Da do-re-mi a alif-lam-mim

  • Questa è la “voce” di una sorella francese, che viveva in una famiglia musulmana, ma che dell’Islam sapeva poco o nulla… AlhamduliLlah, Allah l’Altissimo l’ha guidata con la Sua grazia e l’ha fatta ritornare sulla retta via 🌺 Che Allah ci aiuti e ci protegga dal Kufr e dallo sviamento.

Ecco la mia storia… ora ho vent’anni e mezzo, ma tutto è nella mia mente come un ricordo così vicino.

Tutto è cominciato all’età di 10 anni, quando sono entrata in prima media come tutte le altre ragazzine e, tra le altre materie, c’era la musica. Non mi sentivo a mio agio durante i corsi, ma sapevo di avere una bella voce. Una volta dovevamo cantare, ognuno al suo turno, per la pagella del primo trimestre. Cantai, cantai… poi alla fine mi accorsi che la professoressa stava piangendo. Lei si congratulò con me, e quel giorno ero felice, perché ero una persona che era sempre stata nell’ombra ed ero finalmente entrata nella luce. Ma era una luce molto pericolosa, con cui avrei potuto bruciarmi.

In seguito venni presa a carico da un professore di musica delle medie che mi insegnava come gestire la mia voce e così via… e stranamente, a causa di questa passione, tralasciavo tutto ciò che mi circondava e mi rifugiavo nella musica. Persi anche la fede in Allah, che Egli mi perdoni. Tutto questo successe assai velocemente e senza quasi che me ne accorgessi, perché mi si dicevano molte cose, fui anche influenzata dal famoso professore di musica che bestemmiava molto e diceva che si vive per la musica. Mi diedi corpo e anima alla musica, ma, ora che ci ripenso, è il più grande male che abbia mai conosciuto sulla terra.

A 16 anni ero al liceo musicale. Ero molto determinata, dovevo avere il diploma in musica! (Allahu-l-Musta’an). L’anno scolastico passò velocemente e finì con tranquillità, e credevo che sarebbe stato sempre tutto uguale, ma mi sbagliavo.

Tornata a scuola dopo l’estate, seppi dal mio professore di musica che il direttore di una scuola musicale mi aveva conosciuto durante una recita. Ovviamente fui molto contenta, c’erano così tante cose da fare e tutto questo mi faceva davvero impazzire, avevo bisogno di respirare, così presi il mio tempo. A novembre, quasi per caso, cominciai a non andare più al corso di musica e continuai così fino alle vacanze di Natale. Non vedevo più nessuno, ma stavo bene. Un giorno pulii la mia camera, poi mi stesi sul letto e pensai alla morte. Mi dissi: “È questa la mia vita? Essere un oggetto che s’incita solo affinché canti? A nessuno importa quello che provo, nessuno si preoccupa di sapere se sono stanca o meno… cosa risponderò al mio Signore?“… cominciai a piangere e fu lì che tutto cambiò.

Cercai tra i libri che avevo a casa e ne trovai uno che veniva dalla Mecca: ‘Aqidah ahlu-s-Sunna wa-l-jam’ah (Il credo della gente della Sunna e del Consenso) di Ibn ‘Uthaymin, rahimahuLlah. Lo lessi e piansi così tanto. Feci le mie abluzioni e compii la preghiera, mi sentivo bene. Imparavo, imparavo ed ero scioccata capendo fino a che punto avevo tralasciato la mia religione, avrei voluto schiaffeggiarmi!

Quando tornai a scuola dopo le vacanze di Natale ero cambiata, e portavo vestiti larghi. Volevo mettermi il velo ma non ne sapevo nulla. Cominciai ad andare in moschea vestita con un jilbab. Mi sentivo troppo bene. La musica non mi mancava, per me era Shaytan in persona e mi aveva allontanata così tanto dalla religione, anche se non ero a conoscenza del fatto che fosse vietata. Fosse stato per me, non avrei messo mai più piede in una classe di musica. Feci le mie ricerche sul velo e restai sveglia tutta una notte e subhanaLlah non trovai niente. Strano, no? Mi misi a piangere, scoraggiata… avrei voluto abbandonare l’impresa quando sulla bacheca di facebook apparve una scritta:

E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; e di lasciar scendere il loro velo fin sul petto…” [Surat-un-Nur (La luce, 24) versetto 31]

Il giorno dopo indossai il velo, senza che nessuno lo sapesse, ed era una domenica. Il lunedì arrivai al liceo completamente trasformata. Vestita con un lungo abito e un hijab, andai da una sorella e le dissi che avrei voluto che mi prestasse un jilbab più largo. Me ne regalò uno, lo indossai subito e mi sentii così bene! Da quel momento, non lo abbandonai mai più, e oggi porto il niqab.

Sorelle, se vi racconto questo è perché waLlah la musica è un grande male! Non vi ho nemmeno raccontato tutto, ma allontanatevi da essa, fa marcire i cuori! Oggi sono felice, ho la mia religione e nient’altro e nonostante i commenti e le incomprensioni ho saputo restare forte. Che Allah ci guidi!

Tradotto da www.alghurabaa-magazine.com

4 pensieri riguardo “Da do-re-mi a alif-lam-mim

  • 17 agosto 2016 in 8:39
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    Subhaana Allaah concordo, è una grande fitna Allaah musta an!
    Jazakillaah khair per la condivisione

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  • 18 agosto 2016 in 21:41
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    wa jazeki khairan ukhti!

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  • 19 agosto 2016 in 20:28
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    Una testimonianza interessante sull’effetto della musica… mi ha colpito il fatto che la sorella già disprezzare la musica prima ancora che sapesse che è haram! Ma sha’ Allah.

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    • 23 agosto 2016 in 10:37
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      Ma shaa Allah sì!! Il fatto è che comunque chi ha vissuto nel “fango” come diceva una sorella un un’altra testimonianza, non può sapere cosa vuol dire essere sporchi fino a quando non si diventa puliti e in questo caso si vede dato che la sorella ha iniziato a disprezzare la musica quando ha iniziato a riflettere sulla vita e sull’Islam Allahu Akbar

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