Storia di una conversione vista da fuori, un momento unico

Sono nata in una famiglia italiana, ma essendo musulmana dalla nascita (i miei genitori sono entrambi ritornati all’Islam) non so tutto ciò che si prova nel momento in cui si accetta la religione. Mia mamma mi ha sempre descritto con grande emozione i sentimenti che iniziarono a farsi spazio nel suo cuore nel momento in cui lesse per la prima volta il Corano; tante ragazze italiane che conosco, diventate musulmane per scelta, arrossivano raccontandomi il giorno in cui scoprirono l’amore per l’Islam pronunciando la testimonianza di fede, la shahada. Un cambiamento totale, una grandissima sensazione di sollievo e felicità, finalmente felicità, felicità dopo aver cercato a lungo, dopo tanti sacrifici, esauste dell’inseguimento di una vita che alla fine non appaga. Io ho sempre letto e ascoltato storie così, provenienti dai quattro angoli del mondo.

Sebbene nella mia zona si siano convertiti in molti, in questi anni non ho mai assistito al momento in cui si diventa musulmani. Quel momento in cui in moschea, circondati da sorelle che ci guardano emozionate, si balbettano seguendo la voce dell’Imam le prime parole: Ashadu an laa Ilaha illaLlah, testimonio che non c’è vero Dio all’infuori di Allah, wa anna Muhammadan RasuluLLah, e che Muhammad è il Messaggero di Allah. Ed è subito un coro di lacrime, non si capisce più nulla, abbracci, benvenuta sorella, che Dio ti benedica, regali, fiori, sorrisi, risate, affetto. Me ne hanno raccontate tante di storie, sul giorno della loro conversione, me ne hanno descritte tante di emozioni, con gli occhi brillanti.

Ma non ho avuto l’occasione di assistere ad un momento così importante nella vita di ogni musulmano ritornato fino a quest’estate. Era Ramadan, un giorno qualsiasi ma in un mese speciale, e mio padre ci aveva detto che nella moschea della città accanto, quella sera, avrebbe pronunciato la shahada una donna italiana. Noi andiamo sempre in un tendone all’aperto in una piccola città vicino a quella in cui abitiamo, a Ramadan, per le preghiere notturne. E’ sempre bello essere lì: non siamo tantissimi ma stiamo bene insieme, si prega, si chiacchiera, a volte si cena. Ho conosciuto persone meravigliose con le quali ho stretto legami duraturi sotto quelle stelle, durante il mese del digiuno. Quella sera sarei andata invece in un altro posto a pregare, al chiuso, ma sempre con la stessa atmosfera. Ci sarebbero state Firdaws e Kawtar, quasi sicuramente anche Sanaa e, perché no, Lubna. Ed ero proprio curiosa di conoscere la donna che proprio quella sera sarebbe entrata nell’Islam.

Appena arrivata nel centro, nella sala di preghiera c’erano già tutte le ragazze e in giro c’era un gran daffare. Entrai in un’altra stanza e notai subito una donna con una tunica e un velo neri, seduta in un angolo e circondata da tante curiose che le facevano una domanda dopo l’altra. Lei era in evidente imbarazzo pur sorridendo a tutte. Poteva essere sulla trentina o quarantina; capimmo subito che era italiana e così mia mamma le si avvicinò per parlarle, le disse di essere italiana anche lei, mi presentò e poi forse la donna le raccontò come mai volesse convertirsi. Dico “forse” perché io non seguii la conversazione; infatti allo stesso tempo Lubna mi parlava dei regali che altre ragazze avevano portato per quella signora, sua madre serviva il tè, un’altra portava i datteri e l’acqua, le bambine giocavano e Sanaa raccontava qualcosa sulla scuola che non avevo nemmeno capito bene.

L’essenziale è che qualche minuto dopo delle ragazzine vennero con un microfono e in tutta la stanza si smise di chiacchierare, lasciando il posto a vari sussurrii sommessi e sorrisini… La donna con cui mia madre aveva parlato fino a qualche minuto prima appariva visibilmente emozionata e penso che lo divenne ancora di più quando le fu consegnato il microfono e tutte la guardarono, aspettando ciò che avrebbe detto.

Dalla parte degli uomini prese la parola l’Imam, che disse qualcosa su ciò che stava per succedere. Nella stanza oltre la voce che usciva dall’altoparlante c’era un grande silenzio, interrotto dai bambini con le loro risatine e da qualche mormorio. La donna teneva in mano il suo microfono aspettando il momento più bello in trepidazione, dicendo solo un “sì” ogni tanto. E il momento più bello arrivò.

L’Imam disse: “Ash-hadu”. Con un sorriso tremante, la donna ripeté: “Ash-hadu”.

Trattenevamo l’emozione.

An laa Ilaha” “An laa Ilaha

IllaLlah” “IllaLlah

Wa anna Muhammadan” “Wa anna Muhammadan

RasuluLlah” “RasuluLlah

Lubna, di fianco a me, mi sussurrò nell’orecchio: “E’ la cosa più bella che abbia mai visto…”

L’Imam riprese: “Testimonio che non vi è divinità all’infuori di Allah”.

“Sì, testimonio che non vi è divinità all’infuori di Allah”. La voce della donna, della nostra nuova sorella, era carica di forte emozione, ma allo stesso tempo decisa.

“E che Muhammad è il Messaggero di Allah” “E che Muhammad è il Messaggero di Allah”…

Le donne attorno a noi, commosse, esclamarono istintivamente: “Allahu Akbar!” e così pure gli uomini che avevano seguito tutto dall’altoparlante. L’Imam cercò di calmare il chiasso e forse disse qualcos’altro. Non ricordo bene cosa successe in quell’attimo così sorprendente. Mia mamma abbracciò la sorella e le fece gli auguri, seguita dalle altre. Mi feci timidamente avanti anch’io, e così le ragazze, che ripetevano in continuazione “E’ stato bellissimo!!” “Wow, che cosa stupenda!!” “Un momento meraviglioso!”…

Alcune si fecero avanti con i bouquet di fiori che avevano portato, la sorella era commossa e ricordo che fosse davvero rossa in viso, forse le era scappata qualche lacrima. Sorrideva tantissimo, a tutte, e tutte sorridevano a lei. Non ricordo molti dettagli di quella sera, a dire il vero, e non ricordo quello che successe poi, dopo che le risate si spensero e prima che tutta la città si addormentasse. So solo che fu una serata memorabile, che lasciò un nuovo cuore rinato, come una stella che si accenda.

Una piccola sera, in cui accadde una piccola cosa, che succede in modo quasi identico almeno altre decine di volte ogni settimana nel mondo e con altre persone completamente diverse. Un piccolo momento speciale in una piccola città il cui nome non dice nulla di speciale. Un piccolo momento in cui, davanti ai miei occhi affascinati, è cambiato totalmente il destino di una vita. In meglio. In shaa’Allah.

Umm Sumeyya
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Umm Sumeyya

Sono Aisha, musulmana italiana, 15 anni. Appassionata di scrittura e fotografia, sognatrice e fantasiosa, amo ideare progetti per l'Islam e la comunità musulmana e realizzarli. Sono sempre in compagnia della mia inseparabile penna per annotare pensieri su carta appena mi vengono in mente. Gestisco la sezione giovanile del sito insieme alle altre Fatayat. Leggi anche un altro mio articolo: Caro diario, farò sentire la mia voce

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