una direzione su cui fissarsi e a mantenerla a tutti i costi. Per esempio evitare iter formativi promiscui, evitare indirizzi di studio che portino a lavori in cui sappiamo che non è possibile evitare la promiscuità, cercare di acquisire competenze per affrontare lavori che si possano fare in autonomia e che siano conciliabili con una vita da mamma e da moglie.

Tuttavia, se vogliamo per noi stessi e per i nostri figli una vita davvero consapevole all’insegna di Corano e sunnah, non dobbiamo mai trascurare la formazione islamica che deve necessariamente andare di pari passo con quella scolastica e metterci in testa che, in fondo, la formazione scolastica non è  importante tanto quanto la formazione islamica. E se noi e i nostri figli possiamo, per qualsiasi motivo, rinunciare alla prima, non dobbiamo mai e poi mai rinunciare ala seconda, perché – per chi non conosce sufficientemente l’islam – il rischio è davvero alto ed è quello di confondersi e perdersi.

La scienza islamica è un patrimonio inossidabile che siamo tenute ad apprendere e a trasmettere ai nostri figli, un patrimonio che servirà loro qualunque lavoro decideranno di fare e qualunque aspirazione mondana abbiano. L’unico patrimonio che possiamo acquisire in questa vita che ci porteremo anche nell’aldilà, insieme a tutte le altre opere pie che solo attraverso la scienza possiamo imparare a fare in un modo giusto che sia valido e accettato.

Umm Zuhur
www.alghurabaa-magazine.com
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4 pensieri riguardo “La formazione femminile alla luce della riforma islamica individuale

  • 4 aprile 2016 in 16:50
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    Bismillah al Rahman al Rahim
    Al hamduliLlah, mi sembra un argomento importantissimo su cui rifletto molto e su cui mi è capitato di avere degli scambi con altre sorelle via mail.
    Credo ci siano delle questioni fondamentali, su due aspetti:
    1. la formazione islamica della donna (come per l’uomo), con un occhio particolare alla donna che come madre ha un ruolo centrale nell’educazione dei bambini soprattutto quando sono piccoli, e come sorella nella formazione delle altre sorelle nell’Islam
    2. la formazione professionale (non disgiunta dall’islam!) della donna al fine di fornire servizi essenziali alle sorelle (es. ostetricia, ginecologia, medicina in generale, pediatria, ma anche altri ambiti della vita….), e preservarle quindi dal doversi rivolgere a professionisti non musulmani uomini (o anche donne.. ma non musulmane e quindi non attente alle esigenze di una donna che crede).
    C’è una tradizione che riguarda il califfo Umar bin Khattab radhiallahu anhu (scusate non ho qui le fonti. insha’a Llah le cerco e le riporto) nella quale si dice che sua moglie radhiallhu anhu ha prestato assistenza a una donna che doveva partorire e non aveva nessuno. Mi sembra un esempio eccellente della funzione sociale e professionale di una donna nell’Islam, che proprio per sostenere la donna islamica e evitarle situazioni di disagio in ambienti maschili e non musulmani, è chiamata a dare il suo apporto non solo in ambito familiare ristretto, ma anche nella Ummah, insha’a Llah.
    Vorrei tanto approfondire e capire come si può svolgere al meglio questo ruolo e la relativa necessaria formazione oggi, è davvero importante per il futuro dei nostri figli femmine e maschi.
    Che ALlah ci guidi e ci aiuti.
    fi amani Llah,
    Umm Hamid

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  • 6 aprile 2016 in 8:47
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    Bismillah al Rahman al Rahim
    jazaki Llahu khair,
    restano tuttavia molti ambiti “scoperti”, e molta educazione serve a tutti i livelli, individuale e collettivo, per portare alla luce i bisogni della donna musulmana.
    Penso a quando sono stata in un ospedale privato in Pakistan, e mi sono ritrovata con un infermiere uomo, nemmeno musulmano, che mi faceva domande sul mio matrimonio islamico (voleva sapere se era stato un “love marriage”)… ed ero in Pakistan! Tanta ignoranza, certo, da parte mia, da parte della mia famiglia, da parte della società…
    Penso ai ricoveri nei reparti di ginecologia/ostetricia italiani, dove a volte partorire diventa una lotta con il personale.. al hamdulillah mi sono stati risparmiati!
    Personalmente il primo obbligo che sento, e responsabilità nei confronti delle mie figlie, e delle figlie delle mie sorelle nell’Islam, che sento come mie figlie, è quello di far crescere in loro una consapevolezza vera, di quali sono i bisogni di una donna, e di quali impegni dovremmo assumerci (pretendere di avere dei corsi di studio solo per donne, almeno nei paesi musulmani, dei tirocini per donne, con medici donne!), pensare a un percorso di studio finalizzato alla cura della donna musulmana, da bambina, da giovane, da anziana… al fine che possa essere curata e assistita dalle sue sorelle nell’Islam, in ambienti riservati e protetti.
    Che tutela mi possono dare, come donna musulmana, delle sorelle lavoratrici “non praticanti”? Quale potere possono avere loro nel loro ambiente di lavoro (dove già le donne anche non musulmane di potere ne hanno ben poco?).
    Personalmente penso di dover educare i miei figli a questo, e tramite loro, cercare di trasmettere un messaggio alla comunità e alla società.
    Insha’a Llah.
    E astaghfirullah se sto pensando qualcosa di sbagliato, che ALlah mi corregga e mi guidi.
    Umm Hamid

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  • 6 aprile 2016 in 9:04
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    Assalamu ‘alaykum, scusate se intervengo di nuovo, ma volevo precisare che sono certamente d’accordo con il fatto che non possiamo accettare una “trasgressione” (che poi è in realtà un enorme “pericolo” per la donna, in tutti i sensi, e non ho la minima intenzione, insha’a Llah, di mettere le mie figlie in questo stato di pericolo, e nemmeno i miei figli in situazioni di peccato), infatti io sento l’esigenza di smuovere le cose a livello di ambiente in cui le ragazze possono tranquillamente imparare la loro professione, e certo è difficile in settori come la medicina che sono molto presidiati da uomini, ma penso che qualcosa si possa fare.. almeno iniziare a parlarne come stiamo facendo qui, insha’a Llah, anche per condividere il più possibile la conoscenza di situazioni e luoghi, ambienti, paesi, in cui qualcosa già va in questo senso!

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