Rinascere a Ramadan

Era il primo venerdì di Ramadan. Le torri gemelle erano ancora in piedi e i musulmani italiani si potevano contare sulle dita di poche mani.

Iniziai a leggere.

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
La lode appartiene ad Allah, Signore dei mondi
il Compassionevole, il Misericordioso,
Re del Giorno del Giudizio.
Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.
Guidaci sulla retta via,
la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella Tua ira, né degli sviati.

“Guidaci sulla retta via”.

Non riuscivo a staccarmi da quel libro e continuavo a leggere e a leggere e a tratti piangevo e pensavo che, sì, la mia vita era tutta sbagliata e dentro quel libro riconoscevo la verità, quella verità che avevo imparato vivendo e a forza di sbagli, quella che a saperlo prima certo non ti saresti fatta così tanto del male e quella che tutte le lacrime del mondo e tutti gli errori non avrebbero mai potuto rivelare per intero.

A 16 anni avevo rigettato la religione della falsità in cui ero cresciuta e – astaghfirullah – deciso di vivere senza Dio. “Non so se Dio esiste oppure no, ma osservando come funziona la vita, prima o poi lo capirò”.

Vedevo le cose accadere e mi accorgevo che ci sono leggi sottili che regolano ogni cosa, dalle cose grandi a quelle piccolissime, le piante, gli animali e tutta la creazione, i rapporti tra le persone, le cose che succedono e tutte quelle cose invisibili che costituiscono praticamente ciò che la matematica è per la fisica.

Ma questo in fondo è ciò che tutti sappiamo. Chi invece può rispondermi alla domanda: “Perché siamo nati?”
A chi devo chiedere cosa fare della mia vita, come vivere e come morire? Chi sa dirmi (davvero) che cosa è sbagliato e che cosa non lo è?

Quando penso a tutte queste ragazze, a questi ragazzi nati nell’islam, qui in Italia o nei paesi arabi, ragazzi che hanno genitori musulmani che hanno dato loro un corano in mano… Ma che grande dono!! Che immenso infinito dono hanno avuto! Subhanallah! Loro non sono costretti a farsi del male da soli per scoprire cosa è giusto e cosa è sbagliato, loro hanno una guida! Che cosa grandiosa! Poter chiamare “bene” ciò che è davvero bene e chiamare “male” ciò che è male davvero! Bambini, ragazzi che hanno la verità a portata di mano, la Verità! Ragazzi che possono permettersi di seguire una strada, quella giusta, una guida certa, che possono dedicare la loro intera vita al bene, ragazzi che nascono e conoscono già le risposte alle domande esistenziali sule quali la maggior parte di quelli che non conscono l’islam spende fiumi di tempo, d’inchiostro e di pianti! MashaAllah! Che cosa grandiosa!!!

“Ma questi giovani saranno felicissimi!!” mi dico.
E invece no. Mi raccontano che invece anche loro sono giovani persi, magari non persi tanto quanto si perde chi non conosce nulla, ma persi. Chi abita nei paesi arabi vorrebbe venire a vivere in Occidente e chi vive in Occidente non si sente ancora abbastanza occidentale e lotta per farsi accettare di più. Che grande pena! Che tristezza infinita! Ragazzine che al posto di rivendicare il diritto di praticare la propria religione senza sconti rivendicano invece il riconoscimento della loro ‘italianità’, come fosse chissà che onore o titolo nobiliare!  Astaghfirullah! I figli della nostra Ummah che vagano come vaga chi non sa nulla e vanno incontro a quella vita di errori da cui noi siamo scappati e stiamo ancora scappando, senza tregua, con il terrore di ricaderci di nuovo. E loro invece no. Poverini e ingenui, che vanno incontro al kufr a braccia aperte e non sanno, non immaginano, quanto male c’è dietro il sorriso di quel mondo e quanto male fa quell’abbraccio apparentemente affettuoso.

Ma come glielo dico che devono scappare anche loro? Come glielo dico che sta per arrivare Ramadan e devono chiudersi in una scatola e non dar retta a nulla e digiunare e leggere e pregare e chiedere e allotanarsi da questo grande ingannevole sogno di poter vivere un po’ così e un po’ cosà e rimanere illesi, pensando che avvicinandosi allo stile di vita occidentale diventeranno moderni, progrediti e persone di successo? Che successo sarebbe una vita senza islam?

L’islam non si eredita dai propri avi, ma è per chi crede fermamente con il cuore, testimonia con la lingua e agisce con gli arti. Un musulmano si comporta da musulmano, per questo in terra di miscredenza è e resterà sempre uno straniero. Al Ghurabaa, beati gli stranieri! Siate fieri di essere stranieri in Italia! Sono italiana da generazioni, ma voglio essere straniera anch’io! Faccio di tutto per esserlo e che Allah accetti e mi renda tale e dia anche a me la ricompensa che ha promesso agli stranieri! Fatuba lil Ghurabaa! Beati gli Stranieri!

Che successo è, il successo di quell’uomo d’affari che guadagna miliardi e che – per pregare – si nasconde nello sgabuzzino dell’azienda o nei garage e che si vergogna di dire che sta digiunando quando gli offrono il caffé? Non c’è nessun successo per chi non è nemmeno libero di mostrare la religione! Che vita è?

Ramadan era alle porte. Tracheite cronica da curare con antibiotico e lavoravo in proprio in collaborazione con altri professionisti. Pensavo che sarebbe stata chissà quanto dura e avrei voluto chiudermi in una scatola – una scatola tutta mia – per fare finalmente un digiuno come si deve, un ramadan vero. Ma, per forza di cose, ero anch’io una che viveva – dolorosamente – un po’ così e un po’ cosà e nemmeno pensavo di farcela. E invece fu uno dei migliori Ramadan elhamdulilleh. Ero così come tanti giovani musulmani desidererebbero essere: una ‘musulmana integrata’! Infatti, quando dicevo alla gente di essere musulmana, loro cambiavano discorso perché non volevano nemmeno sentirselo dire, volevano che io fossi esattamente come loro, ero talmente tanto integrata da non avere più il diritto di essere diversa! E durante quei giorni mi resi conto che davvero dovevo scegliere da quale parte stare e come vivere. Mi resi conto che davvero il cuore da solo non basta, che la preghiera non è sufficiente e che il cammino del credente sta nel “lasciare” – piano piano o di colpo “lasciare”: fare hijrah dai peccati, fare hijrah da un contesto non islamico, fare hijrah perfino da se stessi e dal proprio passato se necessario. E allora davvero iniziai a “lasciare” e scelsi di iniziare piano piano, perché avevo già provato a lasciare tutto di colpo e – qadr Allah, il Saggio! – mi era andata malissimo. E mi resi anche conto che la fede ha 60 (o 70) vie e che dovevo fare di tutto per praticare almeno qualcuna di queste vie.  E imparai anche che nessun musulmano è completo e che la fede aumenta e diminuisce, che i takfiriti erano degli sviati che invitano allo sviamento e mi avevano rovinato la vita convincendomi che è musulmano solo chi è perfetto e non fa peccati. E capii anche però che, se volevo salvarmi, non mi bastava il fatto di aver detto shahadah, ma dovevo decidermi ad iniziare in qualche modo un cammino di scienza e dovevo conoscere la mia religione affinché niente e nessuno potessero più confondermi e farmi vacillare.

Siamo ad oggi ed è quasi di nuovo Ramadan, InshaAllah! Continuo a ‘lasciare’ o almeno ci provo. Cerco di lasciarmi dietro la mia pigrizia cronica e la mia lentezza e di allontanarmi da tutte quelle cose che mi fanno arrabbiare e di aver pazienza di fronte a quelle da cui non posso allontanarmi. E che Allah accetti il fatto che – elhamdulilleh – oggi sono qui e non sono più lì. Il primo piccolo passo è fatto, ma non è ancora finita. …Non finisce.

E ogni Ramadan è per ognuno di noi un’occasione per rimettersi in discussione e ricominciare da capo, per ritornare ad Allah e ricordarsi di Lui e per allontanarsi e “lasciare” e fare hijrah anche se rimani nello stesso posto.

E penso a come Allah mi ha guidato, elhamdulilleh, piano piano, giorno dopo giorno, Ramadan dopo Ramadan. Tutti i cambiamenti importanti e positivi della mia vita – subhanallah! – sono avvenuti a Ramadan. E penso a tutti i peccati e a tutto quello che Gli devo e al fatto che da sola non posso farcela e che invece a Ramadan è tutto più facile e che non posso perdere questa grande occasione perché:

Quando il Ramadan arriva, le porte del paradiso si aprono, le porte dell’inferno si chiudono e gli shayatin sono incatenati, e quando arriva la prima notte di Ramadan le porte del paradiso si aprono, le porte dell’inferno si chiudono e gli shayatin sono incatenati, e un chiamante grida: ‘O cercatori di bene avvicinatevi! O cercatori di male allontanatevi!’. E Allah ha dei servi che salva dal fuoco dell’inferno e questo succede tutte le sere.

E Allah ha dei servi che salva dal fuoco dell’inferno… che ci conceda di essere tra i salvati!

di Umm Zuhur
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21 pensieri riguardo “Rinascere a Ramadan

  • 5 maggio 2016 in 8:58
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    Al hamdulillahi Rabbi al Alamin..
    subhanallah, l’ho letto tutto di un fiato, di corsa, bisogna che lo rilegga bene.. perché ogni parola scende giù nel profondo di me stessa.. ovviamente, come ti puoi immaginare!!! Baraka Llahu fik per questa testimonianza, non finiamo mai di raccontarci, di scoprirci, masha’a Llah..
    Penso che leggerò questa e le altre storie, insieme a tutti, a casa, sarebbe bello se ognuno fosse stimolato a raccontarsi, “nuovi” e “vecchi” musulmani.. leggere gli altri, ma anche provare a scrivere qualcosa su di sé, è un modo importante per riflettere, per vedere qualcosa di nuovo dentro di sé, insha’a Llah.
    Che bello, questo concetto delle tante hijrah… sì, lo sento tanto!!!
    Un abbraccio, jazaki Llahu khair davvero.
    Umm Hamid

    Risposta
  • 5 maggio 2016 in 9:59
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    As-Salamu aleikom wa rahmatuLlahi wa barakatuHu ma sha Allah ukhti che Allah ti benedica per queste bellissime parole, per la forza di questa verità in cui anche io mi specchio, come te, come Umm Hamid e come chissà quante altre sorelle, vicine e lontane. Dalla periferia di queste 60 vie tutte noi ci incamminiamo verso il centro, l’Unico ed incontestabile. Attratte da un magnetismo ineluttabile verso di esso, ed insieme rallentate dalle perturbazioni che provengono dalla nostra nafs e dalle nostre debolezze in questa dunya. Ramadan è la dinamo salvifica che ricarica le nostre energie, ed ogni volta si sale un po’ di livello, ogni volta il nostro cuore si centra un po’ di più ed i nostri passi si rafforzano. Che Allah ci permetta un giorno di incontrarci finalmente al centro, di stringere le nostre mani e, assieme, di contemplarLo così come ora contempliamo questa luna, che ci ricorda che Ramadan è vicino, walhamdouliLlah!

    Risposta
  • 5 maggio 2016 in 13:15
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    “Siate fieri di essere stranieri in Italia! Sono italiana da generazioni, ma voglio essere straniera anch’io! Faccio di tutto per esserlo e che Allah accetti e mi renda tale e dia anche a me la ricompensa che ha promesso agli stranieri!”
    Se hai sposato tuo marito con tanto di documenti puoi tranquillamente prendere la cittadinanza algerina e lasciar perdere quella italiana. E´ fattibilissimo.

    Risposta
  • 7 maggio 2016 in 13:06
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    Subhanallah, sai, forse la sorella intende un “essere straniera” che va al di là della cittadinanza scritta sul passaporto! Che Allah ci conceda questo. AMIN.0

    Risposta
  • 7 maggio 2016 in 13:11
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    بسم الله الرحمن الرحيم
    السلام عليكم ورحمة الله وبركاته

    Io sono Rani, الْحَمْدُ لِلَّهِ sono nata musulmana . Io mi ricordo che avevo l’età di 8 anni quando ho fatto il mio primo Ramadan. Ero in Pakistan, il mio paese. Nessuno mi ha detto di digiunare. A casa mia digiunavano tutti: mio nonno, mia nonna, mia mamma, mio papà, gli zii e le zie e i miei cugini grandi. Noi guardavamo tutti quanti quando facevano iftar إفطار insieme. Nessuno ci svegliava per il suhurالسَّحُور perchè noi eravamo piccoli. Un giorno ho detto alla mamma:”Anche io voglio digiunare”. La mia mamma mi ha svegliato per fare suhur السَّحُور. Dopo suhur السَّحُور ho fatto la preghiera di fajr الْفَجْرِ‏ con la mia mamma. Ho passato bene tutta la giornata, così mia mamma, mio nonno e mia nonna mi hanno dato dei soldi, perché ero stata brava. Mi hanno detto “Dopo l’iftarإفطار compra le caramelle o quello che vuoi mangiare”. Pero’quando era il momento della preghiera di ‘asr الْعَصْرَ stava passando una persona davanti a casa nostra: aveva un carrello pieno di gelati. Ho detto alla mamma “Ho sete, voglio mangiare il gelato”. La mia mamma mi ha detto “Questa non é una persona che sta chiamando per il gelato, questo é Shaytan che vuole che tu rompa il tuo digiuno”. In questo tempo, dopo la preghiera di ‘asr, الْعَصْرَ non manca tanto alla rottura del digiuno. Così la mamma mi ha detto “Vieni insieme a me, facciamo la preghiera e cuciniamo pakore e altre cose per l’iftar إفطار, così passerà il tempo”. Ho ascoltato la mia mamma, alhamdulillah الْحَمْدُ لِلَّهِ . Il tempo mi ha aiutato subhanallah e anche la mia mamma. Così sono riuscita a non rompere il digiuno. Jazakum llahu khair per avermi letto e ascoltato.

    Risposta
    • 7 maggio 2016 in 23:36
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      Wa aleikom as-Salam wa rahmatuLlahi wa barakatuHu ukhti Rani ma sha Allah wa yyaki! Jazaki Allahu khairan per aver condiviso con noi questo dolcissimo ricordo di un Ramadan che profuma di infanzia, e di Pakistan. Terrò sempre nel cuore il tuo coraggio di bambina, la saggezza della tua mamma, l’immagine di una grande famiglia che condivide l’iftar. Forse il tuo sguardo lo ritroverò negli occhi di mia figlia, che come te ha avuto la baraka immensa di nascere e crescere (in sha Allah!) in una famiglia musulmana. Che Allah preservi te e tutti coloro che ami!
      Fi amaniLlah wa Salam

      Risposta
    • 8 maggio 2016 in 13:06
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      Wa aleikum assalem wa rahmatullahi wa baraketuhu carissima Rani, è un grandissimo piacere leggerti qui tra noi mashaAllah!!! La tua storia mi ha commosso molto, jazekilahu khaira!! Se vuoi scrivere qualcosa per il blog ti aspettiamo mashaAllah!!

      Risposta
  • 7 maggio 2016 in 22:24
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    wa aleikum assalem wa rahmatullahi wa baraketuhu, effettivamente è proprio questo ciò di cui stavo parlando. Jazekillahu khairan Umm Hamid per aver chiarito questo punto.
    Umm Ruqayyah, emiiiiiin per tutti i tuoi du’a!

    Risposta
  • 8 maggio 2016 in 9:55
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    Capisco. Quindi tieni la cittadinanza italiana (e i suoi vantaggi, diciamola tutta) ma critichi chi aspira ad altro.
    Dubito cio´ sia molto islamico ma tant´e´.

    Risposta
    • 8 maggio 2016 in 13:02
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      Sono cittadina italiana e non solo, sono italiana proprio, ma comunque non posso essere ciò che sono. In Lombardia vorrebbero negarmi addirittura il diritto di curarmi. Quindi cosa ci guadagnano questi ragazzi che non sono “cittadini” a diventarlo? Io la tengo, per il momento, perché non è così facile come credi tu e perché tenersela per chi è nato qui non è mica haram, visto che non puoi fare altrimenti. Cosa è islamico e cosa non lo è non lo decidiamo io e te nei commenti di questo post. Grazie comunque per gli utilissimi spunti che fanno capire molto di te e delle tue posizioni. E’ sempre utile dialogare con serenità.

      Risposta
  • 8 maggio 2016 in 16:17
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    Cosa ci guadagnano, vediamo.
    Magari un pochino di sicurezza, se nel loro paese c´e´ la guerra. O un sistema sanitario migliore e piu´ accessibile. La possibilita´ di poter viaggiare liberamente. E anche di professare il loro credo.
    Nessuno ti vieta il diritto di curarti. Per favore, di´ le cose come stanno.
    Se hai sposato un cittadino algerino potresti/dovresti ottenere la cittadinanza algerina nel giro di qualche anno. Se trovi l´Italia scomoda puoi sempre andartene (tu si´ che puoi, forte del tuo passaporto italiano; altri, altrove, no).
    E´ questo che mi indigna: tu, italiana, forte di un mucchio di liberta´ che altrove si sognano, ti lamenti di non si capisce cosa.
    Dubito tu abbia capito le mie posizioni. E sono serenissima. Visto che l´Italia non faceva piu´ per me sono andata via. Senza lamentarmi.

    Risposta
    • 9 maggio 2016 in 12:48
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      “La possibilita´ di poter viaggiare liberamente. E anche di professare il loro credo.
      Nessuno ti vieta il diritto di curarti.”
      Si vede che non vivi in Italia!

      Risposta
    • 9 maggio 2016 in 13:16
      Permalink

      E comunque stai deviando il discorso, perché io non mi sono lamentata di nulla. Ho solo sottolineato l’importanza, per noi musulmani, di essere davvero “alghurabaa”. L’importanza di non spaventarsi di fronte al razzismo, di non abbassare la testa di fronte a chi ti dice che per vivere in Italia tu straniero devi necessariamente “omologarti”, di non cedere di fronte ai compromessi. L’importanza di vivere il tuo islam per intero ovunque tu sia, l’importanza di conoscere la scienza islamica, per poter distinguere il bene dal male e agire di conseguenza.
      Sono tutte cose che non puoi capire, se non sei musulmana. Ma le persone a cui mi rivolgo mi capiscono benissimo. Mi capiscono bene le ragazzine che rinunciano a indossare il velo per paura di essere messe da parte dalle amiche, mi capiscono bene i ragazzi che dopo un periodo tra pub e discoteche vorrebbero ritornare in moschea, ma hanno tutto un mondo addosso che li trascina….

      Risposta
  • 9 maggio 2016 in 18:07
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    Sono italiana e ho vissuto in Italia fino al 2010 e fino all´eta´ di 29 anni. E ci torno ogni estate. Quindi so di cosa parlo.
    Non mi risulta che in Italia sia vietato professare l´islam. Riconosco che ci siano poche moschee e che la gente (molti italiani, per dire) faccia un mucchio di storie al riguardo. Ma sta a voi battervi.
    Se basta un velo ad allontanare un´amica, meglio cosi´. Non era una vera amica.
    Se credi in dio te ne infischi della discoteca e di chi ci va. La responsabilita´ e´ sempre e solo nostra.
    Non cambio discorso. E´ che mi sembra che tu stia esagerando. Ti e´ permesso indossare il niqab, a patto che tu sia disposta a farti riconoscere (in determinate situazioni, sia chiaro). Potresti anche lavorare (con l´hijab, mi pare che con il niqab sia proibito o quanto meno complicato). La liberta´ di cui godi in Italia in quanto italiana altrove sarebbe un miraggio.
    E che problemi ci sarebbero con il viaggiare?

    Risposta
  • 9 maggio 2016 in 19:03
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    Subhanallah, cara Leila, capisco cosa vuoi dire, ma non stiamo scrivendo qui per raccontare le nostre vicende personali, ognuno di noi ha i suoi motivi se sta in un posto o in un altro, per ragioni nostre e di chi vive accanto a noi. Non credo proprio che a nessuna di noi interessi una “cittadinanza” piuttosto che un’altra, essere musulmani non è legato a una nazione. Ma quando una persona, oggi, ritorna all’Islam, perché “ri-nata” nella sua religione o perché “convertita”, in qualche modo, ha dovuto lasciare qualcosa della sua cultura, sia ella (la persona) italiana, tedesca, o pakistana, o algerina. Perché tutto ciò che in una cultura ti allontana dalla verità, diventa haram per te, musulmano/a, e tu diventi un po’ straniero/a. Non so se è chiaro, se mi spiego bene, insha’a Llah.
    Che Allahc ci perdoni gli errori e ci giudi verso Lui. AMIN

    Risposta
  • 10 maggio 2016 in 15:00
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    Indubbiamente. Si´.
    Ma leggevo le critiche mosse a chi aspirerebbe ad altro e mi sono adombrata.
    Non tutti desiderano le stesse cose. Prima lo si capisce e meglio e´.
    Pace a voi.

    Risposta
    • 10 maggio 2016 in 17:07
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      Wa alaikum Salam wa rahmatullahi Wa barakatuh

      Risposta
  • 24 maggio 2016 in 18:09
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    Assalamo alaykum wa rahmatullahi wa barakatuh. Jazakillahu khayran per questo articolo. Condivido in pieno i tuoi sentimenti. Nei momenti di difficolta’ in cui Shaytaan sussurra che potrei anche considerare di lasciar perdere questa specifica cosa… che non e’ poi cosi’ importante ecc…. mi ricordo quella vita di sbagli, la vita vissuta “cosi’ e cosa’” ….ed immediatamente mi innamoro di quella cosa che due minuti prima trovavo cosi’ difficile e mi ci attacco con le unghie e con i denti. Perche’ la felicita’ sta proprio qui, in questa vita e nella prossima.
    Che Allah ci renda davvero al-Ghurabaa e ci accresca tutti in comprensione di questa realta’! ameen

    Risposta
    • 24 maggio 2016 in 21:12
      Permalink

      wa aleikum assalem wa rahmatullahi wa baraketuhu sorella, emin emin emin!!!

      Risposta
  • 3 giugno 2016 in 17:46
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    As salam alaykum wa rahmatullahi wa barakatuh
    BarakAllahu fiki!!!! Allahumma amin!!!!

    Risposta

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