Separati e felici. Il hijab islamico

Più di una volta abbiamo sottolineato come la riforma della società islamica dipenda dalla donna, in particolare dal fatto che la donna si riappropri fieramente ed efficacemente del proprio ruolo e in tal modo “modelli” la società del futuro, una società quanto più possibile vicina a quella società ideale che tutte vorremmo, vicina alla società dei tempi dei sahabah e delle sahabiyyet, di cui tutti i giorni parliamo: una società in cui le donne abbiano i loro spazi e non debbano necessariamente mischiarsi con gli uomini per apprendere o insegnare, per curarsi o per esercitare una professione, una società in cui le donne siano rispettate e valorizzate in base a ciò che Allah ha stabilito per loro e non in base alle passioni umane.

Per quelli che dicono che l’islam “ghettizza” la donna

Le organizzazioni occidentali direbbero che la società ideale islamica “ghettizza” la donna. E noi rispondiamo che sono invece loro a ghettizzarla a ruoli di “donna immagine” qualsiasi ruolo apparente ricopra, a manipolarla e farle credere di essere “libera” di mischiarsi con gli uomini e di mostrarsi, ma in realtà libera solo di elemosinare uno sguardo maschile attraverso una scollatura o un pantalone attillato, anche negli ambienti di lavoro, in cui questo in teoria non avrebbe alcun senso se davvero si vuole essere valutate solo per le proprie competenze professionali. E invece… e invece di fatto le donne meno belle, quelle che non seguono la moda, quelle che vestono con camicioni e gonne larghe, non sono poi così quotate dal punto di vista lavorativo e delle competenze. Presentatrici e attrici hanno sempre seguito un certo modello di donna e ultimamente sembra che questo modello stia entrando sempre di più anche nel giornalismo e in politica.  Come mai?

E come mai noi musulmane veniamo sempre attaccate quando diciamo la verità sul ruolo della donna nell’islam e cioè quello che dicono i sapienti in base alle fonti autentiche? Tentano di ammutolirci dicendo al mondo che siamo succubi di chissà chi e manipolate. E invece no. Siamo semplicemente musulmane che studiano la propria religione, la accettano e non se ne vergognano, anzi! La diffondono così com’è, perché la bellezza del nostro islam è proprio nella saggezza delle prescrizioni che Dio stesso, Allah gloria a Lui L’Altissimo, ci ha misericordiosamente donato solo per il nostro bene e non certo per renderci infelici.

Hijab è… separazione

E tra le prescrizioni di Allah vi è il diritto della donna di preservarsi. Ed è per questo che indossiamo il hijab!

La verità è che questa promiscuità non ha niente a che fare con la libertà personale, questa promiscuità è lo strumento che l’occidente usa per svalutare la donna, per sminuirne il valore e farle sentire che “vale” solo se può mostrare una bella scollatura o delle belle gambe. La società occidentale, in pratica, sta negando alla donna il diritto di preservarsi: devi per forza interagire con gli uomini, altrimenti sei oppressa! E se invece mi sento “libera” a starmene per i fatti miei?

Questa promiscuità imposta anche a chi non la vuole (le musulmane) è lo strumento che l’occidente usa, anche contro i propri interessi, per distruggere i valori, per annientare il bene e minare la fede alla radice… “Il pudore è metà della fede” e “la timidezza fa parte della fede” disse il profeta dell’islam salla Allah alaihi wa sallam in due narrazioni autentiche.

I sahabah e le sahabiyyet non si mischiavano tra loro

E questo non vale solo per le donne, ma anche per gli uomini. La promiscuità è vietata anche per loro. Nella società medinese – checché ne dicano le cosiddette ‘femministe islamiche’ – uomini e donne erano separati. Separati! E questo a partire dal momento in cui scese il versetto del hijab di suratul Ahzab, il cinquantatré, in cui la parola hijab è intesa come una vera e propria separazione tra uomo e donna.

Da questo momento in poi uomini e donne furono appunto  separati, non si frequentavano e non rimanevano insieme in ambienti misti. Persino nelle moschee che dovrebbero essere i luoghi in cui si è più lontani dalla tentazione, e in cui si recavano le donne e gli uomini più puri della nostra Ummah! E se questo vale per le moschee, che dire di luoghi come scuole, uffici, università, dove gli incontri tra gli uomini e le donne sono quotidiani, gli sguardi sono incontrollabili e dove facilmente ci si dimentica ciò che è vietato? E se il primo sguardo è scusato, se si continua c’è il haram oltre la porta…

Il significato del velo islamico

D’altra parte, che cos’è il nostro velo se non il segno della distanza che noi stesse vogliamo mettere tra noi e gli uomini? Una tenda che ci “separa” da loro. Indossare un velo e frequentare regolarmente ambienti misti è un paradosso, perché da un lato ci si vuole proteggere e dall’altro invece ci si espone e quindi non si rende effettiva questa protezione.

Questo non significa che la donna non possa avere accesso all’istruzione, al mondo del lavoro o all’impegno sociale, no! Questo significa invece che, nell’islam, donna e uomo mantengono tra loro una distanza di sicurezza, che è il segno del rispetto dei limiti di Allah e del rispetto di se stessi. Queste regole infatti – come abbiamo già detto e sottolineiamo – non valgono solo per la donna, ma anche per gli uomini. Gli ambienti misti non sono vietati solo per le donne, ma anche per gli uomini e, se gli uomini della ummah ne acquisissero consapevolezza, la nazione islamica intera attuerebbe un salto di qualità che inshaAllah potrebbe riportare nella ummah un periodo di splendore molto vicino a quello dei tempi d’oro dell’islam.

La riforma della società è sulle mani delle donne

Ma è tutto nelle nostre mani. Sono le donne a consigliare i propri mariti e a formare gli uomini e le donne di domani. E se le donne non sono convinte degli obiettivi e continuano a farsi affascinare da un ideale che non è quello islamico, ma quello degli orientalisti e degli islamologi e quello di tutti coloro a cui l’islam non piace, tutta la società subisce lo scotto di questa decadenza. Bisogna lavorare su se stesse e tornare ad Allah con scienza, tenacia e dedizione. Tornare noi per prime e poi tutto il resto verrà, perché solo così, con l’aiuto di Allah, potremo iniziare la riforma che è la nostra, preservandoci da ciò che può distrarci e allontanarci dai nostri obiettivi. E solo così, insegnandolo alle nostre sorelle e ai nostri figli, inshaAllah, ci metteremo in opera per aiutare la Ummah a crescere e solidificarsi.

Tutto sulle mani delle donne, che sono le prime madri e le prime riformatrici.

Umm Zuhur
www.alghurabaa-magazine.com

Leggi anche:
Violenza contro le donne: l’urgenza di tornare verso l’islam

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3 pensieri riguardo “Separati e felici. Il hijab islamico

  • 28 aprile 2016 in 8:34
    Permalink

    Jazaki Llahu khair, masha’a Llah sorella, hai espresso benissimo il senso del hijab, un termine troppo spesso limitato nella sua comprensione, anche dal punto di vista linguistico, da parte di molte sorelle e fratelli. Al hamdulillah questo dimostra l’importanza di studiare e apprendere l’arabo, per avvicinarci alla nostra religione, e quindi anche per capire cosa è hijab, che non è un pezzo di stoffa, come è stato sottolineato più volte nel blog, ma indica una separazione, una distanza, che è fisica ma anche nei comportamenti. Subhanallah, il hijab come vestito, è un modo per comunicare agli altri una scelta, e stimola anche negli altri un atteggiamento.. nel mio progressivo avvicinarmi al hijab, ho notato come il comportamento delle persone attorno a me cambiava.. ad alcuni era sufficiente un foulard attorno alla testa e al collo, per altri questo non bastava, occorreva il mio sforzo, per fermare il loro venire verso di me… ma masha’aLlah, mi viene da dire oggi che con il niqab, invece, è abbastanza automatico: quasi nessun uomo (credente o miscredente) “osa” parlarmi o rivolgersi verso di me con il velo integrale…. Lascio ad ognuno e ognuna, la libertà di trarre le proprie conclusioni da questo.. per me, oggi, sono molto positive e mi dimostrano che questo velo funziona correttamente, arriva al suo scopo… al hamduliLlahi Rabbi al ‘Alamin.

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    • 29 aprile 2016 in 14:48
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      wa jazeki khairan sorella mashaAllah, com’è vero quello che dici! Ma quello che serve da parte nostra è la volontà di conoscere la verità sulla nostra religione partendo dale basi che è ciò che fa poi nascere il desiderio di mettere in pratica i precetti così come sono e che Allah ci aiuti in questo. Poi – ovvio – ognuno di noi ha la propria strada, infiniti ostacoli sul cammino e che Allah dia la forza a tutti noi di affrontarli nel miglior modo, ma è la conoscenza e l’accettazione completa del tawhid che ci dà la forza di affrontare le prove e che Allah ci fissi sulla sua religione, ci dia dalla sua rahmah e dal suo perdono e trasformi le nostre prove in hasanat.

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  • Pingback: Equità tra uomo e donna – Al Ghurabaa | Il magazine della donna musulmana

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