Lavoro halal: autoimprenditorialità al femminile

Sono molte le donne musulmane che cercano lavoro, a volte per necessità, a volte solo per avere un piccolo stipendio complementare. La scelta lavorativa comunque resta sempre molto limitata, soprattutto in Italia. Sappiamo già quali sono i requisiti che un lavoro femminile halal deve avere. Ma lavorare nel halal non è facile. Ad esempio, trovare un lavoro impiegatizio in ambienti ad esclusiva presenza femminile è difficile e quando lo si riesce a trovare (in qualche impresa di pulizia, nei call center o come baby sitter, badante o colf) il velo è comunque un forte elemento di discriminazionerispetto ad altre possibili candidate.

Inoltre ipotizzando l’esistenza di imprese autonome totalmente al femminile in cui non ci sia promiscuità, donne musulmane laureate o comunque specializzate in qualche settore si ritrovano comunque a non avere nessuna possibilità di esercitare la propria professione o mettere in gioco le proprie competenze: la mentalità comune può infatti accettare, non senza sforzo, che una colf indossi il velo, ma non accetterebbe mai che ad indossarlo sia la segretaria di una grande impresa e ancor meno che sia una brillante dirigente.

Il panorama è desolante, però una soluzione esiste ed è l’autoimprenditorialità.
In Francia e in Inghilterra, grazie anche a iter burocratici meno difficoltosi e spese annue molto limitate, sono tantissime le sorelle che hanno deciso di creare un’attività in proprio.

Le attività da prendere in considerazione sono ovviamente quelle che è possibile svolgere da casa, organizzandosi in base alle proprie disponibilità, al numero di figli e ad altri fattori familiari.

In molte iniziano su internet mettendo su un e-shop, oppure un sito di servizi e, a volte, proseguono aprendo negozi fisici, ma non è detto.

Internet è comunque un ottimo modo per sviluppare un’attività che, con costi ridotti, può rivolgersi ad un mercato molto ampio e non ha i vincoli del negozio fisico, in particolare non ci sono orari di apertura e chiusura.

Se da un lato possono esserci notevoli vantaggi nel mettere su un’impresa in proprio tutta al femminile, oltre all’infinita soddisfazione di continuare ad essere quel che si è, senza pensare di dover per forza scegliere tra il lavoro e la religione, dall’altro bisogna fare i conti con una realtà – quella italiana – che è infinitamente lontana da quella degli altri paesi europei.

La Francia, per esempio, il mercato che meglio conosco, pullula di case editrici islamiche gestite da donne, senza parlare dei tanti negozi on-line di vendita di abayet e jilbeb, degli e-shop di profumi, rimedi curativi profetici o vendita di “bambole halal” fatte a mano con sacchetti di stoffa riempita di gomma piuma, praticamente senza connotati ma comunque molto carine, fino ai servizi per assistere i fratelli e le sorelle nel momento della loro hijrah.
In Italia i musulmani sono ancora relativamente pochi rispetto alla Francia e in generale anche meno consapevoli. Quindi, se hai in mente un’attività che abbia a che fare con una concezione davvero islamica della vita, devi pensare ad un mercato internazionale, perchè in Italia non c’è la cosa principale: il target.

E questo è sicuramente un grande limite, ma anche una grande sfida.

Se hai un’idea valida che vuoi mettere in pratica ed hai la costanza di continuare nonostante le immancabili difficoltà iniziali, la tua impresa inshaAllah potrà diventare nel tempo un punto di riferimento per la Ummah.

Umm Zuhur
www.alghurabaa-magazine.com

Leggi anche:
Il lavoro permesso per la donna musulmana
Il lavoro della donna in ambiti in cui la presenza femminile è necessaria

 

2 pensieri riguardo “Lavoro halal: autoimprenditorialità al femminile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *