Lavorare in Arabia Saudita

Per entrare in Arabia Saudita è necessario richiedere il visto d’ingresso presso la Sezione Consolare della Reale Ambasciata dell’Arabia Saudita con sede a Roma e in un articolo precedente abbiamo già parlato dei riferimenti per ottenerlo.

Si può accedere al mondo del lavoro come stagista o come lavoratore qualificato ed i canali di accesso per queste due modalità sono diversi.

Entrare in Arabia saudita come stagista

Uno dei siti di riferimento per entrare in Arabia Saudita com e stagista è il sito GlobalPlacement che è un portale che propone opportunità di stage e internship a livello mondiale.

Entrare in Arabia Saudita come lavoratore

Vi segnaliamo alcuni portali di recruiting che offrono opportunità lavorative in Arabia Saudita:

OilCareers, specializzato appunto nelle professioni legate al settore petrolifero;
Gulf Talent, un altro portale dedicato alle opportunità professionali nei paesi del Golfo;
TipTopJob in cui possiamo trovare qualche buona occasione lavorativa.

Altre opportunità di lavoro in Arabia Saudita potrebbero aversi tramite due grandi industrie manufatturiere : la SABIC e la Saudi ARAMCO, la compagnia nazionale saudita d’idrocarburi. Entrambe le aziende attualmente offrono posti di lavoro.

Condizioni di vita dei lavoratori stranieri

In generale i lavoratori non musulmani in Arabia Saudita sono molto soddisfatti sia dal punto di vista economico che dal punto di vista della gratificazione, in quanto riescono a mettere a frutto le proprie competenze e a fare carriera, occupando anche posizioni di spicco.
Stiamo ovviamente parlando di professionisti che si recano in Arabia Saudita con competenze di alto livello e un ottimo curriculum.
Da parte dei lavoratori musulmani spesso invece non abbiamo lo stesso feedback positivo, soprattutto nel caso in cui si parli di lavoratori senza alcuna qualifica. Spesso si riscontrano lamentele rispetto ad ingiustizie subite, imparità di trattamento, sfruttamento, sequestro dei documenti da parte del datore di lavoro, orari difficili e condizioni inaccettabili.

Effettivamente  questi sono scenari possibili, proprio come in Italia è possibile che i lavoratori stranieri vengano ricattati, subiscano ingiustizie gravi (a tantissimi per esempio viene vietato di pregare nei luoghi di lavoro) e spesso inaccettabili anche islamicamente. Il problema è che molti musulmani si aspettano di andare in Arabia Saudita e trovare compagni e tabi’in, ma questo non può essere, non è così.

Chi va in Arabia Saudita trova musulmani normali, musulmani del XXI secolo che pensano e si comportano come tali e se in Italia ci sono alcuni musulmani che tralasciano la preghiera sui luoghi di lavoro e si ubriacano se restano senza lavoro, è possibilissimo che in Arabia Saudita si trovino alcuni datori di lavoro che pregano e leggono il corano ma trattano male i propri dipendenti e non sono gentili con i propri fratelli come il profeta salla Allah alaihi wa sallam ci ha ordinato di essere.

Questo non ha però nulla a che fare con le scelte dello Stato e con la politica del Paese che quando può, interviene con forza per cambiare le cose, per esempio, vietando le ingiustizie nei luoghi di lavoro.

Prima la niyyah

In ogni caso, per qualsiasi hijrah, che sia in Arabia Saudita o altrove, la prima cosa è curare la niyyah (l’intenzione) e capire i veri motivi che ci spingono a emigrare e cosa e fino a che punto siamo disposti a sopportare. Non andiamo in Arabia Saudita o in un qualsiasi altro Paese Islamico nella speranza di trovare gente perfetta che ci capisca, ci accetti, ci tratti bene e ci voglia bene, ma per eseguire un adorazione e provare a perseguire uno stile di vita più islamico possibile, anche se attorno a noi le persone, pur essendo musulmane, non sono un modello di perfezione.

Che Allah ci faciliti la hijrah e la permanenza in Dar al Islam.

Redazione
www.alghurabaa-magazine.com

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