Quotidianità di una mamma esasperata

Questo articolo è stato scritto da Oum Amine, educatrice specializzata da vent’anni. Si tratta di un invito alla riflessione sulla condizione della donna musulmana “moderna e in carriera” e sugli effetti di questo stile di vita sull’educazione dei bambini e sul benessere familiare. Collaboratrice del sito francese Muslimette Magazine, che ci ha concesso un permesso di traduzione generale di tutti i loro articoli (e che vi consigliamo vivamente di seguire), sa parlare dell’educazione, la sua specialità, facilmente, con esempi efficaci e in modo semplice e accessibile a tutti. In shaa Allah, in futuro, tradurremo altri suoi articoli per il nostro magazine. Buona lettura!

La mattina.

La suoneria della sveglia rintocca nelle mie orecchie, mi dà il semaforo verde per una corsa sfrenata.

È difficilmente che mi alzo dal mio letto. Non ho proprio la scelta. La vita di tutta la casetta pesa sulle mie fragili spalle.

Sveglio i miei figli, persino la luce accesa, non si muovono. Sono talmente stanchi. Le tende aperte, aprono piano gli occhi.

Dopo un bacio veloce, a partire da adesso non si può perdere un minuto. Il conto alla rovescia è iniziato, fino alle dieci/undici della sera. Il minimo ritardo avrà delle conseguenze sulla giornata.

I miei bambini non hanno ancora avuto il tempo di stiracchiarsi, che già sentono la frase che li stressa o che ormai non sentono più:

“Sbrigati”.

Lo “sbrigati” in tutte le frasi.

Sbrigati a lavarti! Sbrigati a vestirti! Sbrigati a pettinarti! Sbrigati a mangiare! Sbrigati… sbrigati…

Stamattina è con il fiatone che ho legato la cintura ai miei bambini. Finalmente! Possiamo andare a scuola. Appena la macchina si mette in moto, mia figlia mi dice che le fa male la pancia e che vuole vomitare. Non ci credo, le dico banalmente di pensare ad altro. È vero, le ho detto “sbrigati”, ero al punto di prenderle il cucchiaio e di farle ingoiare i  cereali, senza che avesse il tempo di masticare. Mi avrebbe fatto guadagnare così tanto tempo. Ma la mia ragione mi ha dissuaso dal contrario.

Vomita… sono al massimo, non ne posso più. Le urlo addosso, come se fosse colpa sua. Faccio retromarcia. Chiedo agli altri bambini di aspettare in macchina. Non è il caso di perdere altro tempo. Devo essere al lavoro per le nove in punto. In più, ho una riunione.

Sono davanti alla scuola, prendo mia figlia in braccio, do l’altra mano a mio figlio e il maggiore ci segue dietro. Corriamo tutti e tre. I nostri corpi disarticolati, sudati, arriviamo davanti al cancello. È chiuso. Suono, nessuno risponde. Corro nel senso opposto, per arrivare nella stanza della direttrice. Mi guarda irritata. Mi apre la porta e mi fa notare che sono in ritardo. Le spiego il vomito, la corsa, la porta chiusa. Si prende totalmente gioco di me. Guardo i miei bambini e chiedo loro di andare in classe e di “sbrigarsi” ovviamente.

Raggiungo la mia macchina, metto in moto in terza. Corro veloce, molto veloce per recuperare il mio ritardo. Guadagno qualche minuto, ma arrivo lo stesso in ritardo. La macchinetta marcatempo mi farà il rendiconto alla fine del mese.

Sono stanca, ho il mal di testa, e sono arrabbiata con me stessa. Non ho dato un bacio ai miei bambini a scuola. La mattinata trascorre davanti a me e mi sento in colpa per far vivere loro questo ritmo da adulti. Mi dico che non ho scelta e che è la quotidianità di tutte le mamme. Le pastiglie di paracetamolo mi fanno dimenticare questa mattina e mi metto al lavoro.

 

Mezzogiorno.

Finalmente è la mia pausa. Mangio un sandwich facendo la spesa per guadagnare un po’ di tempo sulla mia giornata. Rifletto sulla cena di stasera, compro quello che serve e dato che sono giù di morale compro tante “schifezze” che mangerò nel pomeriggio in ufficio. Passo in macelleria, panificio… non dimentico la farmacia per prendere il trattamento dei miei figli che sono asmatici e di mia figlia che è allergica.

Ovviamente arrivo al lavoro in ritardo un’altra volta. Il mio responsabile me lo fa notare. Ma non ho scelta, le mie giornate sono troppo corte e non ho il tempo di fare tutto.

Ecco che tocca a me, ho mal di pancia. Ho mangiato il mio sandwich così velocemente. Ignoro il dolore. Ingoio le mie “schifezze” annaffiate di tè.

A partire dalle quattro e mezza ho l’angoscia dell’ora. Non devo ritardare la mia uscita dal lavoro. Ogni cinque minuti dò un’occhiata al pendolo. Alle cinque e un quarto devo andare a recuperare i miei bambini al doposcuola. Nella mia mente sono già sulla strada.

Le cinque, il mio cuore palpita, evito il mio responsabile, rischio che mi chieda un lavoro all’ultimo minuto.

Cinque e un quarto, partenza perfetta!

Raccolgo le mie cose, non c’è un minuto da perdere. Corro veloce, anche i secondi sono contati. Ah!! Non sono in ritardo.

 

La mia sera.

Merenda per i bambini e riordino della spesa per me. Il mio primogenito mi racconta un litigio con un suo compagno, gli rispondo: “Ah bene!” ma in realtà ho chiuso dalla prima frase. Stanca, stressata e non presente mentalmente con loro. Penso alla cena, dando un’occhiata al pendolo, mio marito tornerà presto.

Chiedo loro di andare a fare i compiti, non ne hanno, alhamdulillah, sono contenta. E so perché. Guadagno un po’ di tempo sulla mia serata. Rivolgo loro un grande sorriso, la buona novella della giornata, eh sì sono arrivata a questo punto. Così si saltano i compiti e direttamente nella doccia. Nello stesso tempo faccio una lavatrice e inizio a preparare la cena. Mi lavo velocemente, faccio le mie abluzioni e prego.

Le otto, mio marito torna, mangiamo. Tutti partecipano per sparecchiare la tavola, poi, per i bambini, a letto. Io devo ancora risolvere i conflitti tra fratelli (in generale, urlando), consolare (ma velocemente), ordinare la cucina, far partire la lavastoviglie, preparare le cose dei bambini per domani. E poi rispondere ai messaggi delle amiche e della famiglia.

Le undici, non so più come ho fatto per ritrovarmi nel mio letto, dormo per sfinimento. Alla fine non ho avuto la forza di mettere a posto la cucina e di far partire la lavastoviglie, né di preparare le cose dei bambini per domani, e ancora meno di rispondere ai messaggi. Si vedrà domani in shaa Allah.

 

Conclusioni…

Allah ha attribuito agli uomini e alle donne delle peculiarità differenti.

L’uomo deve mantenere la sua sposa, e la donna deve occuparsi dei bambini e della casa.

Donna coraggiosa! Vuole lavorare per aiutare suo marito, ma a discapito del benessere dei suoi figli e del suo.

La donna non può prendersi tutto a carico: un lavoro, una casa, dei bambini e un marito. Questo genere di situazione finisce spesso con un burn out. Una mamma depressa non sarà per niente utile alla sua casa. In più, tutta la famiglia ne subirà la conseguenza.

I figli sono una amana e dobbiamo dar loro una buona educazione religiosa. Se corriamo tutto il giorno, non abbiamo più tempo per insegnar loro i valori morali.

Gloria ad Allah, non c’è forza né potenza se non in Allah!

Che Allah vi faciliti sorelle mie!

scritto da Oum Amine per Muslimette Magazine

Tradotto da www.alghurabaa-magazine.com

12 pensieri riguardo “Quotidianità di una mamma esasperata

  • 24 agosto 2016 in 1:49
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    Sono totalmente d’accordo… se il lavoro influisce così negativamente e pesantemente sulla famiglia, i primi a rimetterci sono proprio gli unici senza colpa: i figli. In condizioni del genere, vivranno una vita da mini-adulti o con la babysitter come mamma…

    Risposta
    • 24 agosto 2016 in 17:09
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      subhanaLlah sì, non mi era mai apparso davanti agli occhi tanto chiaramente come dopo che ho letto la storia pur inventata di questa mamma… ma shaa Allah

      Risposta
      • 25 agosto 2016 in 2:15
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        È inventata? SubhanaLlaah non sembra – l’articolo descrive in modo perfetto scenari più che comuni che tutti, credo, abbiamo osservato almeno una volta…

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        • 25 agosto 2016 in 9:53
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          Sì, inventata per modo di dire! Una donna qualsiasi che fa una vita qualsiasi da donna in carriera… Tutte prima o poi finiscono così…

          Risposta
  • 28 agosto 2016 in 23:09
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    Salam aleikom .. Ho trovato questo blog stasera.. Casualmente è già lo sto divorando… Complimenti ..ci sono tanti articoli interessanti..mi piace tanto !!!

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  • 29 agosto 2016 in 16:09
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    Assalamu alaikum che Allah ci sia sabr e ci guidi a ciò che è meglio per la nostra akhirah e quella della nostra famiglia!

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    • 29 agosto 2016 in 17:28
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      wa aleikum assalem wa rahmatullah ukhti, emin!

      Risposta
    • 1 settembre 2016 in 11:09
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      wa aleikum assalem ukhti, emin!

      Risposta
  • 5 settembre 2016 in 12:32
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    buongiorno, posso riportare questo articolo per un confronto sulla mia pagina facebook?
    grazie

    Risposta
  • Pingback: Educare il proprio bambino, qualche anno fa era più semplice – Al Ghurabaa | Il magazine della donna musulmana

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