“Il malocchio è reale”, racconto di una muhajira in Marocco

Una sorella muhajirah in Marocco ci scrive e ci racconta la sua esperienza con il ‘ain, il malocchio.
A volte non diamo il giusto valore a quella che è davvero una piaga delle nostre società. Oggi, dall’esperienza diretta di una nostra sorella, vediamo quali sono i sintomi e quali sono le cure e riflettiamo su ciò che davvero può proteggerci da ‘ein (malocchio), sihr (magia) e qualsiasi male: la preghiera e la lettura del corano.
Che Allah preservi noi e le nostre famiglie da qualsiasi male.

As-salamo aleikom wa rahmatUllah Ta’Ala wa baraketuhu ukthi.
Come ti avevo promesso, ti scrivo circa i fatti degli ultimi mesi. Ritorno un po’ indietro nel tempo, sebbene tu conosca già parte dei fatti.

Due anni e mezzo fa (ma in realtà l’idea c’era da molto prima) io e mio marito abbiamo deciso che era arrivato per noi il tempo della hijra, della migrazione verso Dar-al-Islam, la terra dell’islam.
In quel periodo vivevamo in Emilia-Romagna e la nostra quotidianità era scandita da una marea di problemi che, con l’arrivo delle figlie, si stavano man mano moltiplicando.

Mio marito è italiano, ma originario della zona centrale del Marocco. Eravamo sposati da più di sei anni in quel momento ed avevamo visitato la sua famiglia più volte ed io mi ero innamorata della sua città. Lui non era affatto convinto che fosse la scelta giusta per me. Shaytan sussurrava al suo cuore che io avrei avuto problemi, che non mi sarebbe piaciuto vivere in Marocco e che nel giro di un paio di anni sarei voluta tornare indietro. Valutammo con calma i pro ed i contro ed alla fine ci rendemmo conto che, comunque, i pro erano sempre molti di più dei contro. In primis c’erano le bambine, che allora avevano 1 e 3 anni. Poi c’ero io, che ormai ero in condizione di dovermi preparare come per una battaglia anche solo per andare a comprare il latte. Poi c’era mio marito, a cui mancava la sua famiglia, la sua terra e (come non comprenderlo?) la possibilità di vivere quotidianamente ed in pace la propria religione.
E che dire della possibilità di poter studiare il Corano e farlo apprendere alle proprie figlie? Ma cha Allah!

Ci siamo detti:
Colui che fa la Hijrah sulla via di Allah (per il compiacimento di Allah) troverà sulla terra molti luoghi per emigrare e abbondanza (di cibo e di altri mezzi). Chiunque lascia la sua casa per fare la Hijrah attraverso (un luogo dove può adempiere ai comandi di) Allah e il Suo Messaggero e poi la morte lo trova, senza dubbio la sua ricompensa è assicurata da Allah. Allah è il Più Perdonatore, il Più Misericordioso. (Corano, 4:100)

Dopo qualche mese di preparazione (psicologica soprattutto) e dietro mia “quieta” insistenza (io vado con le bambine da tua madre, se vuoi venire sai dove siamo!), messi alle strette dalla situazione lavorativa/economica, abbiamo deciso di partire.
Non è stato semplice. Avevamo un budget limitato per fare tutto: trasloco, avviare una piccola attività che ci permettesse di vivere, trovare casa. Vendemmo tutto ciò che era possibile e regalammo il resto, portando con noi solo l’indispensabile. Devo dire che un po’ mi sentivo dispiaciuta…. Tutte le cose che avevo non c’erano più, ma in cuor mio mi dicevo “lo fai per Allah, Subhana wa Ta’Ala. Di certo Allah ti concederà di meglio, se non in questa vita, sicuramente nell’altra, in cha Allah”.

Andai a passare un po’ di tempo con la mia famiglia, per parlare loro con calma della nostra decisione, che loro accettarono a malincuore e soprattutto perché sapevano che io non avevo più un lavoro da diversi mesi e che mio marito lo avrebbe perso da lì a poco.
Al hamdu Lillah, eravamo così felici che tutto ci sembrava semplice. E così Allah ci ha aiutati a cambiare la nostra vita e quella delle nostre figlie, ma cha Allah!

In quella nostra felicità, in cui ci eravamo ritrovati come credenti, come coppia, come genitori, abbiamo dimenticato una cosa importante:
Shaytan è per l’uomo un nemico manifesto, astaghfirUllah.
E così io e la mia famiglia abbiamo avuto la nostra esperienza con il sihr (magia) e l’ein (il malocchio). Cose che sono ben conosciute e di cui il Corano parla chiaramente, ma di cui spesso ci dimentichiamo e che a volte alcuni ritengono essere solo “credenze”.

All’improvviso, nulla era soddisfacente. Io facevo fatica ad apprendere la lingua, pregavo a fatica, non avevo la forza di tirarmi su dal letto. Pensando fosse un problema di natura fisica (avevo messo su dei kiletti in gravidanza) mi decisi di riprendere a fare un po’ di movimento a casa. La mia salute fisica era decisamente migliorata, ma quella psicologica no. Mi sentivo arrabbiata, nervosa…. Volevo andare via a tutti i costi. Non sopportavo mio marito, non sopportavo le mie bambine, astaghfirUllah…. Dentro di me sentivo un forte malessere. Mi dicevo “Cosa sto facendo?”, ma era come se fossi una spettatrice inerme di me stessa. Mi dicevo (ero io poi a pensarlo? Mah…) che potevo tornare dai miei e rimettermi a lavorare. Non so bene come o quando, abbandonai la preghiera. Piano piano, si fece strada in me l’idea del divorzio. Nello stesso modo, cominciò a farsi strada dentro di me l’idea di abbandonare il mio hijab per poter accedere più facilmente al mondo del lavoro. Desiderai allontanarmi dalle mie consorelle, poichè la loro presenza mi ricordava che stavo prendendo una strada sbagliata.
Piangevo continuamente, ero infelice e nonostante sentissi di amare ancora mio marito, desideravo allontanarmene.

Poi un giorno, dopo mesi e mesi di discussioni, mio marito mi disse che m’avrebbe concesso il divorzio solo se fossi andata con lui da un fratello che faceva roqya, specializzato nei casi di ein e sirh. Io ero tranquilla: perché pensava che fosse il mio caso? Ero impazzita o posseduta solo perché volevo divorziare?
Quando entrammo da lui, c’erano tante persone. Ognuno raccontò in breve che cosa sentiva e mi resi conto che, chi più chi meno, avevamo più o meno gli stessi “sintomi”. Quando il fratello iniziò la recitazione del Corano sull’acqua, sentii il cuore scaldarsi forte ed esplosi in un pianto a dirotto. Cosa stò facendo? – mi dicevo – Cosa stò facendo? Allah, aiutami! Senza il tuo aiuto sarò perduta!

All’improvviso, tutto mi fu chiaro. Ripresi immediatamente la preghiera ed io e mio marito seguimmo i consigli che il fratello ci aveva dato.

Secondo lui, il nostro era un chiaro caso di malocchio: io italiana, tornata all’islam, muhajira, munaqqaba, io e mio marito siamo una bella coppia, sempre molto uniti, due belle bimbe (tabaraq’Allah, che Allah me le preservi, Amin). Dopo la prima settimana, una specie di “terapia d’urto”, la nostra vita è tornata alla normalità. Anzi, direi che adesso siamo molto più uniti di prima e l’amore che avevo per mio marito è aumentato, che Allah lo benedica e gli conceda il meglio, in questa vita e nell’altra, amin.

Ma perché ci è capitato questo?
Il malocchio, a differenza del sihr (la magia) che ha bisogno di rituali specifici e viene fatta ad hoc, spesso e volentieri è del tutto involontario. Vediamo qualcosa di bello, che ci piace, qualcosa che vorremmo, la apprezziamo ma non mettiamo la parola di Allah su di essa, non diciamo cioè: Ma cha Allah o Tabaraq’Allah. O, peggio, ci chiediamo perché noi non la possediamo e perché sia toccata ad un’altra persona piuttosto che a noi, dimenticando che il rizq viene da Allah e che Lui ci concede ogni cosa che è scritta per noi e ciò che Gli chiediamo, ma solo se questa non è un male per noi.

Il Profeta (salla Allahu alayhi wa sallam) ha detto:
“Il malocchio è reale e se qualcosa dovesse superare il decreto divino, questo sarebbe il malocchio. Quando vi viene chiesto di fare un bagno (per fornire una cura) dall’influenza del malocchio, dovreste fare un bagno”. (Riportato da Muslim)
L’ein è ciò che su questa terra può affrettare il giorno della morte.
Per proteggersi da questo, bisogna mantenersi saldi alla preghiera, al dhikr e chiedere la protezione di Allah per noi o per le persone che abbiamo vicino come faceva il Profeta.

In una fatwa, Shaykh Ibn ‘Uthaymin ricorda che il Profeta (salla Allahu alayhi wa sallam) cercava rifugio per al-Hasan e al-Husayn e diceva:
“U’idhukuma bi kalimat Allah al-tammati min kulli shaytanin wa hammah wa min kulli ‘aynin lammah” (Io cerco rifugio per entrambi voi nelle parole perfette di Allah, da ogni male e da ogni rettile velenoso, e da ogni malocchio) Al-Tirmidhi 2060; Abu Dawud 4737.
E diceva: “Così Abramo cercava rifugio in Allah per Ishaq e Isma’il, pace su entrambi loro” Narrato da al-Bukhari 3371.

Se ho voluto raccontare la mia esperienza, non è per intimorire chi si appresta all’hijira, che io rifarei cento volte. Non è per dire “Non venite in Marocco”, perché è la mia nuova casa ed un paese che amo. E’ una cosa che poteva succederci ovunque.
E’ per dire “State attenti”. L’ein può colpirvi e Shaytan può approfittare del momento per distruggere la vostra vita su questa terra e, soprattutto, tutto ciò che avevate messo da parte per l’altra. Spesso sento di coppie che divorziano senza alcun motivo apparente, figli che si allontanano dai genitori senza che nulla lo facesse presagire, familiari che si ammalano improvvisamente ecc…ecc…
Rifugiatevi in Allah e restate uniti.
Ricordo sempre quello che mi disse mio marito un po’ di tempo fa:

Quando hai una scelta da fare, chiediti “E’ halal?
Compiace Allah? Mi fa guadagnare per l’altra vita?”.
Se è si, vai. Se è no, fermati.

 

Che Allah ci consenta di camminare dritti sulla Retta Via, di aggrapparci saldamente alla sua corda, di non morire tra i perdenti, di essere tra coloro che saranno sotto la Sua Ombra, il Giorno in cui non ci sarà altra ombra che la Sua. Amin.
Wa aleikom salam wa rahmatUllah wa baraketuhu.

Ummu Nur
www.alghurabaa-magazine.com

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Leggi anche:
L’effetto del sihr sul rapporto coniugale
Come chiedere la protezione ad Allah per i bambini

9 pensieri riguardo ““Il malocchio è reale”, racconto di una muhajira in Marocco

  • 24 luglio 2016 in 8:51
    Permalink

    Assalaamu alaykum ukhti, ameeen!
    Che Allaah protegga e preservi te e la tua famiglia ameen.
    Grazie per la condivisione!

    Risposta
  • 25 luglio 2016 in 12:58
    Permalink

    Direi che hai sofferto per il cambiamento di abitudini, vivere in un paese diverso dal proprio può essere estremamente sfiancante.
    Curiosità: adesso dove vivete, in Marocco o in Italia?

    Risposta
    • 26 luglio 2016 in 1:31
      Permalink

      Fosse solo cambiamento di abitudini perché lasciare la preghiera e ricominciare a vedere le cose con lucidità (e finalmente con serenità e pace) solo dopo una ruqiya?

      Risposta
    • 26 luglio 2016 in 11:46
      Permalink

      As-salamo aleikom wa rahamtUllah wa baraketuhu.
      Viviamo in Marocco, ukthi, e non abbiamo alcuna intenzione di rientrare in Italia. Da dopo roqya, la situazione è tornata abbastanza velocemente alla normalità, quindi non c’è alcun motivo per noi per ritornare.
      Al hamdu Lillah, cerchiamo di migliorare la nostra pratica e cerchiamo di migliorare ogni giorno come credenti, cercando rifugio in Allah.

      Risposta
    • 26 luglio 2016 in 16:35
      Permalink

      E’ un fenomeno noto che non risponde alla mia domanda )))

      Risposta
  • 27 luglio 2016 in 0:07
    Permalink

    Autosuggestione, suppongo.
    Del resto si crede quel che si vuole, male non fa.

    Risposta
  • 27 luglio 2016 in 11:29
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    assalamu alaikum sorella Umm Nur,

    Jazakillahu khayran per aver condiviso la tua esperienza, che Allah protegga te e la tua famiglia!

    Risposta
  • 30 luglio 2016 in 19:18
    Permalink

    As Salam alaykum wa rahmatullahi wa barakatuh ukhti Umm Nur, barakallahu fiki per la tua testimonianza. Spesso scambiamo dei veri e propri segni di ‘3in con semplici “cambi di abitudini o di Paese”!!! Certo come nel caso della Hijra di cambiamento c’è tanto, ma c’è anche tanto amore per la Hijra fisabilillah, tanto che è lo strumento per il superamento di quelli che in Occidente è definito depressione!!!! La la stessa depressione è un segno di sihr,’3in e jinn. Anch’io nel mio piccolo invito tutte le sorelle a non sottovalutare nessun sintomo e di fare del Qur’an l’aria che si respira! Non dimentichiamo che il Profeta sallallahu alayhi wa Salam ha narrato in un autentico hadith che molte tombe sono il risultato di “3in”. Che Allah Subhana wa Ta’ala vi benedica e vi protegga m, Amin

    Risposta

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