No, figlia mia, tu non andrai a scuola

Condividiamo un bellissimo testo sulla scuola a casa. Una lettera di una mamma che parla con il suo cuore e spiega a sua figlia tutte le ragioni per cui non la lascerà a scuola.

Ovviamente, da parte nostra, la prima delle ragioni è il contenuto dell’insegnamento. Tuttavia, ciò che questa mamma – una non musulmana – ha scritto ci colpisce poiché ha saputo descrivere con parole molto delicate i numerosi benefici dell’istruzione in famiglia, ai quali molte di noi non pensiamo!

No, figlia mia, non andrai a scuola…

Hai 2 anni e mezzo e mi chiedi già quando inizierai ad andare a scuola. So che hai una voglia terribile di essere “grande”. So che ti senti frustrata quando vedi i tuoi amici e amiche andarci. So che idealizzi questo luogo che farebbe di te una bambina “normale”.

Vedo i tuoi occhi brillare quando qualcuno ti dice “2 anni e mezzo? Ah, ma l’anno prossimo quindi andrai a scuola!”. In fin dei conti stellina mia, sono triste perché so che tu lo sei. Mi dispiace doverti togliere ciò che per tutte le altre è dovuto. Mi sento ferita perché nonostante tutto ciò che ti spiego, non capisci la scelta mia e di tuo papà. Ho dei dubbi anche, a volte, perché non è una decisione banale. Ma te lo assicuro tesoro mio, quando metterai da parte la tua pena e la tua sofferenza, vedrai i nostri motivi, e spero che un giorno ci dirai “avevate ragione!”. Allora aspettando quel momento, mi lego alle mie convinzioni. E no, figlia mia, non andrai a scuola, o almeno non per i prossimi anni.

Perché?


  1. Perché sei unica. E la scuola vorrà metterti in uno stampo. Amo le risate folli che ti prendono in un momento “troppo” serio. A scuola, ti diranno che fai rumore. Amo vederti dar da fare, arrampicare dappertutto, correre il più veloce possibile, scalare i luoghi che gli altri trovano “pericolosi”, e tutto ciò secondo i bisogni del tuo corpo. A scuola, ti diranno di rimanere tranquilla.Ti diranno che ci sono momenti per questo. Amo vederti concentrata, nel tuo mondo, a volte sognante. A scuola, ti diranno che devi ascoltare. Amo sentire le tue domande svianti, che mi mettono anche a disagio a volte. A scuola, ti diranno che non è così, e dovrai imparare le cause e non i perché.


  1. Perché voglio che tu vada avanti al TUO ritmo. E la scuola ti obbligherà a seguire il SUO ritmo. E non ho voglia né di chiuderti, né di forzarti. Lo vedo tutti i giorni. Quando scegli ciò che ti piace, i tuoi progressi sono stupefacenti. Lasci da parte ciò che ti interessa di meno, per tornarci qualche giorno o qualche settimana dopo. A scuola non ti chiederanno quello che vuoi fare, quello che vuoi imparare. Dovrai obbedire e questo è tutto. E se non ci riesci, ti diranno che hai difficoltà. E se ci riesci meglio degli altri, ti diranno che sei troppo avanti. Non voglio che ti paragoni. Voglio che tu sia sempre interessata, curiosa, in cerca di più saperi e conoscenze. La scuola ti annoierà o ti demoralizzerà. Oppure, starai al tuo posto, ma gli altri ti invidieranno o ti criticheranno. Voglio poterti offrire un modo di imparare al tuo ritmo, nella gioia. Che tu sia sempre fiera degli sforzi che fai.


  1. Perché la scuola non ti istruirà e basta, ma ti educherà. Allora preferisco essere io a farlo. Almeno, so quali valori imparerai. […] L’amore incondizionato che imparo a vivere ogni giorno con te, una maestra o un maestro non l’avrà mai. Il rispetto che ti mostro lo troverai solo a metà. A scuola non si impara ad onorare l’altro, a valorizzarlo, a sottolineare le sue qualità e le sue competenze. A scuola vieni schiacciata o innalzata. Non c’è una via di mezzo. E ciò non ha niente a che fare con ciò che tu sei, ma con ciò che tu fai. Voglio che tu sia istruita, ovvio. Ma voglio anche che tu sia armata per la vera vita, senza schiacciare gli altri, e senza essere costretta a farti dimenticare.


  1. Perché voglio che tu sia rispettata e preservata. E la scuola non può né rispettare, né mantenere la sicurezza di tutti i bambini. Amo vederti fare dei pisolini alle tre del pomeriggio, o anche a volte di mattino. Amo sentire le storie strane che racconti o le canzoni che improvvisi prima di addormentarti. A scuola, disturberesti tutti gli altri durante il tempo della siesta. Ti vieteranno di fare rumore, e non riuscirai ad addormentarti. A scuola, il ritmo è difficile. Non voglio vederti come tutti questi bambini che tornano stanchi a casa propria, e che vedono a mala pena i propri genitori la sera (pure loro stanchi per il lavoro). Ho scelto di lasciare il mio impiego appunto per permetterti di vivere semplicemente, di vivere in armonia con ciò che il tuo corpo reclama. Amo anche il fatto di saperti al sicuro. Quando qualcuno ti tiene, so a chi ti affido. A scuola, ti lasceranno “sbrigartela” affinché “impari da sola a risolvere i litigi con i compagni”. So cosa significa andare a scuola con la nausea allo stomaco. Tuttavia, è ciò che mi ha permesso di imparare come farmi rispettare. Ma credo che esistano altri metodi oltre la paura per insegnarti ad essere forte e sicura lì dove sei. Non mi arrischierò a che tu sia una despota per non farti massacrare, o a che tu sia una vittima. E a scuola, ci sono ben troppi bambini e ben troppi posti da sorvegliare affinché siano tutti al sicuro.


  1. Perché la scuola ti annoierà. Capisco la tua voglia di vivere questo “rito di passaggio” dal neonato al bambino. Ma sono persuasa che dopo due giorni, i libri, i giochi e le attività ti annoieranno. Perché sei una freccia. Perché sei tutto il tempo in attività. Perché impari troppo in fretta i giochi a memoria. Perché ti annoi velocemente. Sei così. Mi ci sono abituata, e cerco di adattarmi il meglio possibile. Ma a scuola sarai una tra venti o trenta altri. All’inizio si complimenteranno con te quando vincerai. Poi diventerà banale. E quando inizierai ad annoiarti, ti chiederanno di aiutare gli altri. E’ molto bello aiutare gli altri. Ma velocemente ti stancherai di aspettare che gli altri abbiano finito. Non sarai più fiera di andare avanti al tuo ritmo, sarai solo impaziente. Forse gli altri ti rifiuteranno anche per questo.


  1. Perché a scuola tutto è modellato. C’è un programma da seguire, spesso ben troppo complicato per essere eseguito per intero. Allora si corre. Amo insegnarti le scienze della vita e della terra quando andiamo a passeggiare nel bosco. Amo farti un corso di matematica mentre mangiamo i grappoli d’uva. Amo l’idea che la vita in sé è già ricca di domande e di apprendimenti. A scuola, per la maggior parte del tempo imparerai l’astratto. Io voglio insegnarti il concreto.


  1. Perché non sei vaccinata. Un giorno ti spiegherò perché. Non è il caso ora. Ma nel frattempo, sappi che sei senza vaccino, e non puoi essere scolarizzata. E’ così, “per evitare le epidemie e le contaminazioni”. Ma come dici spesso anche tu, “non ti preoccupare, non è nulla di grave”.

Allora puffetta mia, ti chiedo scusa perché non vedi tutto questo. Lo senti, ma è così lontano paragonato con questi bambini che vanno a scuola mentre tu resti a casa. Non voglio escluderti dalla vita in società. Non voglio che tu soffra di solitudine. Ma non mi preoccupo per te. Cerchi sempre il contatto. E’ ben lontana la bambina che osservava gli altri giocare e aspettava che tutti siano andati via per fare infine un po’ di scivolo. Sei ormai la prima ad andare a chiedere agli altri di giocare con te. E non è grazie alla scuola. E’ perché hai imparato ad aver fiducia in te stessa, e perché conosci la tua zona di sicurezza. E fidati, presto potrai anche imparare a nuotare, […] a giocare a calcio […]. Sceglierai ciò che ti piace, e ti divertirai. Senza di me. Con altri bambini. E sarò felice di vederti pienamente felice!

Tradotto e adattato da Muslimette
www.alghurabaa-magazine.com

Umm Sumeyya

Sono Aisha, musulmana italiana, 15 anni. Appassionata di scrittura e fotografia, sognatrice e fantasiosa, amo ideare progetti per l'Islam e la comunità musulmana e realizzarli. Sono sempre in compagnia della mia inseparabile penna per annotare pensieri su carta appena mi vengono in mente. Gestisco la sezione giovanile del sito insieme alle altre Fatayat. Leggi anche un altro mio articolo: Caro diario, farò sentire la mia voce

8 pensieri riguardo “No, figlia mia, tu non andrai a scuola

  • 30 dicembre 2016 in 14:48
    Permalink

    assalamo alaikom care sorelle, permettetemi di esprimere il mio parere, ma io non sono d’accordo perchè l’islam è la religione della convivenza, del rispetto , diversità e isolando i nostri figli gli escludiamo dalla vita, io ho due figli maschi e al hamdu lillah hanno già imparato quasi metà corano tra il lavoro della moschea e a casa, e anche nella scuola italiana masha allah sono bravissimi, vi chiedo che cosa perdono i nostri figli o che cosa guadagnano studiando a scuola, e poi avete pensato che quando diventano grandi 10 anni la loro sofferenza perchè saranno dei ragazzi soli non frenquentando nessuno con chi potranno passare i loro momenti liberi, la vita non è fata di solo studio, ma anche di sport e altro in sha allah? baraka allahu fiki

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    • 31 dicembre 2016 in 19:46
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      wa aleikum assalem wa rahmatullah sorella cara, ti ringrazio molto per la tua preziosa testimonianza. wa fiki barakallah!
      MashaAllah per i tuoi figli!! Allahi berik, che Allah li preservi e preservi la tua famiglia!!!
      In realtà scuola a casa non significa affatto isolamento, anzi. Il brano nel post non è di una musulmana, ma di una donna francese non musulmana, che accompagna la figlia in varie attività, sembra che la bambina socializzi senza problemi e abbia delle amichette con cui passare i suoi momenti liberi senza nessun impedimento. E lo stesso vale per i ragazzini musulmani.
      Certo, non è che ci siano poi chissà quante attività halal da far fare ai bambini musulmani residenti nei piccoli centri italiani e ancor meno per le femmine. Però comunque ci si arrangia, proprio come si arrangiano quelli che vanno a scuola, tanto più che non è che si creino tutti questi grandi rapporti positivi a scuola, anzi.
      E parlo per esperienza, perché la mia prima figlia che oggi ha quasi 15 anni, ha frequentato la scuola fino all’età di 9, ma quando la sua appartenenza religiosa ha iniziato ad essere leggermente visibile, anche se non portava ancora il velo in classe, tutte le persone attorno hanno iniziato a cambiare atteggiamento nei suoi confronti fino a “spezzarla dentro”. Non solo doveva sopportare un sottile bullismo da parte soprattutto delle compagne femmine, ma anche un continuo misto di compassione e sfida da parte delle maestre che, non solo non facevano nulla per difenderla dalle compagne, ma, non accettando la nostra scelta di non farle fare musica e di non farla partecipare alle recite, la mettevano loro stesse in situazioni a dir poco imbarazzanti. La ragazza era stressata, tesa… e si sentiva sminuita. E se spesso nemmeno noi adulti non riusciamo a fronteggiare queste sfide a testa alta, perché dovrebbero riuscirci i nostri figli?
      Ovviamente inutile generalizzare, ognuno vive una situazione diversa, però dopo tutti questi anni (sono 5 anni che facciamo scuola a casa e questo è il sesto anno elhamdulilleh) mi sono resa conto che quella decisione che presi quasi di pancia, perché non sopportavo più la mancanza di rispetto che queste maestre mostravano nei nostri confronti e lo stato psicologico di mia figlia, è stata una grande ni’ema, un dono immenso, almeno per me e per la mia famiglia che ne ha solo guadagnato.
      Certo, periodi di solitudine ci sono stati, ma adesso mia figlia sorride, è integra e serena e non ha più nulla di rotto dentro se stessa, nessuno la sminuisce e lei bi idhnilleh sta crescendo forte, almeno spero ehehehh
      Ci sono le cadute, le crisi adolescenziali, le difficoltà pratiche di non avere 5 ore di spiegazione al giorno, di non avere compiti in classe che servono a darti una mossa e tutta una serie di inconvenienti normalissimi che si possono immaginare, ma niente in confronto a quello che stava vivendo in quella scuola.

      Comunque sarebbe bello sapere cosa dicono le ragazze, quelle che vanno a scuola, quelle che ci sono andate ed hanno lasciato o finito e quelle che fanno scuola a casa… Vediamo se qualcuna di loro ha voglia di commentare.

      E magari anche qualche altra mamma…

      Risposta
  • 1 gennaio 2017 in 11:44
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    Certo, periodi di solitudine ci sono stati, ma adesso mia figlia sorride, è integra e serena e non ha più nulla di rotto dentro se stessa, nessuno la sminuisce e lei bi idhnilleh sta crescendo forte, almeno spero ehehehh

    E grazie. E´ sempre sola.
    Le maestre potrebbero aver sbagliato ma anche impedirle di fare musica e di partecipare alle recite suona, come dire, esagerato.
    Ho studenti siriani e afghani e nessun genitore si sogna di impedire loro di partecipare alla vita scolastica (del resto, con cinque o sei figli l´homeschooling diventa difficile).
    Mi raccomando, non pubblicare nemmeno questo commento.

    Risposta
  • 1 gennaio 2017 in 18:37
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    As salam alaykum wa rahmatullahi wa barakatuh carissima ukhti e jazakAllahu khayran per darci la possibilità di confrontarci. Sinceramente io sono nuova alla home schooling, sono ancora agli inizi, però posso comunque dirti quello che mi ha portato a prendere questa decisione. Innanzitutto ne sono venuta a conoscenza attraverso sorelle che già la praticavano e che mashAllah hanno incominciato a raccoglierne i frutti, che Allah benedica loro e le loro famiglie! Ritornando a me non ne potevo più di mandare i miei figli a scuola. Premetto che io vivo a Londra dove c’è una certa cultura della diversità e anche una maggior presenza di musulmani. Sta di fatto che i programmi sono quelli, includono musica, religione, arte e, a un certo punto, anche educazione sessuale! Per quanto questo sia sufficiente, per me, da farmi decidere di ritirarli dalla scuola, non dimentichiamo che i modelli con cui, i nostri bambini, si confrontano ogni giorno sono sempre più lontani dai nostri. Questo genera un conflitto che io vedevo crescere in mio figlio, spesso si isolava perché capiva che era estraneo a quello che gli altri facevano o ai loro comportamenti. E quindi puoi sentirti solo anche stando in mezzo agli altri! La home schooling non è “scuola a casa” come una sorella dice, ma si tratta di un diverso modo di apprendere stando in un contesto in cui ti senti rilassato. Per un approfondimento ci sono qui sul magazine dei bellissimi articoli. Al momento, posso comunque dire che mio figlio (uno dei tre a cui faccio home schooling), sta pian piano liberandosi da quello stress quotidiano che aveva accumulato in un contesto che non amava, non condivideva e non capiva! Perché anche i bambini si chiedono “Mamma perché i miei amici, fratelli musulmani restano in classe quando si imparano le canzoni del Natale, festeggiano compleanni, guardano cartoni con la musica e, e, e….”. Io credo che come mamma e come muslim ho l’obbligo di fare del mio meglio per cercare, con l’aiuto di Allah azza wa jalla, di dare una buona educazione islamica ai miei figli, e questo non riesco a conciliarlo stando in contatto con il mondo dei miscredenti. E che Allah ci faciliti e ci guidi, amin!

    Risposta
  • 2 gennaio 2017 in 11:44
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    Assalamu alaykum wa rahmatuLlah wa barakatuh
    Ci terrei a raccontare la mia esperienza, perché ho trovato la lettera di questa mamma molto vera e profonda e vorrei allo stesso tempo chiarire molte cose che normalmente rimangono punti dubbi sulla scuola a casa.
    Frequento la seconda superiore, da privatista, e non vado a scuola ormai dall’inizio della quinta elementare. All’epoca non ero pienamente cosciente di ciò che mi succedeva a scuola. Di fatto però non avevo nessuna vera amica, pur essendo socievole e parlando con tutti, e venivo trascinata da ciò che facevano i miei compagni anche se dentro non avevo niente di contrario a quello che mi insegnavano i miei genitori, cioè l’Islam. Non volevo portare il velo, ma non perché non mi piacesse, ma perché mi vergognavo di farmi vedere così come ero dagli altri, che facevano a gara a chi avesse più accessori alla moda (e io ero sempre la svantaggiata…)
    I miei genitori mi ritirarono da scuola, e anche se mi mancava la mia classe, mi accorsi che era stata una grande cosa per me e fui d’accordo. Il primo anno, restando sempre in quella città, mi resi anche conto che effettivamente nessuna delle “amiche” che avevo si preoccupò di rimanere in contatto con me, e quindi rimasi quasi sola se non per la scuola di arabo che frequentavo la domenica. Poi cambiammo città e ci trasferimmo proprio davanti alla casa di un’amica che avevo conosciuto alla scuola di arabo, e da lì non ho più avuto problemi di solitudine, anzi! Anche se in seguito la mia amica andò a vivere in Algeria, dopo il primo periodo un po’ sola ripresi una vita normale. Oggi non vado a scuola, ho amiche con cui mi sento, che mi vengono a trovare o che vado a trovare, sia musulmane (per la maggior parte) che non, frequento le moschee, organizzo progetti con le sorelle, sia online che offline, faccio sport, il tutto nella tranquillità dello studio a casa, con la giusta dose di socializzazione e la giusta dose di tempo per me. E con l’aiuto di Allah va tutto benissimo, anche se ci sono momenti in cui magari vorrei essere un po’ più organizzata, perché studio quasi tutte le materie “di testa mia”, mi assegno i compiti da sola e mi faccio i programmi da sola, e credo che questo anche se è difficile mi responsabilizzi. Mi piace studiare, per ogni argomento studiato spesso faccio ricerche, ne parliamo in famiglia, ho amiche che aiuto nei compiti e loro aiutano me, penso che la scuola a casa sia il tipo di istruzione che mi calzi a pennello, senza costrizioni e cose prestabilite da persone che non conoscono le nostre esigenze. E non sono sola, conduco una vita attiva e impegnata, alhamdulillah. Sono come altre adolescenti che hanno esperienze positive, negative, conoscono persone belle e brutte, però sono davvero serena e positiva per il mio presente e il mio futuro, spero di poter aiutare le altre ragazze che sono interessate alla scuola a casa. In shaa’ Allah.
    Umm Ismail, mi è piaciuta moltissimo la tua definizione di homeschooling!! Infatti non è “non istruirsi” o “non imparare a socializzare”, ora sembra che si possa crescere solo a scuola, ma in realtà per anni non è stato così e se si ha il modo di istruirsi non andando a scuola è ancora meglio!
    Aspetto di leggere altri commenti e scusate tutte per il papiro
    Aisha

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  • 6 gennaio 2017 in 18:06
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    Bismillah al Rahman al Rahim
    subhanallah, abbiamo sette figli e nessuno di loro è mai andato a scuola, eccetto il più grande che ha frequentato saltuariamente una scuola preparatoria a 4 e 5 anni in Pakistan.
    Non è un scelta sempre facile, richiede molto impegno, e c’è sicuramente la preoccupazione forte di rendere i propri figli capaci di socializzare con altri coetanei e anche di vivere correttamente nella società.
    Tuttavia, anch’io sono pienamente convinta di questa scelta, insha’a Llah.
    Perché la scuola non è solo un luogo di socializzazione, è soprattutto un luogo dove – che lo accettiamo o meno, i bambini e le bambine vengono istruiti ad adattarsi al modello unico che la società di riferimento vuole, sia essa italiana, inglese o pakistana, etc.. Nessuno ha scampo, o impari ad adattarti, o rimani escluso, prima a scuola, poi nel mondo fuori.
    E’ difficile, trovare una scuola con modelli educativi diversificati per ogni bambino/a. Sono scuole esclusive e costose, private, con pochi bambini. La scuola normale, pubblica e privata, non può permettersi questo lusso.
    Come musulmani, noi genitori non possiamo accettare questo adattamento, che implica una forte perdita dei valori dell’Islam, o una grande sofferenza per i nostri figli, che oltre a rimanere emarginati a scuola, non hanno più il tempo di recuperare lo studio sano delle materie di questo mondo e lo studio che mira alla conoscenza più alta.
    Alla sorella Maria Grazia, vorrei dire che capisco la sua esperienza, conosco famiglie che hanno mandato i loro figli a scuola, e non hanno perso la fede, ma personalmente non mi sono sentita in grado di reggere le profonde contraddizioni e le lotte che questo richiede.
    Spero insha’a Llah che la homeschooling aiuti i nostri figli a crescere forti, e a non cedere all’imitazione degli altri, ma di relazionarsi con loro con la consapevolezza di essere in grado di scegliere da soli, con senso critico.
    Che Allah ci protegga e ci guidi al meglio. Amin.

    Risposta
  • 7 gennaio 2017 in 12:21
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    Assalamu alaikum, ma shaa Allah un articolo molto interessante.
    Qui nessuna cerca di sminuire l’altra, ci stiamo solo confrontando e chiediamo ad Allah Subhanahu wa Ta’ala di guidare tutte noi e le nostre famiglie fino alla fine. I nostri figli sono una grande responsabilità di fronte ad Allah e ognuna fa la scelta che ritiene più opportuna.
    Anche noi facciamo homeschooling alhamdulillah. Abbiamo provato con la scuola per 3 anni ma non ha funzionato per tanti motivi. Alhamdulillah, non rimanderei mai e poi mai i miei figli a scuola.
    Sorrido sempre quando leggo della socializzazione, i miei figli stanno socializzando ora più di quanto lo facessero negli anni scolastici. La socializzazione non avviene SOLO all’interno del sistema scolastico.
    Ripeto che nessuna vuole sminuire l’altra qui e se ci sono sorelle che scelgono e sono felici di mandare i propri figli a scuola, che Allah faciliti loro e noi.

    Un abbraccio forte akhawaat

    Risposta

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