La storia di Aziza: lasciatemi mettere il velo!

Assalam aleikom wa rahmatuLlah, mi presento: sono Aziza, una studentessa universitaria e abito nel Sud Italia assieme alla mia famiglia, luogo in cui sono cresciuta. E questa è la mia travagliata storia per riuscire ad indossare il velo!

Fin da quando ne ho memoria ho sempre desiderato indossare il hijab, guardavo mia mamma e ammaliata dal fascino che nascondeva desideravo ardemente indossarlo; guardare le donne coprirsi, la loro modestia mi trasmetteva un senso di donna forte e sicura, da leonessa subhanaLlah, capace di sconfiggere ogni avversità ma cha Allah. Quello sguardo che si cela dietro un velo casto mi colpiva ogni volta nel più profondo intimo subhanaLlah.
Sin da piccola tenevo i capelli legati in una cipollina, sarà per i numerosi capelli che avevo ma anche perché non mi è mai piaciuto mostrarli subhanaLlah.

Un giorno – avevo circa 7 o 8 anni, certamente non di piú – mi svegliai e decisi di punto in bianco di indossare il velo. Sgattaiolai fuori di casa senza farmi vedere da mia madre e presi il pulmino per andare a scuola. Ero così fiera e orgogliosa di me, un’immensa felicità scorreva nel mio corpo… finché non varcai lo scalino del pulmino. Risate a destra e sinistra, insulti e parolacce a non finire, non capivo perché i miei compagni reagissero così, non capivo che per loro fosse una cosa strana, diversa o, forse, anche sbagliata. Arrivai a scuola rammaricata ma comunque con la forza di entrarvi, ancora non volevo mollare.
Ancora ricordo il modo in cui la maestra mi guardò, con sguardo triste e pietoso, a dir poco riprovevole ma senza dire nulla, in classe regnava un silenzio tombale, ma quel silenzio non era altro che la quiete prima della tempesta.

Ore 10:30: merenda, tutti piombarono addosso a me con mille domande insulti e provocazioni, si sa i bambini sanno essere molto cattivi, ed io ahimè risposi con violenza picchiando qualche bambino astagfiruLlah. Allora la maestra mi chiamò e iniziò a farmi un interrogatorio, credendo che i miei genitori mi avessero costretta, ma alla scoperta che il gesto si trattava semplicemente di una mia scelta fece una risata che ancora oggi rimbomba nelle mie orecchi,e e lì scoppiai a piangere.

Giunta l’ora di tornare a casa, ero triste e sconsolata, senza nessuno che potesse incoraggiarmi, non vi erano altri bambini musulmani (vivevo in una piccola città dove l’unica a indossare il velo era mia mamma), tutti gli altri contro me per un “fazzoletto”, così lo chiamò la maestra. Arrivai a casa, mia madre mi guardò, finalmente uno sguardo non compatito, mi fece un sorriso amorevole che solo le mamme possono fare, mi abbracciò a sé e mi spiegò quando sarebbe arrivato il momento giusto per il velo.

Andiamo avanti nel tempo, arriviamo al primo superiore: in quel periodo ho sempre indossato magliettine lunghe e pantaloni larghi, oppure qualche tenuta sportiva, i capelli legati, un po’ maschiaccio, introversa, con i miei soliti problemi adolescenziali a cui pensare. Ebbi un periodo dove indossavo sempre cappelli, cappucci senza un motivo, forse per il mio essere ribelle… ma non sapevo che era il desiderio inconscio della mia anima di indossare il hijab.

Un giorno mia mamma mi chiese: “perché non indossi il hijab?”. E io ribattei: “ma mamma, cosa dici?”. Ma, effettivamente, alla fine quella domanda mi fece riflettere. Cosa mi mancava per indossare il hijab? Nulla.

Ed ecco allora che qualche giorno dopo si ripeté la stessa scena di anni prima: sgattaiolai fuori da casa e presi il pullman per andare a scuola. Mi osservavano e bisbigliavano tutti. Una volta ascuola, non appena varcai la porta della mia classe tutti strabuzzarono gli occhi ma nessuno disse nulla, avevo il cuore che batteva all’impazzata. Al hamduliLlah la mia classe era solo femminile, ma ai tempi ero l’unica ragazza che fosse venuta a scuola con il hijab e quindi dire che per molti fosse strano vedermi abbigliata così è dire poco. All’improvviso la mia compagna di banco si mise a piangere chiedendomi spiegazioni, la prof interruppe la lezione per parlare con me avanti a tutta la classe. Mi dissi: “no… perché? Un’altra volta”.

Arrivata la pausa, uscii per andare in bagno: insulti ovunque mi girassi. All’improvviso un ragazzo da dietro mi levò il velo e io di scatto, per impulso gli diedi un pugno astaghfiruLlah. Ritornai in classe senza velo sentendomi umiliata, violata, denudata e non compresa, sentendomi anche in colpa per non aver portato rispetto al hijab, comportandomi come una bestia.

Mi sedetti al mio banco, lo staccai mettendomi in un angolo, mi ci appoggiai e piansi chiedendo perdono e aiuto ad Allah. E tutta la giornata rimasi lì accovacciata, fino all’ora d’uscita, una tristezza profonda colpì il mio animo. Tornai a casa, pregai tanto e chiesi conforto ad Allah. Il giorno dopo uscii nuovamente con il velo, con più conoscenza e saggezza e chiesi a mio padre di accompagnarmi a scuola. Quando mi vide, mi guardò esterrefatto (in senso buono) e poi mi accompagnò, mia madre fece dua’a per me e mi sistemò il velo, ed è proprio da quel giorno che combatto realmente per il mio essere donna, per il mio hijab, per la mia libertà e per il mio amore per Allah e al hamduliLlah sono passati quasi 7 anni da quel giorno benedetto!

Il mio atteggiamento grazie al hijab è cambiato moltissimo subhanaLlah, sono diventata più amante della conoscenza, così come più paziente ed aperta al dialogo. Anche prima ero una tipa piuttosto calma, ma allo stesso tempo, se aizzata, potevo divenire aggressiva, che Dio mi perdoni. Ora al contrario cerco sempre il dialogo e il confronto pacifico.

Oggi posso dire che va tutto bene, al hamduliLlah, molto meglio di prima. Certo, ci sono sempre i pregiudizi, qua e là anche qualche insulto, ma oramai non ci faccio più caso, ci rido su…
Alcuni miei compagni, ora come ora, mi sostengono anche, e addirittura qualche volta mi difendono o proteggono. Certo, qualche altro invece fa tutt’altro che supportarmi o mostrarmi simpatia, talvolta qualcuno ancora mi attacca, ma io proseguo per la mia strada, felicissima della mia scelta. Ora nella mia scuola superiore e nel mio Paese ci sono molte più donne, rispetto all’epoca, che portano il hijab, per cui non sono più così sola.

Aziza
www.alghurabaa-magazine.com

6 pensieri riguardo “La storia di Aziza: lasciatemi mettere il velo!

  • 28 luglio 2016 in 10:24
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    SUBHANALLAH! Che Allah continui a darti la forza che hai cara, hai avuto comunque anche la fortuna di avere una famiglia che ti supportava alle spalle, anche se tutti ti erano contro… un pò come noi italiane tornate all’islam ,che però non abbiamo nessuno che ci supporta, solo Allah.
    Ma ognuno ha la sua storia. e l’Hijab è il nostro orgoglio ed il nostro rispetto.
    LIBERTA’ DI METTERE HIJAB.

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    • 28 luglio 2016 in 11:29
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      Amin!! Che Allah la ricompensi ma shaa Allah ha avuto tanta forza… e soprattutto ha fatto tanti sforzi, che alla fine sono più importanti del risultato ^^
      Ma shaa Allah sei convertita sorella? Ci racconterai anche tu la tua storia vero? Hhh in shaa Allah khair
      Wassalam

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  • 28 luglio 2016 in 12:51
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    Ameen!
    Che Allaah subhaana wa ta ala ti ricompensi abbondantemente e ci renda salde nel sirat al mustaqeen, ameen!

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  • 29 luglio 2016 in 16:02
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    Ukthi, Allah ti dia la forza e la pazienza. Amin.

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  • 1 agosto 2016 in 22:34
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    Ameen!
    Che Allah continui a guidare te, sorella Aziza, me e tutte noi sulla strada che compiace Allah, solo Lui puo’ rendere facile qualsiasi cosa. Un abbraccio

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  • 3 agosto 2016 in 17:28
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    Allahumma barik sorellina che Allah Ta’ala ti preservi e ti renda salda fino al raggiungimento di al Firdaws Amin

    Risposta

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