Medicina araba e medicina profetica

Nell’islam la malattia, così come quasiasi altro evento della vita, non è un male assoluto, ma solo una prova che Allah manda ai suoi servi.
Il musulmano riconosce che il corpo in cui vive e si muove non è di sua proprietà, ma è un dono del Creatore che deve essere preservato e utilizzato seguendo gli ordini di Allah Subhanahu wa ta’ala.
Per questo anche occuparsi della propria salute, se viene fatto con la giusta intenzione, può diventare un atto di adorazione.
Il musulmano, se malato, può cercare la propria guarigione otre che nei du’a (le invocazioni) e nelle preghiere, ricorrendo anche alla scienza medica come strumento voluto da Allah subhanahu wa ta’ala che è il vero fautore della guarigione.
La medicina è quindi solo un mezzo creato da Allah subhanahu wa ta’ala inefficace senza il Suo volere, valido solo a condizione che sia privo di credenze, superstizioni e magia, pratiche che l’islam rigetta e condanna.
Di fatto, la medicina antica preislamica sia occidentale che araba era praticamente fusa con la magia e con la superstizione e veniva praticata da stregoni o impostori che mischiavano rimedi fitoterapici con pozioni di dubbia natura.

Riguardo alla medicina, i sapienti dei primi secoli dell’islam, sahabah e tabi’in, si limitavano a rapportare ahadith profetici e i versetti rivelati.

Tra le raccolte di ahadith che dedicarono uno specifico capitolo alla medicina profetica ci fu quella dell’imam Ibn Abu Sheyba (VIII-IX sec. d.C.), seguita da quella notissima dell’imam Bukhari, di poco successiva.

In quello stesso periodo vennero tradotti in arabo i testi greci di medicina, biologia, fisica e filosofia ed è della metà del X sec. un importante manuale di medicina chiamato Kiteb at-tibb al-Mansuri (Il libro di medicina dedicato al Mansur), un compendio di tutta la medicina araba conosciuta fino ad allora, che comprendeva però oltre al sapere relativo alla scienza sperimentale, anche concetti mutuati da medicina e filosofia greche e approfondimenti di alchimia. L’autore, Abu Bakr Muhammad ibn Zakariya ar-Razi, era un filosofo di origine persiana, che pervenne alla medicina dopo studi filosofici che lo avevano portato molto lontano dal giusto credo islamico.

Tra il X e l’XI sec. alcuni sapienti quali Ibn as-Sunni e Abu Nuaym iniziarono ad estrarre dai grandi compendi di ahadith, quelli attinenti la medicina. Nacquero così i primi libri di medicina profetica (Tibb an-Nabewi), ma si trattava ancora di raccolte di ahadith senza aggiunte, né commentario.

Più tardi i sapienti della shari’a che avevano un interesse per le scienze sperimentali (in particolar modo medicina) iniziarono ad accostare le nozioni scientifiche di allora ai testi rivelati.

Il primo vero e proprio manuale medico-religioso venne scritto nel XII sec. dall’imam Ibn Jawzi. Luqat-ul-Manafi fi-t-Tibb (Gli utili ritrovati della medicina) è un testo che abbraccia l’intero ambito della medicina dell’epoca, continuando però a menzionare ahadith e versetti senza alcun commento e senza che fossero realmente integrati nella trattazione.

Praticamente contemporanee le opere di altri due grandi sapienti, l’imam Adh-Dhahabi e l’imam Ibn Al Qayyim al Jawziyyah, entrambi autori di testi di medicina profetica in cui attraverso il filtro di versetti e ahadith si avvallano o si rifiutano molte delle pratiche e concezioni mediche allora diffuse.

La grande opera di Ibn Al Qayyim ebbe una notevole diffusione ed ancora oggi è il testo di medicina profetica più conosciuto.

L’imam Ibn Al Qayyim fu un grandissimo sapiente in ogni campo della scienza islamica, fermo nella aqidah dei salaf e deciso nel rigettare ogni forma di deviazione e innovazione. Ed è proprio questa la metodologia (il menhaj) che i veri sapienti applicano rispetto alla scienza islamica. Altro è invece l’approccio che il sapiente applica alle scienze sperimentali, che vengono riviste criticamente solo attraverso il filtro del sapere islamico, senza entrare nel merito della validità delle cure mediche che gli scienziati propongono. Ovviamente non tutte le cure mediche proposte dalla scienza antica sono poi state confermate dagli studi successivi e in questi testi antichi è possibile trovare sia cure validissime che sono state vagliate e  confermate dalle ricerche odierne, sia cure che oggi non si consiglierebbero più. Attenzione, però. Non stiamo parlando del testo profetico in sé. Qui stiamo invece parlando del testo che il sapiente antico prendeva dagli studi di medicina a lui contemporanei.

Una rilettura pulita, senza pregiudizi e non tendenziosa dei testi profetici curativi, rivela invece la forte attualità e veridicità di questi detti, la cui validità – dopo secoli – continua ad essere confermata da scienza sperimentale, studi fitoterapici e scoperte di vario tipo.

Il musulmano però non ha alcun bisogno di queste conferme. Seguirebbe il Libro e la Sunna del profeta dell’Islam – che la pace e la benedizione di Allah siano su di lui – anche senza avere in mano nessuna prova scientifica. Perché sa che la scienza nell’islam, la vera scienza, sono “Allah ha detto” e “il profeta ha detto” e che la scienza sperimentale non potrà mai smentire le verità rivelate in nessun campo.

Redazione
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