Az-Zalzalah, il terremoto e la fede

E il pensiero torna inevitabilmente ad un altro terremoto che ha sconvolto l’Italia e la mia stessa vita. Per me il terremoto de L’Aquila fu un segno che, insieme a tanti altri, mi spingeva a fare il passo e tentare una nuova vita più islamica, nonostante tutte le paure e tutti i sussurri. Potremmo morire in un momento qualsiasi, ma l’importante è morire sulla strada dritta e non altrove. Allora mi resi conto che quella morte mi avrebbe colto “altrove” e, per questo, volli incaminarmi, invocando e chiedendo ininterrottamente di trovare La Guida. Di tempo ne è passato, ma sono ancora qui per strada che chiedo e spero tanto di non smettere mai.
Che Allah ci faccia morire sulla Retta.
Umm Zuhur

Quando la terra sarà agitata da una scossa
E le montagne sbriciolate
Saranno polvere dispersa…
(LVI, 4-6)

Anche qui, nella fortezza sul mare che sembra montagna ma non lo è, da domenica c’è gente che dorme in macchina o non dorme affatto.
Ansia, panico, nevrosi collettiva.
Gente che esce in strada ad ogni piccolo rumore della notte. Genitori che hanno perso la figlia ostetrica o il figlio studente. Funerali.
E anche qui, per le strade, come alla tele e sul web presumo, ci si perde a chiedersi: “Ma perché?”.
Eppure, a ben guardare, non c’è segno più esplicito e più forte della terra che ti trema sotto i piedi, mentre tu, infimo e impotente, cerchi riparo, ma da cosa?
Non c’è segno più chiaro e convincente di un’eventuale morte imminente che sai che può avvenire in ogni istante, ma non si può prevedere, che è d’altro canto la condizione in cui normalmente si vive e di cui ci ricordiamo soltanto con l’epicentro di un sisma a 80, 50, 10, 5, 3 kilometri di distanza.
E se stanotte a crollare dovesse essere la mia città? E se improvvisamente tutto finisse? La mia casa, la mia gente, la mia vita?
L’angoscia di poter essere improvvisamente derubato di tutto quello che credi “tuo” e che invece non ti appartiene e su cui non hai alcun diritto. Non è tua la casa, non è tuo il figlio, non è tua la città, non è tuo il conto in banca, non è tua la tua stessa vita.
E’ così ovvio.
Nasciamo nella consapevolezza, eppure cresciamo e perdiamo il senno e ci attacchiamo agli affetti terreni, alla casa, al benessere, al lavoro, al look, alle relazioni e a tutte quelle cose che ogni giorno ci sembrano il centro della nostra esistenza, la cosa più importante della vita, l’elemento senza il quale la quotidianità non avrebbe alcun senso. E poi, una notte, il letto trema e ci svegliamo  come se fossero venuti gli angeli a tirarci giù e in quel piccolissimo lasso di tempo in cui gli occhi si aprono, ci si alza e ci si  rende conto di che cosa sta succedendo, capiamo solo che non ce l’avremmo fatta a salvarci, né a salvare nessuno, se Qualcuno avesse voluto decretare la nostra fine. Subhanahu wa ta’ala.
[…] Questa è una cosa che fa piangere da matti: la nostra piccolezza, di fronte alla Sua meravigliosa grandezza e il fatto che è davvero inutile pensare di scappare, fuggire e mettersi in salvo dal Suo decreto.
Questa sì, è una paura sana, che fa piangere di spavento, ma anche di commozione, no?
Ed è sempre un’ottima cosa aver occasione di piangere per questi motivi qua!

[…] Di fronte alla malattia, di fronte alla possibilità di morire tra dieci minuti, di fronte alla povertà, all’indigenza, di fronte alle grandi prove della vita, il mondo di colpo si rovescia e chi fino a poco tempo prima ti era sembrato forte, ricco e potente si mette a piangere di paura come un bambino indifeso, purtroppo, a volte, senza capire perché e senza che questo gli serva a molto.
Az-Zalzalah, che Allah ne faccia un segno per tutti coloro che Lo cercano.

[Arabeschi – 8 aprile 2009]
www.alghurabaa-magazine.com

5 pensieri riguardo “Az-Zalzalah, il terremoto e la fede

  • 29 agosto 2016 in 9:54
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    Jazakillaah khair ukhti, bellissimo post

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    • 1 settembre 2016 in 11:10
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      wa jazeki khairan, che Allah accetti ukhti.

      Risposta
  • 29 agosto 2016 in 16:08
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    Assalamu alaikum ricordo i post dal blog ‘arabeschi’ … Dolcissimi ricordi ma shaa Allah! Barakallahu fiki per aver condiviso!

    Risposta
    • 1 settembre 2016 in 11:10
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      wa aleikum assalem wa rahmatullah ukhti, wa fiki barakallah. Che Allah accetti e ci conceda di morire nell’islam.

      Risposta

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