Equità tra uomo e donna

Prese dal tran tran quotidiano e dai falsi miti che ci sono stati inculcati sin da piccole, spesso noi, musulmane di qualunque parte del mondo, dimentichiamo il nostro grande ruolo, per farci abbagliare dalle false credenze del mondo contemporaneo e inseguire modelli che non ci appartengono.

Ma basta tornare alla sunnah per ricordarsi che il profeta salla Allah alaihi wa sallam ha detto:

“Fate attenzione: ognuno di voi è un pastore ed ognuno di voi dovrà render conto del suo gregge. Un capo è il pastore del suo popolo, e dovrà rispondere del suo gregge; un uomo è il pastore delle genti della sua casa, e dovrà rispondere del suo gregge; una donna è il pastore della casa, del proprio marito e dei suoi figli, e dovrà rispondere di loro […]” [Riportato da Bukhari e Muslim]

Allah subhanahu wa ta’ala ci ha dato un grande ruolo. Ad alcune di noi calza a pennello, altre devono fare più fatica, altre ancora – come me, devo ammetterlo – a volte vorrebbero fuggire via dalle proprie responsabilità per concentrarsi su progetti grandiosi di cui – diciamoci la verità – il mondo può benissimo fare a meno.

Abbiamo spesso sottolineato – e coninueremo a ripeterlo all’infinito – come la riforma della società islamica dipenda dalla donna in quanto – come ripetono spesso i sapienti di Ahlus sunna wal jam’ah – è la donna che educa e quindi forma tutta la società.

Ed è quindi nella prospettiva di questo ruolo grandioso che alla donna competono in modo diretto la cura della casa, l’educazione dei figli, l’affiancamento del proprio marito in tutte le cose che riguardano la vita e la preparazione per l’aldilà e quello che potremmo chiamare il “coordinamento familiare”, fare in modo che tutto funzioni nella famiglia, non solo da un punto di vista organizzativo, ma vegliando sul benessere psicologico di ogni membro. Per molte donne occidentali o di formazione occidentale questo sembrerebbe un ruolo ghettizzante e frustrante, perché in apparenza si tratta di un ruolo di secondo piano. In realtà non è così. In realtà la donna è colei che detiene i fili di quelli che sono – o che poi saranno – i fautori del bene o i fautori del male nella società.

Il ruolo di educatrice, formatrice e consigliera è quindi il ruolo prioritario della donna, che tuttavia può occuparsi anche di altro e intraprendere qualsiasi lavoro che rispetti le condizioni di liceità: per esempio un lavoro che si svolga tra donne senza promiscuità o un qualsiasi lavoro da casa.

Però è il marito, che lavori o no, a dover mantenere la famiglia, procurare il cibo, pagare l’affitto, le bollette e il vestiario e nel caso in cui sia la moglie a lavorare, ella ha la disponibilità piena dei suoi averi e di ciò che guadagna dal suo lavoro e non è tenuta ad utilizzare i propri fondi per contribuire al bilancio familiare in nessun modo. Tutto quello che darà come contributo per il mantenimento della famiglia sarà quindi una sadaqah, un elemosina a tutti gli effetti.

L’uomo al contrario non può sottrarsi: la responsabilità del mantenimento dei propri familiari fa parte dei suoi doveri di marito, di padre e perfino di fratello nel caso in cui abbia una sorella non sposata del cui mantenimento nessuno si occupa. Nel hadith precedentemente citato si evince che l’uomo è appunto il “responsabile” della propria famiglia (“un uomo è il pastore delle genti della sua casa, e dovrà rispondere del suo gregge”) ed è per questo che essendo tenuto a provvedere ad essa, otterrà immenso beneficio dal fatto di spendere i propri soldi per la famiglia.

Il profeta salla Allah alaihi wa sallam ha detto: “Tra i dinari, un dinaro speso nel sentiero di Allah, un dinaro speso per la liberazione di uno schiavo, un dinaro speso in carità nei confronti di un povero, e un dinaro speso per la famiglia, quello che avrà la maggior ricompensa sarà il dinaro speso per la tua famiglia”. [Riportato da Muslim]

Ovviamente se il dovere del marito nei confronti della donna è quello di mantenerla, la sposa ha diritto al mantenimento da parte del marito, come viene evidenziato in quest’altro detto:

[Il suo diritto consiste nel] nutrirla ogni volta che mangi, vestirla ogni volta che ti vesti; non insultarla, non picchiarla, non separarti da lei in un’altra stanza (e come potresti farlo, mentre l’intimità del letto vi ha già uniti?). Non ti è permesso se non ciò che è lecito”. [Hadîth riportato da Abû Dâwûd e Al-Hâkim, che l’ha classificato autentico; tale autentificazione è stata confermata da Adh-Dhahabî].

Il rapporto tra il marito e la moglie nell’islam è quindi basato non sull’eguaglianza – un criterio che non rispetterebbe la costituzione intima dei due – ma sull’equità, come si evince dal significato di uno dei versetti del Corano:

Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini hanno autorità su di loro” Corano, Al Baqara – 228

Hanno autorità su di loro” significa che l’uomo è il pastore della sua famiglia e che quindi a lui, nel giorno del giudizio, verrà chiesto di come si è preso cura della propria moglie, mentre alla moglie, elhamdulilleh, non verrà chiesto del marito (dal punto di vista della responsabilità) e questa è una grandissima misericordia di Allah nei confronti delle donne.

Umm Zuhur
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