La prima Hijrah

Umm Rayyan ci porta in viaggio alla scoperta di Abissinia, destinazione della prima hijrah dei musulmani.

Prima ancora che io e mio marito prendessimo in considerazione l’hijrah, ho letto dell’hijrah che i pii compagni del Profeta (sallaAllahu ‘alayhi wa sallam) compirono e come ardevano dalla voglia per la ricompensa di questo atto di culto. Spesso, quando si menziona la parola hijrah, si sogna ad occhi aperti di emigrare dalla terra del kufr (miscredente) alla terra dell’Islam. O si va indietro indietro nel tempo all’hijrah dei musulmani di Mecca a Yatrib, diversamente conosciuta come Madina.

Tuttavia c’è stata un’altra hijrah, di cui raramente si legge e il cui significato e lezioni sono seppellite sotto la polvere dei libri di storia. In verità, la prima hijrah, conosciuta anche come pre-hijrah, contiene delle perle meravigliose, che attendono di essere scoperte da coloro che sono orgogliosi di apprendere la storia dei pii musulmani che vennero prima di noi.

Ecco quindi che vorrei portarvi in viaggio con me, al tempo in cui i primi musulmani lasciarono le loro famiglie, le loro case e tutto ciò che gli era famigliare, per obbedire ad Allah subhana wa Ta’ala e il Suo Messaggero (sallaAllahu ‘alayhi wassallam).

Vorrei che immaginiate lo stato dei musulmani cinque anni dopo che Allah subhana wa Ta’ala, inviò l’angelo Gabriele ‘alayhi salam, con il messaggio che Muhammad (sallaAllahu ‘alayhi wassallam) sarebbe stato l’ultimo Profeta del genere umano. Immaginate i Musulmani che erano appassionati e ardenti nel culto di Allah subhana wa Ta’ala e ubbidienti al loro Messaggero (sallaAllahu ‘alayhi wassallam). Riuscite ad immaginare un piccolo gruppo di pii musulmani, uomini e donne, rigorosi nei loro atti di devozione. Il nostro amato Profeta sallaAllahu (‘alayhi wassallam), nella sua saggezza e assoluta compassione individuò un gruppo di uomini e donne che furono il futuro dell’Islam.

Quando il Profeta (sallaAllahu ‘alayhi wassallam) annunciò il suo credo in Allah subhana wa Ta’ala e la sua intenzione di chiamare altri all’Unicità di Allah subhana wa Ta’ala, i Quraish compirono terribili atti di tortura, persecuzioni e abusi. Gli atti di tirannia che compirono furono così diabolici, che fu senza precedenti in quella parte dell’Arabia. La situazione divenne così insostenibile per i musulmani che il Profeta (sallaAllahu ‘alayhi wassallam) sapeva che doveva fare qualcosa, non solo per proteggere fisicamente i suoi devoti seguaci, ma proteggere il messaggio che era parte della loro vita. Immaginate se questi pochi seguaci, in quel momento cruciale dell’Islam, avessero sofferto così tante torture da scuotere a tal punto il loro iman da non poter continuare la loro chiamata e, come risultato, addirittura abbandonare l’Islam. Grazie alla sua (sallaAllahu ‘alayhi wassallam) profetica intuzione, ordinò ad un piccolo gruppo di seguaci di attraversare il mare e rifugiarsi in un’altra terra.

Adesso vorrei chiedervi questo; quale fu il significhato della richiesta del Profeta (sallaAllahu ‘alayhi wassallam) di attraversare il mare? Perché non fu dissuaso dall’attraversamento del mare, sapendo che il mare comportava notevoli pericoli e gli arabi non avevano alcuna conoscenza del mare?

Anche se egli (sallaAllahu ‘alayhi wassallam), sapeva che l’attraversamento del mare comportava pericoli per i musulmani, per questi preziosi credenti restare in Mecca era ancora peggio. Perché? Perché il futuro dell’Islam dipendeva da loro.

Vorrei evidenziare un punto importante qui. Spesso, nella vita, affrontiamo situazioni che richiedono delle ‘scelte’. Sappiamo che la scelta A sarebbe piàù semplice per noi e perfettamente halal e che la scelta B renderebbe la nostra vita più difficile ma guadagnerebbe il più alto piacere di Allah subhana wa Ta’ala. Spesso adottiamo la scelta A, non è vero? Perché non ci fermiamo per un attimo e consideriamo le possibilità – le meravigliose possibilità e le preziose ricompense che il nostro Signore sta accantonando nell’altra vita? Per Allah subhana wa Ta’ala, se pensassimo in questo modo e adottassimo la scelta B, anche noi insh’Allah potremmo avere una parte nel raggiungimento di questo din e nella ricompensa che fu promessa ai Sahaba dal Profeta (sallaAllahu ‘alayhi wassallam).

L’hijrah avvenne in due fasi. La prima fase avvenne quando Rasulullah (sallaAllahu ‘alayhi wassallam) inviò un piccolo gruppo di sedici persone, per emigrare nell’Africa Orientale. Questo gruppo di musulmani restò lì solo per un breve periodo di tempo, poiché si diffuse la notizia che le torture in Mecca erano terminate ed era sicuro tornare a casa. Al ritorno scoprirono che le cose in realtà erano peggiorate per i musulmani. Il Profeta (sallaAllahu ‘alayhi wassallam) quindi ordinò, ad un più grande gruppo, composto da sessanta uomini e diciannove donne, di lasciare Mecca e di fare hijrah ad Abissinia. Partirono con le navi, protetti dai Quraish dalle barriere naturali del mare e diretti in una terra protetta da un re cristiano.

Alla ricezione di questa notizia i Quraish divennero furiosi. Inviarono immediatamente una delegazione, al re di Abissinia, formata da Amar ibn Al-As e Abdullah ibn abu Rabi’ah che doveva convincere il re a deportare i musulmani indietro a Mecca. Fecero uso di diverse forme di corruzione per convincere il re ad affidargli i musulmani. Fecero uso delllo stesso credo del re quando dissero: “Coloro che abbandonarono la loro religione e non aderirono alla vostra”. In altre parole: “Queste persone, che hanno abbandonato la via dei loro antenati, richiesto protezione nella vostra terra, e non hanno nemmeno adottato il vostro credo”.

Nonostante questo, Allah, nella sua Perfetta Saggezza, sapeva che i musulmani erano stati inviati ad un re giusto. E la risposta del re fu: “Come ho ascoltato voi ascolterò loro”. Dopo aver ascolatto la dichiarazione dei Quraish, i musulmani proferirono la loro dichiarazione attraverso le bellissime parole di Jafar Ibn Abi Talib رضي الله عنه .

Jafar Ibn Abi Talib رضي الله عنه disse: “O re! Eravamo persone ignoranti e vivevamo come animali selvatici. Il più forte fra noi viveva depredando il più debole. Non obbedivamo a nessuna legge e non riconoscevamo nessun autorità eccetto quella della forza brutale. Adoravamo divinità fatte di pietra o di legna e non sapevamo niente di dignità umana. E poi Dio, nella Sua Misericordia, ci ha inviato il Suo Messaggero, che era egli stesso, uno di noi. Conoscevamo la sua onestà e la sua integrità. Il suo carattere era esemplare. Ed era il più nobile degli arabi. Egli ci ha invitato ad adorare il Solo Dio e proibito di adorare le divinità. Ci ha esortato a dire il vero, proteggere i poveri, i deboli, gli umili, le vedove e gli orfani. Ci ha ordinato di portare rispetto per le donne e di non diffamarle. Gli abbiamo obbedito e abbiamo seguito i suoi insegnamenti. La maggioranza delle persone nel nostro Paese sono ancora politeisti e si sono infastiditi della nostra conversione alla nuova fede, chiamata Islam. Hanno iniziato a perseguirci e, per salvarci dalla loro persecuzione, abbiamo cercato e trovato rifugio nel vostro regno“.

Che cosa possiamo imparare da quest’elegante dichiarazione fatta in un momento in cui il futuro dei musulmani, il futuro dell’Islam era in gioco? Impariamo una lezione che dobbiamo riapprendere ancora e ancora e ancora, soprattutto nel periodo che stiamo vivendo, dove i musulmani sembrano aver dimenticando l’essenza stessa del loro din e ciò che questo modo di vivere veramente significa.  Jafar رضي الله عنه  insegnò al re Negus che egli (sallaAllahu ‘alayhi wassallam) ha ricordato ai musulmani che erano presenti e  insegnato a tutte le future generazioni di musulmani che Islam significa adorare l’Unico Vero Creatore e di fare del bene . Sì, ‘fare il bene’. Ci sembra di aver dimenticato che l’Islam ci insegna ad essere buoni e fare il bene per amore di Allah subhana wa Ta’ala.

Se dessimo ascolto a questo semplice e bellissimo consiglio dato durante l’hijrah dei Meccani ad Abissinia, che toccò il cuore del re di Abissinia, l’Islam predominerebbe, non solo nei nostri cuori e nelle nostre vite, ma anche in quelle delle nostre famiglie e della comunità.

Umm Rayyan
da Sisters Magazine

www.alghrabaa-magazine.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *