Autosvezzamento: l’Esperienza della Mia Famiglia

Ho comprato il robot da cucina apposta: siamo nel 2008 ed è ora di svezzare il nostro primogenito. Niente pappe comprate, faccio tutto io. Lavo, sbuccio, taglio a dadini – ovviaente in cubi perfetti da mamma perfetta, cosa credete? – cuocio, rigorosamente al vapore (per mantenere ogni possibile micron di ciascuna sostanza nutritiva); poi frullo ogni cosa separatamente (pollo, pesce, manzo, agnello, questa verdura, quella verdura, quegli altri 12 tipi di verdura) e surgelo in cubetti per il ghiaccio. A quanto pare il robot da cucina l’avevamo già: sono io. E la cucina è un macello, il lavandino stracolmo. Ma io sono soddisfatta ed ho questo caldo bagliore dentro: ho preparato la pappa al mio bambino per due settimane. Una pappa speciale. Peccato che questa pappa bisogni non solo fare l’aeroplano col cucchiaio per fargliela mangiare, ma provare ogni trucco che ci salta in mente. E poi, appena il pargolo sente un piccolo grumo nella sua cucchiaiata di nutrienti informi e dalle sfumature di beige e verde militare, si fa venire dei conati mostruosi e vomita tutto. Tutti i giorni.

Lo svezzamente tradizionale non è sempre così drammatico, bisogna dirlo. E bisogna permettere che ogni famiglia segua i metodi che ritiene migliori nell’allevare i propri figli e che non c’è niente di male nel differire – ovviamente nella sfera di ciò che Allah ha reso halaal . Questo va reiterato perchè, si sa, la mamma è un essere creato con uno spiccato istinto a difendere, non solo la propria prole, ma spesso e volentieri anche il proprio stile genitoriale!

Passano tre anni ed è ora di svezzare il fratellino. Un bambino completamente diverso, un’esperienza completamente diversa. Leggo il libro Baby Led Weaning – che ora esiste in Italiano masha’Allah col titolo Lascia che il tuo bimbo si svezzi da solo (di Gill Rapley e Tracey Murkett) e l’idea di lasciare al mio bambino la libertà di mangiare da solo, a modo suo, cibo vero, mettendoci il tempo che ci deve mettere e sporcandosi come solo un bambino di 6 mesi con in mano una carota bollita può sporcarsi, mi sembra la cosa più ovvia del mondo. PLOP! Deposito amorevolmente una piccola porzione di lasagne, le stesse che tutti avremo per cena, sul seggiolone e il mio piccolo si dà da fare come può: prima cerca di afferrare le strisce di pasta, ma questo lo rallenta troppo. Cambia strategia: comincia come ad accarezzare vigorosamente le lasagne per riempirsi le mani di sugo… e poi se le lecca alla grande. È geniale. È sistematico. È sudicio. È il ritratto della felicità! (e poi con le strisce di pasta lo aiuto un po’ io…)

Autosvezzamento significa dare al bambino la possibilità di allenare le abilità che gli permettano di imparare a mangiare da solo offrendo – fin dal primo assaggio – cibi solidi in pezzi grandi abbastanza che possa manipolarli da solo. Ai genitori ovviamente rimane il compito di accertarsi che il bambino abbia raggiunto le abilità necessarie (stare seduto da solo – anche se un po’ traballante! – e afferrare oggetti e metterseli in bocca). Questo metodo offre numerosi vantaggi, tra quelli che abbiamo sperimentato autosvezzando il nostro secondogenito ed ora la nostra ultima arrivata, sono:

  • Il bambino sarà felicissimo di provare il cibo dei grandi da solo! E vedere l’espressione sul viso della mia piccola, seduta a tavola con il resto della famiglia, e la sua soddisfazione mentre esplora consistenze, colori, profumi e sapori non ha prezzo.
  • L’autosvezzamento elimina lo stress legato ai pasti, così pesante per i genitori e dannoso per il rapporto del bambino con il cibo.
  • È facile e non richiede preparazione o acquisto di cibi specifici.
  • Tutta la famiglia può mangiare insieme (senza che un adulto debba prima imboccare il bambino).
  • Avendo avuto la possibilità di impratichirsi, il bambino autosvezzato impara a mangiare da solo prima di un bambino svezzato tradizionalmente, e progredirà molto prima ad un modo di mangiare più “civilizzato” (ovvero limitarsi ad ingerire il cibo, non mangiarne un po’ ed usare il resto come pittura tribale!) e con le posate.
  • Il bambino non solo si abitua ad una vasta gamma di alimenti, ma si abitua al cibo così come è preparato in casa sua: non è mai troppo presto per imparare ad apprezzare la cucina di mamma (o papà!).
  • Contrariamente a quello che ho svezzato tradizionalmente, il mio bambino autosvezzato ha sempre vissuto i pasti in maniera rilassata e come uno dei piaceri della vita, masha’Allah. E non solo, ha anche influenzato il suo fratello maggiore ed ora sono entrambi buone forchette, alhamdulillah.

Quando, 8 anni orsono, io e mia sorella siamo diventate mamme a pochi mesi di distanza, la differenza tra il modo di essere mamma in Italia e in Inghilterra (dove vivo io) era abissale. A me sembrava che in Italia tutto fosse eccessivamente medicalizzato (dalla gravidanza con 25 ecografie “di routine”, al parto rigorosamente in ospedale, alle poppate pianificate, alle pappe da misurare al grammo su prescrizione del pediatra); mentre in Inghilterra c’era molta più libertà di scelta ed un approccio più naturale e spontaneo era già popolare ed incoraggiato dal sistema sanitario. Oppure si potrebbe dire – e mia madre lo dice eccome!!! – che qui in Inghilterra siamo lasciate praticamente a noi stesse. In un certo senso è vero, ma avere autonomia e la possibilità di fare scelte informate ed indipendenti è molto importante: essere genitori – e dover a volte lottare contro le proprie insicurezze e un generale senso di inadeguatezza – non è facile così com’è, figuriamoci se ogni mamma e papà dovesse per forza adeguarsi ad un unico modo considerato accettabile, che potrebbero non essere affatto adeguato al proprio bambino o alla propria famiglia. È bello vedere come, anche in Italia, questa libertà di scelta sia molto più diffusa.

In conclusione, cara mamma, che tu decida di frullare le pappe al tuo bambino oppure no, ogni lode spetta ad Allah, il Signore di tutto ciò che esiste, che non solo ci permette di nutrire i nostri piccoli con tanta abbondanza e varietà, ma ci concede anche di scegliere come.

Anisa Umm Yusef
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2 pensieri riguardo “Autosvezzamento: l’Esperienza della Mia Famiglia

  • 16 maggio 2016 in 15:30
    Permalink

    assalamu alaikum wa rahmatullah,

    Ma shaa Allah jazakillahu khayran! Non sapevo si chiamasse ‘autosvezzamento’! Ottimo esplorare vari cibi con consistenze diverse, aiuta lo sviluppo sensoriale (spero si dica cosi in italiano) del bambino, alhamdulillah ))

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  • 17 maggio 2016 in 19:43
    Permalink

    Masha’a Llah, anche i nostri bimbi sono sempre stati “svezzati” in questo modo.. a dire la verità, non c’è stato mai un vero e proprio svezzamento, semplicemente, in tutta naturalità, a un certo punto (normalmente appena riescono ad afferrare le cose con le mani e metterle in bocca), pur continuando a prendere il latte dalla mamma, si uniscono a tutti noi mentre mangiamo e per imitazione, fanno quello che facciamo noi. Perciò, niente pappette, niente cibi su misura, che alla fine vengono “buttati” (o finiscono nella pancia della mamma…. argh!! subhanallah!)…. Al hamdulillah, non ho mai fatto esperienza di bimbi che rifiutano il cibo, masha’a Llah, i bimbi penso hanno una grande voglia di fare quello che fanno gli altri (bimbi grandi e adulti). Certo, si sporcano, pasticciano le mani, i vestiti, qualche “spreco” di cibo un po’ c’è,ma in quantità davvero minime..
    Poi bisogna riuscire a fermare il bimbo quando vuole giocare troppo col cibo, chiaramente (tipo sparpagliare tutto il riso e la pasta sul tappeto.. astaghfirullah). Ma devo dire che la nostra esperienza è stata molto positiva così. A volte, per far mangiare qualcosa al bambino che vuole solo tenere in mano o pastrocciare un po’ di cibo, io gli mastico quello che stiamo mangiando o glielo schiaccio un po’ al momento, e glielo dò. Tra l’altro, noi di solito mangiamo tutti dallo stesso piatto (e con le mani), e questo facilita moltissimo i bambini, al hamdulillah.
    Jazaki Llahu khair per questa bella esperienza condivisa.
    Umm Hamid

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