La mia Algeria: ehlen we sehlen

Questa volta ad aspettarci c’e’ un tassista. Ci riconosce al volo, quasi fossimo in Italia dove un niqab non passa inosservato. Mio marito sembra conoscerlo da una vita, ma non é cosi: sono solo della stessa città.

Lo seguiamo fuori.

La porta davanti a noi si apre, e ci spara addosso una ventata di aria – calda ovviamente.
Proseguiamo il percorso: camice, magliette, hijab, qamis, pantaloni, niqab. Abeyet.
E trovarsi di colpo catapultata in un posto in cui anche se sei sempre la stessa, non sei più così strana.
La tua stranezza, qua, non è nel vestito, ma in quella “assurda” ricerca di una vita coerente.

Ehlen we sehlen, benvenuta.
Bentortata, Khadija.
Benritrovata, terra mia.

E’ un sole che picchia forte.
Iniziamo il viaggio in macchina, ogni fotogramma di questo viaggio merita una foto, come tutto in questo posto, anche se la fotografica è nel bagagliaio.
Proviamo a dormire, mentre mio marito e il tassista parlano a raffica come amici di vecchia data.

Ci si ferma in un autogrill. La prima volta che ho visitato questo paese, appena 4 anni fa, non c’erano autogrill sulla lunghissima autostrada Est-ovest. Kilometri e kilometri di percorso autostradale, nuovo di zecca, comodo, pratico e veloce, senza l’ombra di un autogrill.
Peggio del deserto!
E’ che gli algerini sono “monotasking”, un po’ come i vecchi sistemi DOS: amano fare una cosa alla volta. Mi ci ritrovo, anch’io sono cosi. Abbiamo pero’ priorità diverse e contrastanti: per intenderci, quando progettano la loro casa partono dall’arredamento, solo dopo anni si accorgono di non aver pensato a dove far passare i tubi per i servizi igienici, un po’ come con gli autogrill.

Prima di partire avevo un elenco di timori nel cassetto di casa, cose ovvie come per esempio il caldo di agosto in Algeria. Ma in genere non è quello che temi a metterti alla prova. Fa caldo, certo, ma è un caldo sopportabile. Ci sono alcune cose, qui, che per me restano difficilissime da concepire, cose che non hanno nulla a che fare con la religione, cose che non capisco e alle quali mi è difficile adeguarmi. Sono le cose quotidiane che più mi spaventano, quelle semplici alle quali non penseresti mai. Quelle che non sembrano un vero problema, ma possono stressarti fino a farti impazzire.
E faccio degli esempi, perchè detto cosi chissà che pensi!

Per esempio non capisco per quale motivo le donne algerine passino intere giornate a cucinare. Giornate intere, davvero! Non sto esagerando! Si comincia la mattina alle 9 e si finisce all’una e si ricomincia alle 5 per la cena. Certo, i piatti sono elaborati, cucinare cus cus e shekhshukha non è come cucinare pasta al sugo all’italiana, ma perchè mangiare sempre cosi e non cucinare qualche volta piatti veloci e comunque gustosi?
E’ che qui le donne hanno una fortissima motivazione per la cucina e per la pasticceria, anche quelle che lavorano appena possono si dilettano in cucina e sanno fare tutti i piatti alla perfezione: pietanze, dolci, contorni… Mica come me che impiego due ore per fare un’insalata e quella è la cena! Povero marito! Poveri figli!

Per contro uscire a fare una passeggiata sembra un’idea bizzarra: non c’è un posto dove andare, non ci sono parchi, non ci sono percorsi da fare a piedi, ma è perché non servono: non viene in mente a nessuno di andare in giro giusto per fare due passi. E ovviamente anche i passeggini sono una stranezza. Qui, quando si esce, si esce in macchina. Si fanno viaggi di ore ed ore per andare in un’altra città e vedere le bellezze dal finestrino!

E questi sono solo alcuni esempi, sono alcune delle cose che io trovo pesanti. Ma ce ne saranno altre tremila, cose a cui io mi sto abituando e che per altre sorelle potrebbero essere difficili da accettare come il rumore continuo in strada, la musica e i botti delle feste di matrimonio fino a tarda notte che ti disturbano il sonno, l’immondizia per le strade (un classico!), la mancanza di centri commerciali in cui poter comprare un po’ di tutto con una sola uscita…

Attenzione però, la mia non è una critica alla società algerina o a alle mie sorelle che hanno la passione della cucina, non c’è niente di male in questo, non per niente questo magazine è pieno di ricette!

Il mio timore è personale, ed è quello di perdere la bussola e non ritrovarmi più, dimenticare le mie priorità e i buoni propositi e preoccuparmi di diventare algerina piuttosto che migliorare la mia pratica religiosa.

A volte leggo sorelle che parlano dei paesi islamici descrivendoli come luoghi incantati, in cui tutto sembra perfetto. E forse anch’io qualche volta ne ho scritto come se sognassi. Penso sia l’amore, un amore naturale e necessario, un amore che fa bene al cuore.

Sappiamo che si dovrebbe fare hijrah, tra l’altro, per migliorare la nostra religione, per facilitare la nostra pratica, per vivere meglio la nostra fede. Pero’ – mi chiedo – se la nostra hijrah invece di facilitarci, ci allontanasse dai nostri obiettivi? Se invece di migliorare ci ritrovassimo in situazioni che potrebbero seriamente compromettere la nostra pratica?

Quante di noi, dopo essere arrivate cariche di entusiasmo e sane aspettative ed essere rimaste deluse, resterebbero nonostante tutto? Quante, me compresa, terrebbero duro al posto di rimettersi sul primo aereo con i bagagli ancora umidi di lacrime e delusioni?

Ci sono casi in cui, accecati dalle difficoltà della vita, si dimentica l’ovvio. Che Allah ci aiuti e ci preservi.

Umar Ibnul Khattab riferisce che:
“Ho sentito il Messaggero di Allah, sallAllahu aleyhi wa sallam, dire: “In verità, le azioni valgono secondo le intenzioni, e per ogni persona la ricompensa sarà in base a ciò che intendeva. Quindi, chi compie l’ Hijrah per Allah e il Suo Messaggero, la sua Hijrah sarà per Allah e il Suo Messaggero. Invece colui che compie l’ Hijrah per guadagnare beni di questo mondo o per sposare una donna, allora la sua Hijrah sarà per ciò per cui egli ha fatto l’ Hijrah”.
[Trasmesso da Bukhari e Muslim]

Umm Zuhur
www.alghurabaa-magazine.com

6 pensieri riguardo “La mia Algeria: ehlen we sehlen

  • 4 settembre 2016 in 10:31
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    Assalamu alaikum Jazakillahu khayran! Lo leggerei altre 10 volte questo post! Ottima la citazione del hadith, molte persone si affannano a discutere della hijrah dei perché si e perché no, il consiglio che mi sento di dare è di studiare questo hadith, e che Allah accresca la nostra conoscenza e ci aiuti a metterla in pratica!!!

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    • 5 settembre 2016 in 19:01
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      Wa aleikum assalem wa rahmatullah ukhti, wa jazeki khairan! Emin per i tuoi du’a! Che Allah purifichi la nostra intenzione, ci faciliti la hijrah e soprattutto la permanenza!

      Risposta
  • 5 settembre 2016 in 5:38
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    Bismillah al Rahman al Rahim
    Assalamu ‘Laykum wa rahmatullahi wabarakatuh
    Subhanallah,siamo da , credo, circa un mese in Pakistan, questa dovrebbe essere la nostra hijrah… e so che aspettateun post piu’ lungo,m inshallah spero presto di riuscire ascriverlo, ma questo e altri post che ho letto, mi toccano il cuore nel profondo…
    E’ una questione complessa, uno fa la hijrah si, per migliorare la pratica religiosa, per essere vicino alle fonti autentiche dell’islam, per avere accesso facilitato a scuole islamiche, per non essere tormentato continuamente negli aspetti esteriori del suo iman, tipo ivesttiti, etc.
    Ma non e’ detto che tutte queste eb cose poi si trovino, o si trovino subito, uscitidall’aeroporto, o nella famiglia.. credo,n vanno cercate… qui forse, almeno c’e’ la speranza di trovarle, alcune di queste cose. Stiamovivendo anche noi dei momenti critici, qualche discussione in casa, su cosa significhi vivere l’islam, qualche confusione c’e’ e non e’ tuttavia possibile discutere troppo, da una parte e’necessario adeguarsi, dall’altra dobbiamo tenerci saldi a ciio’ che sappiamo essere correttoxnon perdere la nostra via…. non e’ facile, ma restodell’idea che questa x noi era l’unica ab scleta possibile, ecercodi leggere tutto come prove da superare, insha’Allah.
    UmmHamid

    Risposta
    • 5 settembre 2016 in 15:16
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      wa alaikum salam wa rahmatullahi wa barakatuh Umm Hamid,

      Ma shaa Allah! Che Allah vi protegga e vi tenga uniti in terra di Islam! Sabr ukhti, Allah e’ con i sabirin, abbi tanta pazienza, sta mettendo alla prova il vostro Ikhlas, rinnovate la vostra niya di continuo e chiedete aiuto soltanto a Lui! La hijrah e’ solo l’inizio, anche se alcune persone, accecate dall’amore della parola credono che khalas, e’ fatta! Che Allah ci guidi tutti e ci tenga ben saldi alla retta via!

      Un abbraccio forte ukhti!

      Risposta
    • 5 settembre 2016 in 19:17
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      wa aleikum assalem wa rahmatullahi wa baraketuhu ukhti Umm Hamid, mashaAllah!! Che Allah accetti! Non ho niente da aggiungere rispetto a ciò che ha detto la sorella, a parte i miei du’a, che Allah accetti, vi faciliti e preservi te e tutta la famiglia! Un abbraccio!!!

      Risposta
  • 6 settembre 2016 in 9:49
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    Jazakum Llahu khair per le vostre parole di sostegno, Amin.
    Umm Hamid

    Risposta

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