Violenza contro le donne: l’urgenza di tornare verso l’Islam

Nelle settimane scorse sono giunte notizie scioccanti sulla diffusione della violenza in particolare contro le donne nei paesi islamici: tra i primi nella classifica (quella delle notizie) troviamo Pakistan e Marocco (Human Rights Watch1).
Media e organizzazioni occidentali denunciano la permanenza dei delitti d’onore e di prevaricazioni tra coniugi ai limiti anche della prostituzione. Ma constatiamo anche che il lavoro delle organizzazioni occidentali, seppure lodevole per certi aspetti, occupa nella scena pubblica e politica tutto lo spazio, scavalcando – volutamente o meno, non lo sappiamo – gli studi e le ricerche dei meritevole sapienti della ummah islamica, che su questo tema hanno giustamente molto da dire.
Il risultato è che, omettendo le voci degli scienziati dell’islam, la responsabilità di questi atti estremi di odio e violenza venga paradossalmente imputata alla pratica religiosa “estrema” e non alla mancanza di pratica e soprattutto di conoscenza della religione, che è invece il vero motivo della violenza in questi paesi, non solo domestica e non solo contro le donne.
Partendo dalle analisi, le organizzazioni occidentali, non a caso, colgono l’occasione per ribadire la necessità di una “laicizzazione” dei paesi islamici, di un ribaltamento della condizione femminile giocato tutto sulla sua “occidentalizzazione” praticamente forzata, intesa come unico metodo valido per liberare la donna non solo musulmana dai soprusi, come se l’abbandono della pratica religiosa fosse una specie di antidoto alla violenza e alla “schiavizzazione” femminile e come se la donna “occidentalizzata” fosse libera e felice e impermeabile a qualsiasi tipo di violenza, fisica, psicologica o sentimentale.

Come credente, come donna e come ricercatrice di professione, pur non avendo sufficienti competenze nelle scienze islamiche per addentrarmi nel profondo della questione, sento tuttavia il dovere e la responsabilità di fare chiarezza rispetto alla posizione della donna nell’Islam, e a ciò che accade nelle società di oggi, rispetto ai rapporti tra generi.

Le differenze di genere sono uno stereotipo?

Sono molte le ricerche oggi rivolte ad esplorare la relazione tra uomo e donna, e una delle sue forme di devianza, che è la violenza, soprattutto nelle relazioni personali, intime.
Queste indagini, condotte anche sulle diverse età dello sviluppo evolutivo, dai bambini, agli adolescenti, ai giovani, mostrano con evidente chiarezza, le differenze tra il maschio e la femmina, rispetto alle modalità di costruire amicizie, di entrare e stare in una relazione umana, così come, con il crescere dell’età, la profonda distinzione nell’approcciarsi e vivere la sessualità.
Alcuni studiosi leggono in tutto questo, un permanere di stereotipi determinati dalle culture prodotte dall’uomo, che dovrebbero, a loro dire, essere abbattuti, eliminati.
Una forte perplessità che viene dal leggere questi studi, è data dal fatto che l’eliminazione degli stereotipi, la cui esistenza parrebbe sempre andare a danno della donna, è quasi sempre associata a tentativi di appropriazione della cultura maschile di dominio e potere, da parte femminile. Come al solito, le caratteristiche e i valori di cui la donna è portatrice (a mio parere naturali e biologici) vengono svalutati e gettati dalla finestra, col fine di creare una società fittizia dove le donne-uomo non solo in campo professionale e familiare si fanno carico di tutte le responsabilità possibili e immaginabili, ma anche sul fronte affettivo e intimo devono a tutti costi assumere atteggiamenti mascolini, negandosi anche questa sfera come ultimo spazio per vivere il proprio poter essere una creatura diversa e speciale.
Il risultato è una società dove le donne vivono istericamente non solo i luoghi di lavoro, ma anche il loro letto “coniugale”. E ci sono innumerevoli studi che dimostrano l’isteria sessuale delle donne e degli uomini delle società moderne occidentali.
Da cosa è provocato tutto questo e tutto ciò che si porta dietro, ovvero scontentezza e infelicità da parte di entrambi i sessi, con schizofrenie maschili che spesso si manifestano in violenza fisica e altrettante femminili che si riversano ad altri livelli, ma soprattutto nella incapacità di vivere serenamente questa vita, questo breve passaggio terreno?
Da una prospettiva islamica, la risposta è abbastanza evidente. L’Islam offre agli individui l’opportunità di vivere nel modo migliore la vita individuale, le relazioni e la vita in comunità, semplificando le difficoltà che la natura volutamente imperfetta (così voluta dal Creatore), inesorabilmente ci pone di fronte.

Costruire insieme

La società occidentale moderna, che sta dominando culturalmente, politicamente e anche giuridicamente tutto il mondo, da secoli va sventolando la bandiera della libertà come vessillo della felicità e del benessere umano. Tuttavia, questa libertà è solo fittizia. Non esiste. Nè per le donne, né per gli uomini. L’interdipendenza umana, che rende ciascuno di noi bisognoso dell’altro, ci costringe a stare insieme, a costruire insieme, cedendo i nostri spazi di completa autonomia e autoreferenzialità, per entrare in un rapporto positivo di interscambio, che è fatto anche di ruoli e posizioni diverse.
La donna e l’uomo sono chiamati a costruire insieme, partendo dalla coppia, una comunità di persone che sono tra loro fratelli e sorelle. Siccome ognuno di loro, donna e uomo, ha caratteristiche che se lasciate libere di volare ovunque, possono portare alla distruzione della società e dell’essere, vi sono dei limiti per l’uno e l’altra, degli obblighi reciproci, delle cornici dentro cui muoversi. Quali sono queste caratteristiche che se non guidate, diventano distruttive? Per esempio, l’istinto sessuale, che porta l’uomo a dominare la donna: esso va circoscritto, per non fare del male alla donna e di conseguenza all’uomo. Non è la libertà sessuale degli individui, a proteggere dalla violenza. Altrimenti, perché la violenza oggi continua? Perché la libertà non è ancora completa al 100%? Non è credibile.

I tabù creano violenza: e negare la diversità tra uomo e donna non è forse un tabù?

I tabù creano violenza: è vero. Molte religioni, nelle loro strade deviate dalla verità, hanno prodotto tabù, soprattutto in campo sessuale e quindi hanno generato anche violenza.
Al hamdulillah, l’Islam non professa alcun tabù, ma lascia liberi la donna e l’uomo di vivere la propria affettività in tutti i campi e le relazioni, in un modo ordinato, che li tutela.
Oggi, le scienze sociologiche occidentali mirano a contestare la diversità tra uomo e donna, o a colpevolizzare, soprattutto l’uomo, sulla propria natura: ma perché?
Le ragazze desiderano vicinanza affettiva emotiva, i ragazzi esprimono un forte bisogno di affettività sessuale: cosa c’è di male, nell’una e nell’altra cosa? Come si può sostenere che questo sia il frutto di una cultura maschilista? Quando anche le bambine, osservate da innumerevoli sociologi, si mostrano più inclini a parlare e i bambini a usare la propria forza anche aggressiva: non sono il prototipo di ciò che poi si ripresenta nella relazione di coppia?
Quando noi neghiamo tutto questo, stiamo nutrendo la devianza e la conflittualità tra i generi.
L’Islam riconosce pienamente le due nature maschile e femminile: ad ognuna riconosce le proprie qualità, ad ognuna assegna il ruolo migliore per realizzarsi in questo mondo e spiritualmente.
Si sta invece cercando di mettere disordine tra uomo e donna, tra il bambino e la bambina, tra la ragazza e il ragazzo, e tra la moglie e il marito, e così via in tutti i rapporti interpersonali. Non riconoscere questo, porta a negare dei diritti, proprio da parte di quel mondo contemporaneo occidentale che si è fatto il paladino dei diritti (che si è autoinventato valevoli per tutti).

Un modello che genera violenza

In sintesi, è il modello occidentale che sta generando sempre più la violenza. Violenza che si esprime a livello super macro, da parte delle Nazioni che dominano oggi politicamente il mondo, a livello di società, nella finta uguaglianza tra uomo e donna, che ha spinto la donna nella scena pubblica facendole giocare la parte di un pupazzo uomo inverosimile, negando ogni valore alla sfera della casa, che non esiste più come dimensione di vita, da quando la madre ne è stata espulsa (vedi le stesse case vuote 5 giorni su 7, mattina e pomeriggio, vuote di persone, vuote di bambini, vuote di affetti, svuotate di senso: servono solo a pernottare e come luoghi di villeggiatura nel weekend). Perché la donna nella sfera pubblica al 100% non può essere donna (per es. madre, figlia, curatrice degli affetti e delle relazioni), è ridotta a oggetto sessuale (impegnata nell’apparenza fisica, perché le viene richiesto di essere bella) e sta male, malissimo, dentro, nell’anima: e questa è la violenza maggiore che vive. Infine, la violenza nella relazione intima, dove due esseri umani ridotti all’osso da questo mondo frenetico disumano, non riescono più ad amarsi veramente.

Dalla violenza occorre proteggersi

I paesi musulmani avrebbero una grande eredità islamica da recuperare: dal loro libro sacro, il Qur’an, dalla tradizione profetica degli ahadith, dalla tradizione che viene dalle migliori discendenze di musulmani e musulmane dei Sahabah (coloro che hanno conosciuto il Profeta, salla Allahu ‘alahi wa sallam). Se recuperassero questa eredità, ne gioverebbero le donne, gli uomini e le società. Avrebbero da insegnare molto, a Human Rights Watch e alle altre organizzazioni in tema di diritti umani, invece di cercare di imparare da loro. Perché una delle raccomandazioni che il Profeta salla Allahu ‘alayhi wa sallam nel discorso del suo ultimo hajj, prima di morire, è stata quella rivolta agli uomini di prendersi cura delle loro donne. Riconoscendo dunque che all’uomo è stata data la capacità di far male alla donna, a causa della sua natura che tende a dominare e, se lo vuole, a schiacciarla: una natura che invece se guidata, se ben indirizzata, può fare bene, per esempio, proteggendo la donna. La donna, da parte sua, ha bisogno di tenere a freno la sua emotività: e qui già sento scagliarsi i fulmini e tuoni delle mie colleghe, la cui emotività invece è espressa bene proprio da questi tuoni e fulmini, e che sperimento ogni giorno, quotidianamente, in ufficio. Ci sono situazioni, in cui la donna non è in grado di prendere decisioni a freddo, perché la sua natura non è fredda. Scagliatevi pure, donne moderne, ma non ce l’ho con voi, io vengo da voi, capisco cosa vi muove, ma al hamduliLlah ho compreso qualcosa, ho visto il male che c’era in me, e per questo ho rinunciato alla mia vita autonoma, indipendente, libera, etc.. e ancora, vorrei staccarmi di più, insha’a Llah.
Ho capito che lasciare liberi gli uomini e le donne di vivere le loro esperienze sessuali, non protegge la donna, non emancipa la donna, ma la rende ancora più schiava del suo corpo, un corpo che è sempre da tenere a bada, lontano da gravidanze indesiderate o “premature”, un corpo che deve essere ostentatamente mostrato ma anche costantemente protetto da sguardi, ineludibili, e che fanno male dentro, e da parole, volgari anche quando sono solo battute “innocenti” (per chi?) e dal giudizio delle altre donne implacabili… No, alla società spontaneamente “love&peace” non ci credo più, e io ci ho creduto tanto, ci ho sbattuto la faccia contro tanto. Non possiamo esporre tutto in vetrina, fa male a noi tutti. Uomo e donna nudi nel mondo non fanno bene a nessuno, perché con la loro nudità vengono fuori tutte le loro imperfezioni, difetti, bruttezze. Non si tratta di nascondere queste bruttezze sotto la sabbia, ma di viverle serenamente e superarle in contesti “protetti”.
Protetti, sì, una parola che si usa per i malati: bambini, famiglie, individui affetti da patologie. In realtà, l’uomo è portatore di imperfezioni che diventano patologie se lasciato sbrigliato.

Occorre un atto di fede per diventare musulmani, ma anche guardarsi intorno, in questo mondo molto malato, può aiutare a capire cosa vi sia di buono nell’Islam.

Aysha Cristina Mattiuzzo umm Hamid
www.alghurabaa-magazine.com

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5 pensieri riguardo “Violenza contro le donne: l’urgenza di tornare verso l’Islam

  • 16 aprile 2016 in 9:52
    Permalink

    Francamente nella sfera pubblica (es. sul lavoro) a me viene richiesto di essere competente, niente di piu´.

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  • 21 aprile 2016 in 16:56
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    Assalamu ‘alaykum cara sorella, quello a cui mi riferisco quando dico “le viene richiesto di essere bella”, non è una condizione contrattuale scritta o esplicita, ma tutti i condizionamenti culturali e di genere che sono presenti nella società, e anche sul luogo di lavoro. Ognuno è “libero” (più o meno..) di essere come vuole, ma riflettiamo sul perché le donne vengono vestite al lavoro scollacciate, a gambe nude, truccate, etc.. mentre gli uomini sono molto meno appariscenti, più “normali”, con basso profilo.. se c’è un convegno, gli uomini al massimo si mettono giacca e pantaloni un po’ più seri del solito, le donne si acconciano come se dovessero fare una sfilata. Perché? Dove c’è scritto che la donna deve essere così?
    Io non mi vesto così, (sono musulmana e per lo più coperta) ma non è da tutte uscire dal condizionamento implicito delle convenzioni di una società, perciò la maggior parte delle donne ti risponderanno che a loro piace vestirsi così, che lo fanno per se stesse, per piacere a loro stesse, etc… Eppure, si capisce bene che c’è nel sottofondo una cultura di genere legata a come questa società “pensa” e “rappresenta” la donna (vedi la moda).
    A questo poi si aggiunge un’altra convenzione, che è quella che vuole, in gruppi misti di lavoro, che gli uomini si sentano autorizzati a fare le battute che vogliono sulle donne, sul loro corpo, sul sesso.. c’è ora tutto un filone portato dal movimento femminista, che si batte contro le molestie sessuali, anche quelle che si nascondono sotto il tono amichevole e scherzoso.. tuttavia questa lotta non tocca il problema di fondo, che è come la donna e l’uomo hanno deciso di vivere lo spazio sociale e pubblico oggi…
    Non so se mi sono spiegata, insha’a Llah. L’islam ha delle proposte e risposte precise su tutto questo.
    fi amani Llah,
    umm Hamid

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  • Pingback: Separati e felici. Il hijab islamico – Al Ghurabaa | Il magazine della donna musulmana

  • 29 aprile 2016 in 17:30
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    Non sono musulmana. Non so a quale lavori tu ti riferisca ma a scuola (faccio la prof) le scollature sono invisibili. Che senso avrebbero? E i colleghi si guardano bene dal fare battute di carattere sessista/maschilista, anche perche´ la legge li punirebbe (almeno nel paese in cui io vivo). Tutto dipende da noi, da come ci rapportiamo con gli altri.

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  • 2 maggio 2016 in 12:36
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    Al hamduliLlah, certo, tutto dipende da come ci rapportiamo, infatti l’Islam lavora molto su questo, sull’educare l’essere umano, maschio e femmina, a un comportamento che sia corretto e rispettoso, verso di noi prima di tutto, e poi verso gli altri. Come saprai benissimo, essendo tu stessa insegnante, per educare non basta una legge, per quanto scritta, modificata, ritoccata, aggiustata nel tempo. Non esiste paese al mondo (per quanto “avanzato) che sia riuscito a tutelare e difendere i diritti degli individui, solo legiferando. Per educare serve lavorare nelle profondità dell’individuo, perché l’istinto e la cultura hanno bisogno di essere guidati, accompagnati: per chi crede in qualcosa di superiore, la guida migliore è al di sopra di questa dunya, di questo passaggio terrestre e terreno, ed è l’unica salvezza all’errore e al difetto umani. Pace su chi segue la retta via, umm Hamid.

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